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La Casa dei Pesci – from Barga to Talamone

Part of an "underwater Stonehenge" being prepared in Barga during September

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Regular readers of this site will have noticed that over the last 10 days most of the articles have been about the annual Barga Jazz Festival which once again has brought thousands of people into the city. It is without a doubt the most prestigious, well attended and most talked about event of the year but as the last three evenings of Jazz this weekend come to a close and a silence once more returns to the city be in no doubt that the summer is not yet over or that there are no more events to be seen in Barga Vecchia.

In fact, this could be called the calm before the storm as during the first week of September we are about to see the culmination of 18 months of planning by the Nuovo Circolo dei Differenti for an event which will once more  fill the piazzas with interested people as they throng into the city to see for themselves an event which is already making national news and is being closely followed by the media in general – La Casa dei Pesci – from Barga to Talamone.

The La Casa dei Pesci – “Fish Homes” project is the realisation of a dream, the dream of Paolo Fanciulli, a fisherman from the Maremma region of Tuscany.

Paolo’s dream is to create a sustainable space between nature and fisheries, between nature and beautiful art, between security and usability; his dream is to create all this at sea, and to bring everyone to ‘look into the sea’ and discover that there is so much nature and beauty that would normally overlooked – because it is invisible – and because the mare nostrum is plundered daily by illegal fishing, polluted by toxic wastes and detergents.

The “Fish Home” project has grown out of long years of battling by independent fishermen, against the encroachment of industrial fishing that destroys fish stocks, and even worse, systematically destroys benthic flora and fauna, leaving the seabed looking like a desert.

It has evolved with the certainty that along the 8,000 km of Italian coastline, it will always be impossible to enforce the law with any kind of thorough control; the only solution, therefore, is the placement of large cement blocks  placed under the sea to physically stop the huge weighted nets from dragging the seabed.

150 of these blocks have already been placed in the sea and over the past five years, nature has taken over, the fish and marine life has returned and Paolo Fanciulli has created an area where illegal fishing is no longer possible.

Paolo Fanciulli now wants to expand the protected zone and the donation of 100 large blocks of marble from the Michelangelo marble quarries at Carrara has given him the chance to  re-build the natural ravines that provide shelter for fish, enriching the La Casa dei Pesci – ‘fish homes’

Some of these blocks of marble are going to be sculpted and what is effectively an underwater sculpture park is in the process of being prepared with the aim of attracting large numbers of tourists to ‘see under the surface of the sea’ and create a new consciousness for sustainable sea development, capable of countering the spread of concrete building along the coast.

Three of those blocks of marble are being transported into Piazza Angelio in Barga Vecchia during the first week of September where they will be sculpted by the Roman sculptor, Massimo Catalani before they are carried once again across the mountain to Talamone and placed under the sea as part of the La Casa dei Pesci – “Fish Homes” project.

The artist Massimo Catalani was in Barga during November of last year.

As can be seen in the article  here),  he created 4 works including a large sperm whale painting which he then donated to the Comune.

He was here as final details were being sorted out for a large art project which would take place involving Massimo Catalani in Barga in 2014.

Since then that project has now matured and next week he will be back in the city as the idea moves from a concept to a definate happening  as three blocks of marble are transported into Barga Vecchia which Massimo Catalani will be sculpting as part of the La Casa dei Pesci project.

His site can be seen here 

 

Le idee vengono quando vogliono loro e nessuno può dire come gli vengono in mente. Questo progetto è nato così, con i materiali che avevo a disposizione, nel luogo dove ero chiamato ad intervenire; è nato e mi è piaciuto così. Ora lo guardo e mi accorgo di quante cose dice ed esprime a prescindere se io ero o no consapevole di quello che dico adesso. Vediamo.

Il primo argomento evidente alla prima occhiata è che come tutti i racconti è la narrazione di un conflitto e di una sua soluzione. Il conflitto è tra due culture che a Talamone, in Maremma, in Toscana si incontrano: quello Italiano-Latino e quello Nordeuropeo-Anglosassone.

Dicono gli antropologi che noi proveniamo da una cultura stanziale e loro nomade. Noi seppellivamo i nostri morti costruendo lapidi e cappelle, loro piantavano croci e continuavano il viaggio.

Noi consideriamo l’oggetto, loro considerano il rito.

Loro hanno generato Stonehenge, una piazza per riti sciamanici, noi il foro e la basilica per i riti repubblicani, i luoghi dell’incontro quotidiano; in una parola la piazza.

