emilio bertoncini

Primavera silenziosa

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Oltre 330 millimimetri di pioggia a Lucca nel mese di marzo 2013, la più alta precipitazione da quando nel lontano 1916 sono iniziate le misurazioni. 1146 millimetri nell’ultimo semestre: più di quanto in media piove in un anno. Barga totalizza 484 millimetri negli ultimi 30 giorni e 950 dall’inizio dell’anno. C’è poco da dire: ci troviamo di fronte (speriamo in coda…) ad un periodo di piogge davvero eccezionale.

E’ questa la causa del silenzio che caratterizza le nostre campagne. Forse la situazione non è grave come quella descritta da Rachel Carson nel lontano 1962 quando utilizzò per ben altri problemi questo titolo, però credo sia il caso di iniziare una riflessione. Se la Carson evidenziava il silenzio delle campagne dovuto all’impatto degli insetticidi sugli ecosistemi, quest’anno dobbiamo affrontare il tema del silenzio dovuto all’inoperosità dei trattori. I terreni sono troppo bagnati e non si riesce ad entrare nei campi, in qualche caso da mesi.

In alcune zone sono saltate le semine del grano e dei cereali autunnali. Qualcuno sperava in semine invernali, magari ricorrendo all’orzo, ma anche quelle sono saltate. E ora che dovremmo avere una primavera di semine dei cereali ed altre specie estive, i campi sono letteralmente allagati, le falde affioranti. Entrare in campo per arare, erpicare e seminare granturco, girasole ed altro sembra essere un miraggio. Il calendario delle semine, in pratica, è saltato.

Questo accade da noi. E nel centro nord Europa in cui pochi giorni fa nevicava e imperava il gelo? Cosa sta succedendo alle patate dei tedeschi? Addirittura sono in difficoltà i fiori olandesi prodotti in serra. Le fioriture stesse sono ritardate. Qualche giorno fa mi trovavo a Vignola (MO), cittadina famosa per la produzione di ciliege, e all’inaugurazione della festa dei ciliegi in fiore le piante fiorite erano una vera rarità.

Forse è presto per parlarne, ma molti raccolti dei cereali autunnali non saranno buoni perché anche le colture regolarmente seminate in molte zone stanno soffrendo, le colture primaverili – estive subiranno ritardi o, se le cose non miglioreranno, potranno addirittura saltare. Le conseguenze del freddo nel resto d’Europa potranno essere anche peggiori. Non è mia abitudine fare del catastrofismo agricolo, ma sembrano esserci le premesse per una stagione terribile che in alcune zone non sarà di carestia solo perché la globalizzazione verrà incontro a noi cittadini digitali con una qualche residua capacità di spesa. Forse le materie prime dell’industria alimentare saranno peggiori, meno abbondanti e un tantino più care, ma qualcuno in alcune aree del pianeta meno fortunate potrebbe avere difficoltà ad accedere al cibo.

Non che ci sia da ridere alle nostre latitudini e longitudini, perché un eventuale crisi alimentare in un periodo di crisi economica è tutt’altro che una buona notizia, però a qualcuno potrebbe andar peggio. A noi, però compete un motivo di preoccupazione in più: noi che non troviamo modo di dare un governo a questo paese dovremmo assumerci almeno la responsabilità di individuare qualche innovazione per i meccanismi di approvvigionamento alimentare nostri e di quei paesi che potrebbero vedersi sottratto il cibo da chi ha un maggior potere di spesa sul mercato del cibo.

Ripeto che la campagna priva di trattori, la campagna con i campi non arati, col grano che quasi galleggia sono immagini che mi turbano più del solito e che forse sono un po’ troppo in allarme, ma se davvero arrivassimo ad avere un’impennata dei prezzi e problemi di accesso al cibo in un’era come questa, caratterizzata dalla sovrabbondanza alimentare in molti paesi e da un’agricoltura fortemente tecnologica in un contesto economico di crisi, ci sarebbe bisogno di prendere con forza in mano il nostro futuro e ripensare molte cose di queste nostre campagne ciclicamente silenziose per motivi diversi.

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