Pier Giuliano Cecchi

La storia dei Doppi per la Madonna del Molino

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Tempo addietro pubblicai nel libro “Barga al suono delle campane” di Maria Vittoria Stefani, edito nel 2001, un mio studio storico sull’antica Festa dell’Immacolata Concezione a Barga, alla quale i Barghigiani nel corso dei primi anni del 1500 abbinarono culturalmente l’antica immagine in stile bizantino del Madonna del Molino, con sé portante il ricordo del miracolo della sua sudorazione che avvenne nel 1512, quando era conservata presso il Molino di S. Cristofano (dall’edificio il nome della Madonna) allora ubicato rispetto a Barga al di là della Corsonna nella zona di S.Maria.

In Barga è tradizione consolidata che il culto della Concezione, per quanto si è detto sopra, risalga proprio a quel 1512 del miracolo della Madonna del Molino, così anch’io nello studio testé ricordato, sia pur ponendo il dubbio che fosse più antico, mi attenni nella ricerca a indagare il XVI secolo. Ma dopo l’uscita del libro, seguendo la mia passione per la ricerca ho potuto riscontrare sui documenti che il dubbio che mi ero posto corrispondeva al vero.

Infatti mi venne alla mano una delibera comunale del  XV secolo che parlava della Festa della Concezione, cioè della sua istituzione quale culto da osservarsi dal popolo di Barga, successiva al tempo in cui il Papa francescano Sisto IV la introdusse in Roma nel 1476 col titolo: “Conceptio Virginis Marie”.

Nello stesso studio che avevo pubblicato indagavo ancora a quando poteva risalire il celebre “Doppio” delle campane del Duomo di Barga, che la sera del 7 dicembre di ogni anno della nostra memoria, per un’ora, dalle 21 alle 22, si distende ad inondare la Valle, così annunciando a tutti i Barghigiani che l’indomani è la festa dell’Immacolata Concezione e contemporaneamente la festa della Madonna del Molino, che i nostri avi elessero a compatrona di Barga con S. Cristofano.

Intanto per iniziare questo presente lavoro vediamo di dare alcune notizie sulla Madonna del Molino e il suo legarsi al culto della Concezione, per poi passare alla descrizione della festa che si fece a Barga nel 1522, in cui vedremo che ci sono dei riferimenti ai “Doppi” delle campane del Duomo per la festa dell’8 dicembre.

La prima notizia sulla nostra Madonna del Molino, direi fondamentale per il suo preciso contenuto, ce la fornisce il pievano di Barga Jacopo Manni nel suo memoriale manoscritto conservato presso l’archivio della Propositura di Barga. Infatti, è tra quei ricordi che si annota il miracoloso evento della sudorazione dell’immagine e il suo processionale trasferimento nella Pieve di Barga.

Quel manoscritto di non facile lettura, oltremodo importante e interessante per la nostra storia, grazie alla grande passione per la storia di Barga del proposto Mons. Alfredo Baroni, il quale affidò la cura della trascrizione allo storico don Lorenzo Angelini, dal 1971 è stampato in un libro a cui fu dato il titolo: “Il Memoriale di Jacopo Manni da Soraggio pievano di Barga (1487 – 1530)”.

Stralciamo dal libro quanto annotò il Manni nel suo memoriale: “Della Conceptione di pieve. Domenica proxima cioè a dì 5 settembre 1512 una certa ymagine antiqua dipinta in tavola che era qui a Bargha al molino di San Christofano si vidde sudare più volte da qualunque vi andò et sequitò così dù o tre giorni per modo che mossi da questo miraculo poi il dì della Natività della Donna ci andammo con tutto il clero et il popolo et arechamola dentro Bargha alla pieve processionalmente; a Lei piaccia et al suo Figliolo che non ci dimostri qualche flagello”.

Dall’intestazione della memoria vediamo chiaramente che la Madonna tratta nel 1512 dal Molino di S. Cristofano (edificio di proprietà dell’omonima Opera che sovrintendeva al Duomo) è da subito consacrata al culto della Concezione: “Della Conceptione di Pieve”, ovviamente portando con sé il ricordo dell’avvenuto miracolo.

Senz’altro inizialmente l’ idea religiosa era quella di festeggiare l’ Immagine e il miracolo l’ 8 settembre, una delle feste annuali della Madonna, così come prospetta la scelta del 5 settembre per trasferire nel Duomo la miracolosa immagine; ma poi fu spostata al giorno 8 dicembre.

