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Nazareno Giusti – “Non muoio neache se mi ammazzano”

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Lucca Comics and Games 2012 – MUF, Museo italiano del fumetto e dell’immagine  – piazza San Romano, 4 – Presentazione e inuaugurazione – giovedì 1º novembre, a partire dalle ore 16,30 – Nazareno Giusti – “Non muoio neache se mi ammazzano”

Paolo Cossi e Nazareno Giusti saranno presenti durante tutto il Festival per incontrare i lettori e firmare le copie dei loro ultimi lavori, dalle ore 10,30 alle ore 12,30 e dalle ore 14,30 alle 17,30 nel Padiglione Napoleone presso lo stand E219 di Hazard Edizioni. I visitatori che verranno a trovarli riceveranno un omaggio.

Un’ampia selezione dalle oltre 250 tavole ad acquerello ed ecoline nelle quali il ventiduenne Nazareno Giusti racconta a fumetti la vita di Giovannino Guareschi.

Scrittore, giornalista, caricaturista e umorista, Guareschi è universalmente noto come autore della saga di Peppone e Don Camillo, nata dalla sua penna nella serie di romanzi del “Mondo piccolo”, iniziata nel 1948, e della quale la trasposizione cinematografica del regista francese Julien Duvivier, che si avvalse delle interpretazioni dei popolari attori Gino Cervi e Fernandel, decretò il successo internazionale, facendone uno degli scrittori italiani più letti e tradotti nel mondo. Molto meno nota è la sua personale vicenda umana, che Nazareno Giusti ripercorre nei due volumi che compongono l’opera, utilizzando documenti autobiografici editi e inediti.

Giusti approfondisce, in particolare, la vicenda dell’internamento nei campi di prigionia tedeschi negli ultimi due anni della Seconda guerra mondiale, e la storia del processo e della condanna per diffamazione nei confronti di Alcide De Gasperi.

Ma le sue tavole non si limitano soltanto a tracciare questa storia di vita piuttosto di un diverso colore “dominante” e un attento intercalare di citazioni da scritti, interviste, resoconti di cronaca locale ecc., Giusti riesce a comunicare tonalità emotive forti e inaspettate, che gettano una luce nuova sulla forte personalità di Guareschi e sui suoi modi scanzonati, esaltandone i tratti più lirici e drammatici: l’attaccamento ai luoghi di origine, alle loro atmosfere e ai loro paesaggi, alla dimensione affettiva all’interno come all’esterno della cerchia familiare, il profondo sentimento religioso unito a un’altrettanto profonda considerazione della dignità umana come risorsa vitale.

La visione delle tavole originali del lavoro di Giusti non può che aggiungere forza alle intense impressioni che suscita.

La simpatia istintiva per Guareschi – e me la conferma la lettura del bel “fumetto” o graphic novel, romanzo-biografia disegnata di Nazareno Giusti (che ha anche la fortuna di avere un nome e un cognome esemplari) – mi ha portato ovviamente allo scontro con molti amici, né più né meno della simpatia per Jacovitti, un altro grande personaggio e artista inviso alla ufficialità “marxista” e “liberale” e a certi intellettuali “trinariciuti”, che hanno detestato questi autori e hanno e amano, guarda caso, certi “eroi” del capitalismo statunitense alla Clint Eastwood.

Nazareno Giusti (1989), ha pubblicato: L’ultimo Questore. La vera storia di Giovanni Palatucci, il poliziotto che salvò migliaia di ebrei (Belforte Editore, 2009) e La Firma. Guido Rossa, un operaio contro le BR (Tagete Edizioni – Fumetti Crudi – Dream Machine Project, 2010). Per il suo primo fumetto breve, L’uomo che non li uccise (Ducato, 2007), realizzato all’età di 17 anni, ha ricevuto il Premio “Territorio e Libertà”.

Don Camillo e Peppone sono stati due grandi invenzioni letterarie, e anche qualcosa di più: la personificazione di due istanze forti di un’epoca forte, quella di un cattolicesimo battagliero nella sua componente più tollerante e “dalla parte del popolo”, e quella di un comunismo di base che fu ben diverso da quello dei vertici, e che si incontrava con il cattolicesimo sociale per il suo millenarismo, per le sue istanze di giustizia.

Il “basso” e l’“alto” non hanno mai avuto le stesse ragioni, e, come dice un vecchio proverbio contadino, “chi ha pancia piena non crede al digiuno”, all’esistenza e all’esperienza di chi non ha di che saziarsi.

Guareschi ha rappresentato in un modo formidabile e acuto la commedia dei ruoli assunti in una certa epoca storica dalle istanze di un popolo affamato di giustizia, e si è assunto il compito, pagando spesso di persona (l’atroce, stupido caso De Gasperi, una delle vergogne dell’Italia repubblicana) di rappresentare, anche se con una certa dose di retorica, opinioni e sentimenti della “zona grigia”, della “gente comune” e delle sue contraddizioni, bensì vitali.

Il tempo passa e fa giustizia, e oggi posso continuare ad amare senza vergogna i poveri amanti di Pratolini come il prete e il comunista di Guareschi: “gente così”, la cui storia ci ha segnato e che abbiamo ben conosciuto.

source – dalla postfazione di Goffredo Fofi

 

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