Pier Giuliano Cecchi

Frate Michele nelle delibere del comune di Barga

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urna beato michele[…] Nel precedente articolo abbiamo premesso quanta e quale fosse la considerazione nei confronti di fra Michele, già in vita venerato dal popolo come un santo, così come ci dice l’Anonimo nel suo Codice 140 conservato presso la Biblioteca Landau-Finaly di Firenze.

Se qualcuno in proposito nutrisse ancora dei dubbi, magari preso nel credere che quel Codice altro non potesse essere che entusiastica esaltazione le virtù di fra Michele nel momento in cui un suo confratello, l’Anonimo, ne tesseva le lodi in occasione della pensabile ricercata beatificazione, con quanto seguirà si dovrà ravvedere, perché al di fuori del particolare ambiente religioso o se vogliamo di parte, ci vengono incontro due documenti laici del Comune di Barga.

Si sta parlando di due delibere che pienamente rendono l’idea circa la stima, sconfinante nella vera e propria venerazione, che i contemporanei di fra Michele nutrirono nei suoi confronti.
nella foto: la cassa contenente le ossa del Beato Michele da Barga, conservata all’omonimo altare costruito in suo onore nel sec. XVII dalla famiglia Angeli, cavalieri di S. Stefano e discendenti per via femminile dal Beato. Chiesa di S. Francesco, Barga

Queste due notizie furono rinvenute dal sottoscritto sugli antichi libri del Comune di Barga, con grande rammarico, solo dopo che aveva già pubblicato il libro: Il Culto del Beato Michele da Barga (1399-1479) –edito nel 2000. Pertanto, perché rimaste fuori da quel testo, poi pubblicate nel 2001 sul periodico L’Ora di Barga, oggi le ho riprese per completare il nostro iter dei cinque articoli diretti alla riscoperta del Beato Michele da Barga.

Le fonti storiche cui si sta facendo riferimento sono estratte dai libri delle deliberazioni consolari e consiliari della Comunità di Barga del sec. XV o meglio di ciò che è rimasto di quel secolo nell’Archivio Storico del Comune, che vado a introdurre circa la loro consistenza ed efficacia per le ricerche sul personaggio.

Nei fatti di quelle delibere quattrocentesche ne sono rimaste alcune –pochi anni- in parte raccolte in una cartella, comprendente cinque fascicoli, mentre altre –sedici anni consecutivi- in un libro. In tutto, dell’intero sec. XV, sono rimasti ventiquattro anni di delibere, dei quali, che possono fornire eventuali notizie sulla vita di fra Michele, sono utili circa dieci anni, tra l’altro non tutti consecutivi ma suddivisi in tre blocchi. Il primo va dal 1464 al 1466; il secondo dal 1468 al 1471; mentre il terzo dal 1475 al 1491. Ovviamente, in quest’ultimo blocco, sono utili per il nostro discorso solo gli anni sino alla morte di fra Michele, il 1479.

Le due notizie concernenti fra Michele le troviamo nel blocco di anni che va dal 1468 al 1471.

La prima e più importante notizia è quella dell’anno 1470, contenuta in una lunga delibera che riguarda l’elezione del nuovo pievano di Barga, dove il cancelliere del comune usò delle parole molto significanti a proposito di fra Michele. La seconda è dell’anno 1471.

Il 20 agosto 1470 si elegge il nuovo Pievano di Barga. Nella delibera del comune si rilevano la personalità e il prestigio di fra Michele.

beato michele m_piaNel corso dell’anno 1470 morì il pievano di Barga Piero da Firenze e secondo una “longeva et antiqua consuetudine… del cui contrario niuna memoria si trova” al Consiglio Generale della Podesteria di Barga, riunito a Parlamento con tutti i Capifamiglia, spettava la nuova elezione. Una prerogativa di Barga che cesserà da lì a pochi anni.

I consigli, come gli stessi parlamenti detti anche arrenghi, erano convocati dai consoli e Podestà riuniti assieme, così come accadde il 19 agosto di questi 1470, nei fatti deliberando che domani 20 agosto “si faccia Arrengo e Parlamento Generale” nella Pieve di Barga –il Duomo- dove solennemente e a contatto diretto con il luogo per eccellenza della fede, sotto lo sguardo dello ieratico S. Cristofano, si sarebbe eletto il nuovo pievano di Barga, dovendo essere questi “ydoneo et onesto al decto Comune et homini desso”.
Nella foto di Massimo Pia: raffigurazione del Beato Michele da Barga nella pala robbiana della Natività. Chiesa di S. Francesco, Barga

Per certe scorrette ingerenze che vedremo più avanti, dicendo solo per ora che si legavano a uno dei concorrenti, l’elezione fu sofferta, tanto da aver costretto i consoli e il podestà Jacopo de Giugni a rinviare al 19 l’appuntamento già fissato per il precedente 17 agosto.