Curiosamente, e pare una conferma alla nostra asserzione circa il dubbio di quando festeggiare la Madonna del Molino, troviamo tra le delibere del Comune che il 7 dicembre del 1528 i Consoli deliberarono uno stanziamento di 1 Ducato d’Oro Largo per la “Festa di nostra Donna di settembre”: “…li Consoli che domane a li 8 /o/ la festa della Conceptione di nostra Donna Gloriosa e per non mancare della solita et annuale devotione…”, ecc. Da quanto detto, proprio per quel settembre scritto nella delibera, possiamo rilevare che nei Barghigiani rimase per un certo periodo il dubbio di quando festeggiare la Madonna del Molino: l’ 8 settembre oppure l’ 8 dicembre?; poi decidendo per la festa più suggestiva – fortemente voluta dalla Chiesa – e per la quale il Comune aveva deliberato nel 1522 che si facesse festa come fosse giorno di Pasqua, deliberazione che ritennero di dover riconfermare il 3 febbraio 1526: “Confermatione della devotione di Barga della Conceptione di nostra Donna…”, forse ripetuta per la scarsa osservanza del popolo.

Si è usato il termine forse alla scarsa osservanza del popolo perché ci sono dubbi che non partecipasse alla festa della Concezione, per il semplice motivo che si era stabilito una multa a chi non si fosse attenuto a quanto deliberato: dieci soldi per ogni uomo o donna e venti soldi per ogni bestia da lavoro. Ricordiamo che le multe erano temutissime, perché un terzo del loro ammontare andava alla spia, salvaguardata per legge dal segreto d’ufficio. Quindi parrebbe che l’ inghippo della scarsa osservanza sia da addebitarsi ad altre cause e ai livelli superiori e non mancano indizi a quanto si è asserito. Infatti sorse in quegli anni una diatriba tra l’Opera di S. Cristofano e il pievano Manni per la proprietà della miracolosa immagine. L’ Opera la pensava sua perché tratta da un mulino di sua proprietà ed accusò il pievano di essersene impossessato col porla sopra l’altare maggiore del Duomo. (l’altare Maggiore del Duomo, a differenza di tutti gli altri altari, era di diretta spettanza della Pieve).

Intervenne allora il Comune con tutta la sua autorità e, dato che l’Opera era un ente di sua diretta competenza, decise il 13 aprile del 1522 di porre l’Immagine all’altare che stava costruendo lo stesso Comune in onore di S. Giuseppe: “Mencho di Bartolomeo Diversi, uno deli spectabili Consoli levatosi in piè con animo di consigliare con licentia del presente Sig. Potestà, ateso ala provixione facta della osservantia dela solenità et festa del beato Sancto Josef et lordine dato dal padre predicator di far una compagnia et uno altar del beato Sancto Josef et la Madonna che hè in Pieve che se dice La Madonna dal Mulino….”.

La questione fu risolta con la delibera? Pare proprio di no, perché ci accorgiamo che in una successiva delibera del 21 aprile 1522 si ripete: “…I nello altare del beato Sancto Joseph da farsi se abbia a commettere la Madonna se dice quella dal Mulino…”.

Passa più di un anno e vediamo che l’ 8 novembre del 1523 siamo sempre a ripetere che all’altare di S. Giuseppe “…Si ci abbia a mettere et collocare la imagine della nostra Donna Vergine Maria che si levò dal Mulino dell’Opera di S.Cristofano…”.

La questione si protrasse ancora per un poco di tempo, sino a quando l’altare di S. Giuseppe non fu ultimato e la Madonna del Molino fu posta a quell’altare del Comune di Barga, così com’è attualmente, cioè, nel quadro su tavola che ancora oggi si vede in Duomo alla cappella della Concezione, il quale raffigura S. Giuseppe, S. Rocco e S. Arsenio, protettori della Barga cinquecentesca che è raffigurata sullo sfondo, fu lasciata una finestrella per accogliere la miracolosa immagine della Madonna.

Certamente la precedente controversia tra l’Opera e il pievano Manni, con l’ intervento del Comune, non agevolò il culto pubblico dell’Immagine e della Concezione. Quando ci sono dei problemi è bene starsene buoni e il più possibile alla larga, aspettando che intervenga una risoluzione che agevoli il tutto.

In questa ottica il Comune non si era fatto certamente attendere perché era intervenuto nel 1522 col nominare per la Quaresima di quell’anno un “predicatore” il quale convincesse i disputanti circa l’utilità dell’istituzione nel Duomo di un altare a S. Giuseppe in cui si doveva collocare la Madonna del Molino, il tutto da consegnarsi ad una compagnia fondata allo scopo, cosicché tra i due litiganti: Opera e Pievano, come sempre vinse il terzo, cioè la nuova compagnia di S. Giuseppe, la quale era pur sempre direttamente sottoposta al Comune di Barga: “…e che li operai habiano a renonptiar a detta compagnia ogni ragione havesse l’Opera in detta Madonna et così il Piovano”.

