Nazareno Giusti

Musetti racconta la straordinaria esperienza della spedizione Bhutan 2011

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“C’è un tempo per pescare e un tempo per asciugare le reti” dice un vecchio proverbio cinese. Mentre asciugano le reti si ha il tempo il tempo di riflettere su come è andata la pesca.

Danilo Musetti asciuga le sue reti al timido sole di questo fine dicembre al Sillico. Sono due mesi che è tornato dalla sua spedizione, patrocinata dal CAI Garfagnana, in Bhutan “l’ultimo regno himalayano” che barganews.com ha seguito passo per passo e ci è sembrato giusto scambiare due chiacchiere con lui sulle impressioni di quei giorni passati sulle vette del mondo.

Come è andata questo “Bhutan 2011”?
Lo Snowman Trekking è considerato da molti uno dei trekking più impegnativi e belli al mondo. La combinazione di lunghezza del percorso, quote raggiunte, presenza di neve sui passi e condizioni meteorologiche imprevedibili, rendono la traversata del leggendario regno del Bhutan una vera sfida, una delle ultime avventure, e così è stata anche questa volta, un’esperienza eccitante ed indimenticabile per tutti i componenti la spedizione. A causa delle difficoltà del percorso era stato richiesto che tutti i partecipanti avessero una buona esperienza, con un curriculum personale piuttosto ampio di trekking in alta quota ed in regioni remote. Era necessaria una condizione psico-fisica eccellente e una notevole determinazione. Tutti i membri del gruppo si sono preparati scrupolosamente e questo è stato determinante per il successo della spedizione. Durante queste lunghe traversate in alta quota anche un piccolo problema può diventare ingestibile, il problema di una persona ovviamente diventa il problema di tutto il gruppo. E’ questa la vera difficoltà nell’affrontare un itinerario così lungo ed impegnativo con un gruppo piuttosto numeroso di compagni, tanto difficile quanto farlo in solitaria, senza il supporto di alcun compagno.
Il nostro itinerario in numeri: 25 giorni di cammino per un itinerario di 343 km, attraverso 14 passi in quota, il più a alto a 5385 mt, dislivello in salita complessivo 17220 mt.

Nei giorni in cui eravate in Bhutan è avvenuto il matrimonio tra il quinto re del Bhutan Jigme Khesar Namgyel Wangchuck e Jetsun Pema, di origini borghesi. Avete assistito ai festeggiamenti?
No perchè il matrimonio reale è avvenuto il 13 ottobre, data in cui eravamo spersi tra le montagne: sappiamo però che ci sono stati tre giorni di grandi festeggiamenti.

Qual’è stato il momento più difficile, quale il più bello?
Ho fatto questa domanda ai miei compagni di viaggio davanti ad una tazza di the una volta arrivati all’ultimo campo tendato dell’itinerario. Ognuno ha avuto un suo momento alto ed un momento basso durante il cammino, quando si viaggia a piedi si ha infatti  il tempo di elaborare le informazioni che arrivano da ciò che ti circonda. Nella vita quotidiana siamo invece capaci di restare indifferenti a molte cose che diamo ormai per scontate, mi riferisco alle comodità a cui siamo abituati, al caldo, al cibo, ma siamo anche capaci di restare indifferenti davanti a chi chiede l’elemosina per strada, incapaci di vedere oltre, di capire le ragioni che lo hanno spinto quella persona ad attraversare il mare o le montagne per migliorare le sue condizioni di vita. Quando siamo invece noi ad andare da loro allora tutto si ribalta, ci aspettiamo di essere accolti con entusiasmo e generosità e puntualmente, incredibilmente, ciò accade,  anche da parte di coloro che non ha nulla da condividere se non un fuoco per asciugarti dopo ore di cammino sotto la pioggia.  Quel giorno in una capanna pervasa da fumo ma ristoratrice, per molti di noi, il momento più difficile è coinciso anche con quello più bello.