Dopo i consueti riti, come l’appello dei presenti: Consiglio e Capifamiglia, eccoci al momento della presentazione dei concorrenti all’incarico di pievano. Essi furono tre: “il mite et venerabile et honorevole religioso piovano di Galicano Amideo di Casoli –Prete Antonio da Cogna –Domino Brettoni da Cognia di Spiaciano”.

Ognuno dei tre concorrenti all’incarico aveva un suo sostenitore, una sorta di spirituale mallevadore, che all’interno del Parlamento avrebbe dovuto tesserne i lodi morali e quindi l’idoneità a ricoprire tale carica.

Non sappiamo i nomi di chi appoggiò prete Antonio e domino Brettoni, mentre sappiamo che fu fra Michele da Barga ad appoggiare l’elezione del mite pievano di Gallicano, quale degno successore del defunto Piero da Firenze, con le sue tranquille parole scatenando nel Parlamento un tifo calcistico “drizzandosi quasi tucti, verbo, gestu et plausu”: acclamando a voce, gesticolando e applaudendo.

A quel punto il notaio del podestà Giugni, Antonio, chiese che qualcuno del Consiglio intervenisse e “levatosi in piedi, surse nella chiesa di Sancto Cristofano” il console Niccolò di Pellegrino, il quale disse che ognuno dei pretendenti meriterebbe l’incarico, tanto che lui, potendo, li avrebbe eletti tutti e tre, comunque chiedendo di passare al voto per ognuno.

Il primo a essere sottoposto alla prova del voto fu proprio “Messere Amideo di Giovanni de Casoli piovano di Galicano”, poi fu la volta di prete Antonio e quindi di domino Brettone; quest’ultimo è chi aveva fatto ritardare il Parlamento, avendo trafficato sino a Roma per la sua elezione, e così il cancelliere deplorò il suo comportamento nello scrivere il voto che aveva ricevuto: “e per un punto, per proverbio, Martino perdè la cappa”.

Infatti, per un voto su don Brettone e con quattro su prete Antonio, fu eletto pievano di Barga il già pievano di Gallicano Amideo di Casoli, chi aveva ricevuto l’appoggio e la presentazione al Parlamento di fra Michele.

barga 1539_dettaglioQui bisogna fare un inciso per rilevare una cosa importante, consistente nella particolare natura di fra Michele, sempre rimasto un semplice frate, così come l’Autore del Codice 140 mette in chiara evidenza. Ciò ci prefigura un religioso di grande prestigio e straordinaria valenza spirituale che, messo in contatto da precise realtà ecclesiastiche, è chiamato a interessarsi della nomina del nuovo pievano di Barga, appoggiando il mite Amideo di Casoli, per contrastare altra nomina che presumibilmente di religioso avrebbe avuto ben poco, ma rispondente solo a interessi di certi barghigiani.
Nell’immagine: Palazzo del Podestà e Duomo di Barga nel sec. XVI

Gli indizi alla nostra supposizione non mancano, ma andiamo per ordine.

Amideo di Casoli, il nuovo pievano di Barga, o per rinuncia all’incarico o per morte, resta in carica pochi mesi. Infatti, nell’ottobre dello stesso anno 1470, Consoli e Podestà riconvocano il Parlamento per l’elezione di un altro pievano, che fra tre pretendenti è scelto nella persona di Brettone di Bartolino, un nome che ci ricorda domino Brettone, che riceve l’effettivo incarico il 4 dicembre di quell’anno, come dalla conferma vescovile conservata presso l’Archivio Arcivescovile di Lucca. Senz’altro i potentati locali esultarono per questa nomina, da presumersi però, poco spirituale e rispondente solo a certe logiche, mentre il popolo più minuto e fra Michele, certamente dové fare buon viso a cattiva sorte, salva sempre l’eventualità della morte di Amideo di Casoli; una sorte, al momento non riscontrabile.

