maria elena

Scottish Diaspora Tapestry, ecco i pannelli che raccontano Barga

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Torna l’attenzione sullo “Scottish Diaspora Tapestry”, il lavoro di ricamo che Barga è stata invitata a realizzare per contribuire a un grande progetto lanciato per celebrare, appunto, la diaspora scozzese.

Sono 25 gli stati del mondo coinvolti in questo lavoro, ideato dal Prestomgrange Arts Festival e supportato da altri enti – tra i quali il Governo Scozzese – oltre che da centinaia di ricamatrici e ricamatori e amanti della Scozia a vario titolo.

Al termine del lavoro saranno 27 i pannelli che racconteranno le vicende dell’emigrazione scozzese e saranno esposti durante l’Homecoming 2014.

Per quanto riguarda Barga sono previsti 5 lavori per raccontare il legame tra la nostra comunità e quella scozzese, dei quali uno è già stato completato e spedito (tanto che adesso la sua immagine apre il sito web www.scottishdiasporatapestry.org, il sito ufficiale dell’iniziativa) ed altri due pannelli saranno iniziati a breve:

 

Barga Panel 5 – “The most scottish town in Italy”: Alcuni discendenti di barghigiani sono tornati a vivere a Barga ed hanno aperto ristoranti, bar, gelaterie.

Altri scozzesi, pur non avendo origini italiane, hanno scelto Barga come seconda casa, come il pittore John Bellany. Barga accoglie numerosi visitatori scozzesi, spesso attratti dai bellissimi dintorni e invitati dai diversi festival di musica.

Conosciuta anche come “la città più scozzese d’Italia”, il 60% dei residenti può vantare familiari in Scozia ed ogni anno, nella cittadina vi viene organizzata una festa del Fish and Chips. Bargo-scozzesi famosi sono il cantante Paolo Nutini e il calciatore John Moscaridni.

Barga Panel 4 – La seconda Guerra Mondiale e l’Arandora Star:  quando Mussolini scese in guerra contro la Gran Bretagna, il 10 giugno 1940, gli uomini di origine italiana furono internati perché i loro fratelli stavano servendo le forze alleate.

Circa 18 barghigiani prelevati dal campo di internamento sull’isola di Man persero le loro vite sull’Arandora Star, affondata da un sommergibile tedesco.

A questo proposito  Wanda Bartolomei racconta la storia della sua famiglia: i suoi nonni si sposarono per procura ed i loro quattro figli nacquero sia in Scozia che a Barga; uno di loro lavorava come interprete per l’esercito americano, uno si unì al corpo militare degli esploratori ed il padre di Wanda, Galliano Moscardini, assieme ad un altro fratello furono internati sull’isola di Man.

Suo padre fu selezionato per essere deportato in Canada sull’Arandora Star, ma fortunatamente un altro uomo sì offrì di andare al suo posto, così che potesse rimanere assieme al fratello, permettendogli di scampare alla  tragedia dell’Arandora.

Per ricordare le centinaia di vittime a Glasgow è stato inaugurato uno spazio commemorativo  alla presenza del primo ministro Alex Salmond e dell’Arcivescovo della città Mario Conti, anche lui di origini barghigiane.

La lista incompleta dei barghigiani che persero la vita sull’Arandora Star:

Humbert Alberti di Manchester | Oliviero Agostini di Glasgow | Vincenzo Silvio Bertolini da Glasgow | Ferdinando Biagioni di Glasgow | Giovanni Cosimini di Bellshill | Silvio Da Prato di Glasgow | Nello Ghiloni di Glasgow | Santino Moscardini di Motherwell | Amedeo Poli di Glasgow | Caesar Rocchiccioli di Troon | Giuseppe Togneri di Dumbartonv.

Barga Panel 3 – “They took the low road”: Bruno Sereni, durante la gioventù, passò quattro anni a Glasgow lavorando nei ristoranti aperti dai  connazionali. Poi nel 1938/9 si unì alla brigata Internazionale per combattere nella guerra civile spagnola e nel 1949, rientrato a Barga, fondò il Giornale di Barga, “Voce indipendente di unità ideale con i barghigiani all’estero”. Il figlio di Bruno, Umberto, è stato sindaco di Barga prima dell’attuale, e durante il suo mandato è stato presente alla cerimonia per la nascita del gemellaggio tra Barga e Prestonpans, Cockenzie, Port Seton e Longniddry.