Mettere a confronto l’idea i Stonehenge dove al centro c’era un fuoco con una piazza italiana dove al centro c’è un Pieno, un obelisco, una fontana, una statua è follia, è invenzione ed è questo il mio delirio. Apro un discorso che nel simbolo è dialogo e accoglienza, è incontro tra queste due culture che ho descritto. E’ dire ai nordici: “venite signori in una piazza italiana e sentitevi come a casa vostra.” E’ dire a noi: “guarda quanto è grande e bello il mondo e quanta voglia ha di incontrarci”.

Il secondo argomento è che pur nella sua rozzezza pur nella sua primordialità neo-megalitica è pur sempre un lavoro di Architettura, di Urbanistica. Si tratta del disegno di un Masterplan urbano anche se l’Urbe è dei pesci, dei cetacei, delle meduse e solo raramente di qualche umano con le bombole. E’ un progetto pilota in un paese con più di 8’000 km di coste in massima parte desertificate e che si nutre con il 70% del pesce di importazione. Vorrebbe essere l’esempio per il resto del paese.

Il terzo argomento è su due economie: quella sommersa e quella emersa. Quella sommersa ha a sua volta due aspetti: quella del pesce e quella delle piante. L’economia del primo è chiara, torna il pescce, torna il pescatore, torna il porto, l’agriturismo, il ristorantino, la foto subacquea, il Sub e tutta la famiglia. Quella delle piante è in relazione diretta con i movimenti del mare che batte sulle coste: se il fondale è deserto è come se fosse più profondo e l’onda batterà con più forza e provocherà più erosione. Noi dovremo fare più debiti per ripristinarla.

Il quarto è etico e buio ma non meno interessante.

Devo ancora approfondirlo ma per come conosco questa storia la metto così: se strascichi a 10 metri di profondità (seppie) la luce che c’è sul fondo permette all’habitat di riformarsi in 10 anni; se strascichi a 300 metri di profondità la poca luce che c’è permette all’habitat di riformarsi in 300 anni.

Morale: altro furto ai nostri figli.

Mio padre senza maschera si tuffava da Ostia o da Nettuno e mi riportava le stelle marine. Io da ragazzino con la maschera vedevo sul fondo le razze e le sogliole, da adolescente a Lavinio pescavo polpi a Tor Caldara, da grandicello a Sperlonga pescavo i cannolicchi. Dalla fine degli anni ’70 è iniziata la grande devastazione che ci ha portato qui, a dare a mensa dell’asilo il Pangasio: pesce di acqua dolce che cresce nel delta del Mekong e ci porta da lì i Visitors, molto peggio di mercurio, piombo, cadmio, nichel e così via. Se lo guardiamo al microscopio per certo ci vediamo dentro qualcosa che cammina….

Il quinto è politico nel senso di come si organizza la Polis.

In questo caso non ha senso di chiedere ai Carabinieri, alla Guardia Costiera, alla Guardia di Finanza di presidiare il mare: è troppo grande e costa troppo. Molto più veloce disseminare i fondali a rischio con ostacoli. Ciò impedisce l’attività della criminalità che è quella che ha in mano le flotte dei pescherecci maggiori, quelli con i motori raddoppiati che strascicano sulle rocce oltre che sulle sabbie. Pochi banditi si mangiano un bene comune, indispensabile alla vita.

Il sesto è ecologico in senso pieno: nell’equilibrio della biosfera l’ossigeno ha un ruolo essenziale e non tutti hanno presente che la maggior parte di esso viene dal pianeta blù. Le Alghe sono il nostro più grande fornitore di O2. E’ più facile capire come difendere un bosco o una foresta e molti informazione ce ne parla. E’ molto meno facile intervenire sui fondali marini perché non li vediamo, ci fanno paura, ce ne ricordiamo nel mese di agosto quando chiediamo il fritto misto al ristorante. Quanti di voi sanno che qui i calamari sono finiti?

Il settimo, l’ultimo, è quello cui tengo di più e riguarda la bellezza.

Quando Paolo mi ha invitato a partecipare come scultore a questo progetto ho subito detto si. Che un pescatore creda nella bellezza come veicolo di redenzione mi ha commosso e da subito mi sono tuffato nel lavoro senza misurare, senza contare questo o quello. Il primo redento sono io: sono uscito dalla nevrosi del lavoro quotidiano per perdermi nella natura mia preferita, quella del mare, ma la natura è la natura di tutti. I luoghi e le persone sono inscindibili e possiamo ritrovarci soltanto andando a fare visita agli alberi, agli animali, ai pesci.

Massimo Catalani – Roma, 3 marzo 2013

 

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