Soddisfatto del materiale raccolto, cosa ci farai?
La spedizione faceva parte del progetto denominato “Tibet fuori dal Tibet” che, all’inizio del terzo millennio, vuole raccogliere documentare i luoghi dove sopravvivono le tradizioni religiose e culturali tibetane al di fuori dei confini geografici del Tibet. Una documentazione che ha portato nel 2010 alla realizzazione del documentario: “Dolpo, sulle tracce dell’anima”.
In Bhutan ho realizzato, con il contributo dell’amico Massimo Ziino, circa 17 ore di girato che una volta selezionato sarà in grado di essere montato per diverse tipologie di utilizzo. Dal semplice documentario della spedizione all’arricchimento del progetto sulla cultura tibetana di cui il Bhutan è indiscutibile protagonista. Le buone condizione meteo che abbiamo trovato mi hanno permesso di realizzare immagini molto belle di aree montane tra le più remote al mondo. Soprattutto però ho potuto filmare l’incontro, dopo 18 anni, con alcune persone che avevo incontrato durante la mia prima visita nella regione di Laya e del Lunana, incontri molto belli ed emozionanti che mi hanno permesso di consegnare loro alcune fotografie che li ritraevano molti anni più giovani.

Come vi siete trovati con le attrezzature?
Come abbiamo scritto sul blog della spedizione (http://spedizionebhutan.wordpress.com/) abbiamo testato anche alcuni nuovi materiali tecnici di Millet, in particolare scarponi, piumini e sacchi a pelo utilizzati da numerosi dei partecipanti. Già da anni conosciamo la bontà delle attrezzature tecniche Millet che anche questa volta sono state all’altezza della situazione. In questo tipo di esperienze l’abbigliamento è molto importante, le condizioni meteo possono cambiare in modo repentino e passare da temperature ottimali a situazioni proibitive in pochi minuti. In alta quota la notte fa molto freddo ed un buon sacco a pelo permette di riposare, occorre dormire bene ed a lungo per recuperare le forze fisiche e mentali. In caso di abbondanti nevicate gli scarponi devono essere in grado di mantenere i piedi asciutti e devono garantire una protezione elevata alla parte del corpo più sollecitata in un trekking di 25 giorni.

Come vi siete gestiti per quanto riguarda il cibo e l’igiene?
In Bhutan non è possibile muoversi senza il supporto di un operatore locale che si occupa di tutta la logistica relativa al materiale da campo, al cibo ed al loro trasporto lungo l’itinerario. L’alimentazione è una delle cose più delicate e difficili da gestire in questo tipo di esperienze. Se possibile occorre infatti bilanciare l’alimentazione fornita dell’efficientissima cucina da campo con integrazioni alimentari più consone alla dieta mediterranea. Dopo qualche giorno l’onnipresente riso, sempre accompagnato da verdure e patate, nei giorni di festa da formaggio o carne di yak, diventa poco appetibile e si rischia di non ingerire sufficienti calorie. Le scorte di parmigiano, olio di oliva e carne secca hanno quindi di tanto in tanto il menu. E’ chiaro che un’esperienza simile è un ottimo modo per riprendere la linea, in media la perdita di peso per un fisico normale di 80/85 kg varia da 5 a 8 kg. Per l’igiene occorre attrezzarsi con salviette umidificate ed approfittare del mezzo litro di acqua tiepida che viene fornita al mattino e che ciascuno gestisce al meglio. L’acqua dei fiumi è tonificante, ma spesso il rischio di ammalarsi per lavarsi è assolutamente da evitare. Certo che arrivare dopo 22 giorni di cammino a sorgenti di acqua calda come quelle di Dur Tsachu  e potersi immergere in vasche con acqua a 40°,  è un’esperienza che si ricorda a lungo.

Prossimi progetti…
Con la traversata del Bhutan ho raggiunto quota 2000 km a piedi lungo la catena himalayana, nonostante questo mi piacerebbe ripartire domani mattina. I progetti sono molti, dovrei andare in Ladakh, nel nord dell’India per completare le riprese del progetto “Tibet fuori dal Tibet”, al riguardo sto pensando ad un itinerario non nuovo ma sicuramente molto selettivo che prevede di raggiungere alcune isolate vallate dello Zanskar risalendo, in inverno, l’omonimo fiume ghiacciato. Il progetto 2012, sempre in collaborazione con il CAI, poi, è sicuramente la traversata Alto Dolpo- Mustang. Dopo un avvicinamento in elicottero partiremo per un lungo entusiasmante itinerario che attraverserà le valli più a nord dell’Alto Dolpo fino ad arrivare nel regno del Mustang. Toccheremo 3 località visitate nella spedizione 2009 ma per la maggior parte del tempo esploreremo valli ancora più remote di quelle già lontane da tutto filmate due anni orsono.  Un altro viaggio nel tempo in un mondo fragile e prezioso per incontrare la straordinaria forza di quelle genti.

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