La “Casa d’Italia”, un social club che riuniva i molti italiani a Glasgow, inizialmente fece le veci di un consolato  e nella sede di questa associazione, durata dal 1940 al 1989 si sono celebrati tantissimi matrimoni e incontri tra italo-scozzesi.

Giovanni “Johnny” Moscardini era un bargoscozzese (1897-1985) nato a Falkirk. Combatté con l’esercito italiano durante la Prima Guerra Mondiale e, una volta rientrato a Barga, giocò con la Lucchese e con altri club di serie A fino poi ad essere convocato tra le fila della squadra nazionale. Lo stadio di Barga è intitolato a Johnny Moscardini che, conclusa la sua carriera, si ritirò a vivere a Prestwick in Scozia.

Gli emigrati vivevano in modo davvero frugale e mandavano i soldi a casa per pagare il viaggio dei membri della famiglia o per acquistare terreni in patria. Costruire una villa era infatti segno di successo e di prestigio.

Villa Moorings, costruita nel 1924 da Leonello Castelvecchi, è un buon esempio del successo dei migranti barghigiani e prende il nome dal ristorante “the Moorings”, appunto, che Castelvecchi aprì a Largs nell’Ayrshire.

La lingua, la cultura e l’educazione italiana si mantennero salde tra gli emigrati per le continue visite a “casa”, tanto che spesso i figli della stessa famiglia nascevano sia in Scozia che a Barga. Se i genitori non avevano la possibilità di compiere un viaggio in Italia, i bambini si univano alle altre famiglie in partenza per raggiungere Barga. In quel caso veniva cucita sui loro vestiti un’etichetta recante il loro nome e messa al collo una medaglietta con qualche santo che potesse proteggerli.

Carlo Zambonini racconta come “metà dei bambini passavano del tempo a Barga e gli altri in Scozia, per poi scambiarsi”.

L’emigrazione da Barga verso la Scozia si arrestò quasi completamente dopo la Prima Guerra Mondiale. L’ondata successiva si verificò per un breve periodo verso il 1952, quando boscaioli e contadini barghigiani si trasferirono per lavorare nella tenuta del Duca di Argyll a Inverary, il quale aveva contattato le autorità barghigiane in cerca di mano d’opera specializzata. (Bruno Sereni, They took the low road)

Barga panel 2 – “Siamo figli dei Fish and Chips men”: Bruno Sereni (They took the low road) racconta dei molti barghigiani che si trasferirono in Scozia per avviare business (spesso ambulanti) di gelato o di fish and chips. Molti di loro si stabilirono a Paisley, a Largs o Inverness; altri si stabilirono nella Scozia centrale dove però spesso subirono discriminazioni perché cattolici.

Agli immigrati erano concessi solo lavori umili mentre i commerci erano di appannaggio degli abitanti locali;  questo spinse i barghigiani a mettersi in proprio ed avviare piccole imprese, come gelaterie o di negozi di fish and chips, anche grazie al fatto che gli ingredienti necessari erano facilmente reperibili e abbastanza economici.

Barga panel 1 – I figurinai: I primi emigranti che partirono da Barga erano  figurinai. Partivano in piccoli gruppi, spesso assieme ai figli delle famiglie più povere e, passando per il nord Italia, arrivarono in Europa e si poi spinsero  verso  la Gran Bretagna e quindi la Scozia. I flussi maggiori si verificarono tra il 1860 e il 1900.

Un carretto carico di stampi, gesso e vernici era il solo strumento che permetteva loro di sopravvivere realizzando statuine, spesso di foggia religiosa.

Secondo Carlo Zambonini (discendente di una famiglia barghigiana) però,  non c’era abbastanza richiesta di icone cattoliche così che le statuine venivano dipinte per assomigliare a John Knox, mentre Bruno Sereni riporta invece che i lavori in gesso spesso venivano modificati e dipinti per sembrare Giuseppe Garibaldi o St. Patrick.

 

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