Di là da quanto raccontato, tornando alla delibera del 20 agosto 1470, vediamo cosa scrisse di fra Michele il cancelliere del Comune di Barga. Si tratta di una nota inserita nel discorso della delibera per l’elezione a pievano di Amideo di Casoli:

“Il piovano di Gallicano… che ciascuno può vedere è nel cuore di tucti et messoci innanzi dal nostro amantissimo e buon padre frate Michele, buono nostro terriero, per ydoneo et honestissima et docta persona e ognuno sel cognoscie”.

Il cancelliere, finita la scrittura della delibera e rileggendola, come se avesse detto poco di fra Michele, facendo una specie di asterisco, riporta il lettore a leggere una sua aggiunta inserita sul margine destro del foglio:

“A ciascheduno il suo honore”.

Per una biografia del Beato Michele, questa citazione nella delibera delle sue qualità in vita, pensiamo sia fondamentale. Stranamente, prima che la scoprissi, di questa e dell’altra delibera che seguirà, nessuno ne era a conoscenza e pensare che sarebbe stata oltremodo utile, come lo è oggi, per meglio inquadrare la sua figura. Vediamo ora la seconda delibera.

Estate 1471. Anche frate Michele dica la sua per l’elezione del Cappellano del Crocifisso.

stampa b micheleCorreva l’estate dell’anno 1471 e il Consiglio della Terra di Barga, avvisato “more solito” con il suono della campana, si riunisce nella sua sede, la sala grande di Palazzo Pretorio o del Podestà, che ancora oggi è visibile sul fondo del prato che affianca il Duomo. Tra i vari punti all’Ordine del Giorno che avrebbe dovuto discutere, troviamo anche: “Nomina Cappellano del Crocifisso”.

Giunti al punto della nomina del Cappellano vediamo alzarsi e andare alla ringhiera degli interventi il Console Antonio di Bartolo, dichiarando che per tale nomina sarebbe bene incaricare tre uomini del Consiglio:

“I quali habbino tanta Balia, quanto ha tutto il presente Consiglio et Comune di Barga, insieme collo Pievano (presumibilmente don Brettone di Bartolino) et frate Michele, di prendere dicto Cappellano per l’altare del Crocifisso, che dica Messa et suoni gli Horgani”.

Il partito fu messo ai voti e dei ventisette presenti, sui trenta dell’intero Consiglio, tutti, con voto coperto, misero nella pisside la loro fava nera per il sì. Il voto contrario si esprimeva immettendoci la fava bianca. Parimenti fu fatto per la nomina dei consiglieri che avrebbero affiancato il Pievano e fra Michele, i quali furono scelti nelle persone di “Giuliano di Bertone, Toto di Pieruccio Bartoli (fratello del celebre Matteo, alias Capitan Galletto) e Niccolao di Pellegrino”.
Nell’immagine: il Beato Michele da Barga

Questa delibera, che fa il paio con la precedente, ci porta a riflettere una cosa, ossia: non sarebbe bastato il solo Pievano per la nomina? Perché gli si affianca fra Michele? Credo che a capire la cosa ci aiuti la precedente delibera, in cui si evince che il Comune non è tanto in sintonia con il nuovo Pievano don Brettone di Bertolino, perché parrebbe aver forzato la sua nomina nel 1470 a dispetto dello stesso Comune, che ricorso all’ausilio di fra Michele allora volle un’altra persona: il mite e onorevole Amideo di Casoli già pievano di Gallicano, poi, o per morte o per rinuncia, dopo alcuni mesi lasciando il campo allo stesso don Brettone.

Parrebbe quindi di vedere un Comune attento alla religiosità della scelta, piuttosto che favorire i potentati locali, al cui interno c’erano dei figli preti da sistemare, tenendo conto che il Podestà, come il suo notaro e gli sbirri, detti famigli, venivano da Firenze e dal suo stato, e certamente poco influenzabili dai barghigiani residenti. Personalità che politicamente avevano un peso decisivo anche nelle scelte del Consiglio.

Circa la pericolosa ingerenza dei potentati locali nella vita della Chiesa, va detto che nelle varie visite pastorali alla Terra di Barga eseguite in quegl’anni dal Vescovo di Lucca o suo fiduciario, si annota che il clero non brilla assolutamente, sia per dottrina come per l’interesse diretto alle chiese e altari a loro affidati. Ovvio allora vedere fra Michele impegnato nel cercare di porre rimedio a un simile stato, in ciò aiutato dalla stessa autorità pubblica. Una fiducia che gli veniva senz’altro dalla sua intelligente e impegnativa opera evangelizzante, apprezzata dal popolo più minuto e “sopportata” da quella parte che era legato agli interessi delle famiglie più facoltose.

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