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Arti Differenti: intervista con Nicola Salotti

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Nicola Salotti, pittore

Nicola Salotti, nato a Barga, ti sei laureato all’Accademia delle Belle arti fiorentina con una tesi dal titolo “A forma d’uomo. (Conoscere e riconoscere il volto nelle cose)”. Il titolo suggerisce l’idea di uno studio trasversale, rispetto alle fasi della storia dell’arte, e di un approccio multi – disciplinare. Raccontaci le fasi salienti del tuo lavoro.

Ho deciso di sviluppare questa tesi quando mi sono reso conto che la natura e gli elementi intorno a me mi suggerivano forme che andavano oltre il loro contesto, incuriosito ho iniziato ad approfondire l’argomento trovando queste parole: “L’estro mi spinge a narrare di forme mutare in corpi nuovi. O déi – anche queste trasformazioni furono pure opera vostra – seguite con favore la mia impresa e fate che il mio canto si snodi ininterrotto dalla prima origine del mondo fino ai miei tempi” Ovidio, Metamorfosi.

Con queste parole Ovidio mi ha dato il giusto input per intraprendere il percorso, che poi ha portato a sviluppare una ricerca articolata in diversi campi e in diversi tempi della storia, soprattutto concentrandomi sull’antropologia culturale del simbolo, sulla volontà dell’uomo di auto rappresentarsi e sulla percezione Gestaltica della realtà che ci circonda.

Ultimata la tua formazione pedagogica del settore artistico e data la tua esperienza nell’ambito dell’insegnamento, cosa significa per te poter trasmettere il sapere artistico ad altre persone? In che modo avviene una trasmissione del sapere efficace nelle discipline artistiche applicate?

L’insegnante a parer mio ha una missione.

Diffondere conoscenze, ma soprattutto deve essere capace di trasmettere in chi si trova davanti la passione per la materia di cui si fa portavoce. Le discipline pittoriche hanno come soggetto fondamentale dei propri insegnamenti l’educazione all’immagine, o meglio la grammatica del vedere; essa, come la grammatica lessicale, è fondamentale per chi vuole o deve formulare e progettare composizioni visive che si sviluppano attraverso determinate logiche. Un buon insegnante deve essere capace di attrarre l’attenzione sui temi che propone, e soprattutto, deve saper stimolare la curiosità dei suoi alunni cercando lui stesso di entrare in sintonia comunicativa con loro, “ entrando nel loro mondo” per estrapolarne il meglio e per potenziarne le capacità, nel pieno rispetto delle diversità espressive. Il fulcro del mio modo d’ insegnamento dunque è racchiuso nel  dare un metodo di scelta all’alunno, insegnare a scegliere, per essere liberi di esprimersi.

Racconta la tua partecipazione alla mostra collettiva “Il suono nel segno”, orientata verso un tipo di fruizione “polisensoriale” ed “emozionale”.

La mostra il Suono del segno è stata una collettiva dei vincitori del premio nazionale di pittura Ciuffenna 2010 nel quale ho ricevuto il premio nella categoria giovani emergenti . La mostra organizzata dal Comune di Loro Ciuffenna (AR) e curata dallo storico e critico d’arte Maurizio Vanni già direttore del Lu.C.C.A Museum di Lucca si è svolta nel museo comunale intitolato a Venturino Venturi.

La linea concettuale dell’intera collettiva partiva da un analisi analogica sul presupposto che, da solo, un suono non è in grado di creare una melodia e di interessare l’intero apparato sensoriale dell’individuo: solo con l’unione di più suoni e quindi attraverso una vera e propria melodia, è possibile creare quel ritmo in grado di trasmettere senso di movimento e estasi. Tenendo ben presente che l’arte della nostra contemporaneità parla sempre più di fruizione polisensoriale.

Hai anche studiato in sede di tesi specialistica “Il movimento nella rappresentazione”. Quali sono i tracciati e gli esiti della tua ricerca?

Durante la stesura della mia tesi ho affrontato tematiche pluridisciplinari che spaziavano dalla biologia alla  percezione visiva alla psicologia cognitiva tenendo come linea guida le motivazioni per cui il nostro cervello “legge” determinate forme o linee come se fossero in moto… All’ inizio come molti, credo, pensavo che la rappresentazione del movimento facesse riferimento esclusivamente a tipologie di arti figurative, ma invece addentrandomi nell’argomento ho scoperto piacevolmente che anche nelle composizioni astratte, nel colore esistono prospettive dinamiche dettate esclusivamente sull’impressione percettiva e che ogni colore influisce in modo diverso sulla mente suggerendo atmosfere e sensazioni diverse.

Il “colore” e la “forma” si possono considerare gli elementi guida dei tuoi percorsi artistici?

La mia è un’arte che nasce da scarabocchi, segni che, intensificati, mi permettono di trovare forme e dimensioni che razionalmente non  sarebbe possibile  individuare. Questo caos mi da modo di trovare forme e colori in continua relazione, un gioco tra le parti che entrando in contatto innescano il processo creativo generato da osservazioni, associazioni e sintesi  di colore e forma elementi che poi evolvendosi si articolano in strutture sintattiche che attingono direttamente alle reminiscenze formali dettate dall’inconscio. Questa mia ricerca prende vita dalla volontà di capire il vero funzionamento del pensiero creativo in assenza di controllo esercitato dalla ragione, al di là di ogni preoccupazione estetica o morale.

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