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Arti Differenti: intervista con Massimo Salotti

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Massimo Salotti, musicista e digital art maker
“L’uomo è ciò di cui fa esperienza; l’artista fa esperienza solo di ciò ch’egli è.”

Massimo Salotti, da Fornaci di Barga hai portato nel mondo la tua musica riscuotendo grandi consensi. Com’ è nata l’esigenza di dedicarti all’arte digitale ed a vere e proprie istallazioni video- musicali?

Da compositore, musicista e insegnante sono sempre alla ricerca di nuovi linguaggi.
Il linguaggio è ciò che ci permette di arrivare agli altri, di penetrare il guscio esterno che ognuno di noi si crea. Il linguaggio ed il “modo espressivo” sono la cartina di tornasole dell’anima di ognuno di noi.

Lavorando con la musica ho da sempre esplorato nuovi spazi sonori, nuovi codici espressivi, però mai senza perdere il contatto con il rigore e la logica delle forme, degli equilibri.
Quando da ragazzo osservavo le vecchie partiture dei grandi musicisti del Cinquecento, pensavo a quanto la partitura in sé fosse già un’opera d’arte anche senza il suo riscontro sonoro, semplicemente osservando quei punti ordinati con precise regole formali e di stile che si intavolano formando linee e spazi infiniti. Quei segni che si trasformano in grafia-codificata, ma che subito diventavano enigma di interpretazione. L’arte nell’arte.

Con le mie immagini ho voluto congelare il tempo e soffermare il mio obiettivo-creativo proprio nell’attimo precedente a quello in cui la musica prende vita e comincia a “staccarsi dal foglio” di carta, per viaggiare nell’aria. Dove inizia l’arte?

Nella tua già lunga carriera di musicista racconta l’incontro o la collaborazione con un artista che ha lasciato il segno nella tua memoria e nella tua esperienza di artista.

Domanda difficilissima. La mia crescita musicale non ha che il volto di molti cari amici. Artisti che hanno saputo trasformare la mia ammirazione in personale fiducia interiore. Perché ogni artista deve imparare prima di tutto ad amarsi, ancor prima di comprendersi.

Colui che ha stravolto la mia vita musicale è stato senza dubbio il M° Pietro Rigacci, pianista e compositore. Ha saputo cambiare il mio modo di vedere la musica, spostando l’attenzione proprio sul linguaggio, sulla figura intima del compositore, di colui che crea per gli altri.

Ma la mia crescita personale (forse ancor più importante di quella musicale, visto che poi sarà la musica ad attingere proprio da qui) è senza dubbio stata segnata dalla collaborazione con il grande amico Giorgio Berrugi, clarinettista di fama internazionale ed adesso tenore per il Teatro dell’Opera di Dresda. Con lui sono stati anni di faticoso lavoro, di vittorie importanti e soddisfazioni che custodirò per sempre dentro di me. Con lui abbiamo condiviso quasi cinque anni ininterrotti di studio al fianco di artisti come Alessandro Carbonare e Piernarciso Masi. Insegnamenti di vita ancor prima che di musica. Ancora oggi colgo i frutti di quello straordinario periodo vissuto nello stesso “gusto musicale” e nella stessa tensione emotiva per il perfetto. Grazie Giorgio.

Racconta la tua attività per il teatro musicale con la compagnia sperimentale Opera Bazar.

La compagnia sperimentale Opera Bazar, capitanata dal grande M°A.Tarabella, è stata un’occasione formativa in un campo che ancora non conoscevo. Avevo da poco terminato gli studi all’Accademia Internazionale di Imola, quando il M° Tarabella mi contattò per eseguire in anteprima nazionale la sua Opera “Arlecchino Finto Morto”. Da quel giorno sono entrato nel mondo del Teatro. Ho avuto l’occasione di suonare in tutti i Teatri di Tradizione italiani e non, passando dal Teatro Ponchielli di Cremona, al Regio di Torino, dal “Pavarotti” di Modena, al Parco della Musica di Roma … E potrei proseguire per ore. E non solo suonavo (e suono tutt’ora)… Ma ero (e sono) il responsabile musicale di ciò che Opera Bazar produce per il teatro d’avanguardia. Questa Compagnia mi ha fatto crescere al fianco di artisti di livello internazionale, oltre che conoscere alcune delle più belle voci del mondo. Tutto ciò grazie alla fiducia del maestro Tarabella, uno dei pochi musicisti che crede ancora nell’entusiasmo dei giovani e nelle qualità di quest’ultimi.

Hai dei sogni artistici nel cassetto?

I sogni sono il motore creativo della mia vita artistica. Chi l’avrebbe mai detto che un giorno avrei suonato con Katia Ricciarelli, con Andrea Bocelli e con Isa Danieli? Adesso non posso certo fermarmi qui.

Ritieni che la partecipazione e l’entusiasmo della gente verso l’offerta culturale del territorio di Barga sia negli ultimi anni cresciuta?

Da direttore di una scuola di musica non posso che essere testimone di un incremento importante degli iscritti nel settore musicale. C’è bisogno di arte e di cultura e il nostro è un Comune di artisti, in ogni settore: dalla pittura alla scultura, dalla musica alla scrittura.

Ma siamo veramente certi che l’offerta culturale debba per forza attingere da artisti esterni (spesso estranei) al nostro territorio? Perché sempre di più, a livello nazionale, osservo questa sensibilità particolare. Valorizziamo ciò che abbiamo e ciò che gli altri ci invidiano.

Tutto il mondo è paese. Basti pensare a Lucca. Perché la città di Lucca non riesce a vivere solo di Giacomo Puccini?

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