Ma al di là della bega sulla padronanza della sacra immagine, quella necessità da parte del Comune di prendere nel 1522 una forte posizione circa la devozione che si doveva prestare alla Concezione a dieci anni dalla miracolosa sudorazione della Madonna del Molino, e pensando alla prima delibera adottata in tal senso sul finire del XV secolo, ci fa capire che la festa stentava a procedere e non era ancora entrata nei piani alti dei Barghigiani. Però, specialmente dopo che si risolse la questione del possesso della Madonna del Molino, il pensato e attuato abbinamento della stessa Immagine e del ricordo del suo miracolo al giorno 8 dicembre inizia a produrre i suoi effetti e a prendere lentamente un suo spazio ben definito nelle coscienze. Quindi resta da rilevare che l’aver congiunto alla festa della Concezione un’ immagine così suggestiva fu un’ idea geniale, i cui frutti si notano ancora oggi nell’attaccamento dei Barghigiani alla festa dell’Immacolata Concezione, che sentono maggiormente viva grazie alla loro devozione alla Madonna del Molino e al ricordo del suo miracolo.

Ma di questo 1522 va detto ancora, e non è poco, che fu un anno di peste, tanto grave da costringere il Comune a chiudere temporaneamente nel settembre “l’osteria et albergo dalla Fornace di Barga” retti da Antonio Simoni, costringendo i barghigiani a non avere contatti con i forestieri e parimenti i forestieri a tenersi lontani da Barga. Si misero pure le guardie alle porte di Barga e si adottarono altre misure restrittive. Una situazione che mise in crisi specialmente i frati di S.Francesco, i quali vivevano delle questue che facevano nei vari paesi della Valle, tanto da far decidere il Comune a concedergli un sussidio di 6 ducati d’oro larghi per consentirgli di provvedere al loro sostentamento, dato che a Barga stessa, per la carestia del momento, non c’era da accattare cosa alcuna. La peste era nello Stato di Lucca e specialmente nella città, e a quei vetturali barghigiani che avevano il permesso di recarsi a Pisa a prelevare il grano o per i commerci (Pisa era la città fiorentina a cui si riferiva Barga), nel passaggio da Lucca si dette la dritta, anzi l’obbligo, di transitare per la via di “Librafacta”, ossia Ripafratta, e nessuna altra via, con l’aggiunta che dal Podestà di Ripafratta dovevano farsi firmare una fede del loro passaggio, perché senza quella firma non potevano far ritorno a Barga e neppure nel suo contado.

Come in ogni tempo di allora, dato lo scarso ausilio della scienza medica, ogni popolo ricorreva all’ausilio dei Santi e nel giungere le mani sperava nella loro intercessione presso l’Idio affinché potessero uscire indenni da ogni male. Però anche i Santi avevano il loro costo, che consisteva nella piena devozione a loro dell’invocante. Ecco allora che i popoli se li tenevano vicini dedicandogli chiese, oratori, altari, immagini, statue, feste, processioni, ecc. Cosicché anche a Barga in quell’anno di peste, come detto, si cercò la benevolenza di S. Giuseppe dedicandogli un altare in Duomo. Senz’altro si tornò a pregare anche S.Rocco, S.Sebastiano, S.Cristofano e tutti quei Santi ritenuti utili a scongiurare il contagio dalla peste.

In questo stato delle cose del 1522, consapevoli che sarebbe venuta anche la festa della Concezione, non poteva essere trascurato l’abbinato miracolo della sudorazione della Madonna del Molino di dieci anni prima, del 1512, e che il pievano Manni aveva fermato nel suo memoriale con delle parole, che divulgate sicuramente anche da qualche altare, ora venivano ricordate e pensate vaticinanti: “A lei piaccia et al suo figliolo che non ci dimostri qualche flagello”. Quindi per scongiurare quel flagello, che ora aveva il sembiante della peste, era bene tenersi vicino anche l’ausilio della Madonna del Molino che reca in braccio il carezzante Figlio, decidendo di metterla all’altare di S. Giuseppe, cioè di suo marito, così ridandogli tutta quella dignità di presenza nel Duomo a comporre la Sacra Famiglia, altrimenti avrebbe potuto aversene a male e sottovalutare le invocazioni di aiuto del popolo, affinché, anche con la sua autorevole intercessione presso l’Altissimo, fosse libero dal mal contagio.

Ma vediamo ora quanto fece il Comune in quel 1522 per convincere tutti i Barghigiani a festeggiare la Concezione, dando spazio ai documenti e dicendo che è qui che ritroviamo per la prima volta il suono dei “Doppi”, anche se non è descritto quando avvenissero temporalmente.

 

Die 6 decenbris 1522

 

Convocati et congregati et insieme coadunati li presenti Sigg. Consoli della Terra di Barga(………) per loro solepne partito (……..) deliberorno che domani che saremo a dì 7 del presente mese si faccia Consiglio con le infrascripte proposte et prima:

Che in decto Consiglio si possa consigliare et provedere di honorare la festa della Conceptione di nostra Donna (……..).

 

Die 7 decenbris 1522

 

Convocato congregato et insieme coadunato el pubblico et generale Consiglio (…).

Augustino Nutini uno del numero de Defensori levatosi in piè con anima di consigliare consigliando sopra la prima proposta disse et consigliò che allui pareva che domani che è la festa della Conceptione della Gloriosa Vergine Maria et ogni anno per dicta festa per lo advenire si debba per la Comunità di Barga et per li homini di dicto Comune di Barga festare come se fusse giorno di Pasqua solepne et che qualunche non festasse dicta festa et lavorassi in alcuni lavori in tal dì sintenda per virtù della presente provisione condannato in soldi X di boni per ciascheduno homo o/ donna et in soldi XX per qualunche bestia di boni – missa finalmente dicta provisione a partito fu vinta et obtenuta per fave 27 nere per lo sì, nissuna in contrario per lo no.

 

Subito a seguire intervenne ancora Augustino Nutini:

 

Item per dicto suprascripto Augustino consultore disse et consigliò che ai presenti Sig.ri Consoli et quelli che per lo advenire in tal giorno saranno habino potestà autorità et balia quanto ha tucto el Consiglio Generale della Terra di barga di poter spendere di denari di decto Comune in fare dir Messe … frati della Terra di Barga ad honore et laude di decta Conceptione et far fare la processione et comprare cera per la dicta Messa et ogni altra cosa siccome parrà e piacerà a Sig.ri Consoli per lo tempo existenti in honore et laude di decta festa et tucta quella quantità di denari che sarà spesa o/ deliberato di spendere in honore della festa di Conceptione per li Sig.ri Consoli della terra di Barga, il camerlingo generale possa pagare di denari di dicto Comune senza altro stantiamento del Consiglio ma solo con lo partito de prefati Sig.ri Consoli nel tempo existenti.

Finalmente missa a partito decta provisione fu vinta et obtenuta per fave XXVII nere per lo si, nissuna obstante in contrario.

 

La delibera adottata fu subito necessaria il giorno seguente, festa della Concezione, anzi fu certamente voluta per far fronte alle spese che elencheremo e che videro impegnati i Consoli nella loro deliberazione.

 

Die 8 dicenbris 1522

 

Congregati et in numero sufficiente coadunati li Sig.ri Consoli della Terra di Barga nel loco della loro solita residentia stantiorno le infrascripte quantità di denari agli sacerdoti et homini per causa et conto della festa Conceptione di Nostra Donna per una autorità data a Sig. Consoli come a parte in questo c.76. (n.d.r. – c.76 è il numero della pagina e si tratta di quella che contiene la delibera precedente).

 

Al Piovano della pieve di Barga  Soldi 8

A M° Ambrogio priore del convento di S.Agustino di Barga s.  8

A prete Cristofano d’Angeli s. 6

A prete Paulo Manni s. 6

A prete Francesco Carletti s. 6

A prete Nicoli s. 6

A prete Ginmignano di Damiano s. 4

A frate Agustino di Gian Petro s. 6

A frati di Sancto Francesco di Barga £ 2 s. 4

Alli Operai dell’Opera di Sancto Cristofano per cera data

per honorare la suprascripta festa della Conceptione £ 3 s. 4

A presenti campanai per li doppi facti S. 4

Le quali soprascripte XI parti furno stantiate per li soprascripti Sig.ri Consoli per loro fave 4 nere per lo si, due obstante non obstante.

 

Come visto non si dice espressamente quando si suonassero i “Doppi” e, nell’incertezza, chissà che non se ne sia fatto uno la sera del 7 dicembre?

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2 Comments on "La storia dei Doppi per la Madonna del Molino"

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Giuseppe Luti
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“Come visto non si dice espressamente quando suonasero i “doppi” e, nell’incertezza, chissà che non se ne sia fatto uno la sera del 7 dicembre?” dice l’autore.
Ma sinceramente, è così importante sapere ciò e perchè?
E poi, perchè si chiamano “doppi” e non “tripli” visto che si suonano tre campane?
Questo mio commento un po’ frivolo ed ironico (in senso positivo) non vuole inficiare minimamente le notizie storico-culturali in esso insite.
Luti Giuseppe

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