Nazareno Giusti
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Lama: la Battaglia di Natale

L'8 dicembre nella tenuta del Ciocco, in particolare, nei campi di Lama, si è tenuto un evento molto particolare: la ricostruzione scenica della battaglia che, giusto settant'anni fa, proprio in quei luoghi, i soldati brasiliani della Feb ingaggiarono con i nazisti.

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foto di Massimo Giusti

Monsignor Lino Lombardi, religioso intelligente, ancora nel cuore di tanti barghigiani (e non solo), aveva tante qualità tra cui quella, per dirla in termini spiccioli, “di vederci lungo”. Non a caso, alla fine dell’estate del 1944, constatava: “i punti più pericolosi per noi sono il Monte Lama e il Monte Perpoli: Lama pilastro dello schieramento tedesco; Perpoli dello schieramento delle truppe della Repubblica di Salò. I due monti sono battutissimi dagli americani; quanto ad occuparli è un’altra cosa”.

E, proprio dal crinale di Lama, il giorno prima di Natale, arriveranno i granitici alpini austriaci che attaccheranno poi (dopo un’estenuante marcia sotto la neve) Sommocolonia e la Valle del Serchio in quella che diverrà nota come la Battaglia di Natale. Sempre lì, su quei crinali, il 31 ottobre del 1944 si era tenuto un terribile scontro tra i militi brasiliani e i soldati dell’Asse.

Oggi, Lama, rientra nei territori del bel complesso del Ciocco-Renaissance e nella proprietà privata Salvi. Da lassù, si gode, nei giorni chiari, una visione mozzafiato: tutta la Valle si stende ai piedi del visitatore. Abbiamo avuto modo di apprezzarlo la mattina dell’8 dicembre quando ci siamo recati lassù per realizzare alcune riprese di un piccolo lavoro.

Era una mattina limpida, bellissima. Ad accompagnarci il tenente colonnello Vittorio Lino Biondi (supervisore storico di questa iniziativa) che, con la sua passione coinvolgente, ci ha portato proprio sui luoghi che settant’anni fa furono teatro di terribili scontri.

È stata l’occasione per un particolare approfondimento storico.

Ci ha spiegato Biondi: “Sulle carte topografiche militari, come toponimo, il costone di monte di fronte a Sommocolonia, viene denominato “Lama Ridge”. Si trattava di un pugno di case di montagna, rustiche e poco attrezzate, destinate a ricovero dei pastori nell’alpeggio estivo”.

Quota 1000 metri, quei terreni erano collegati a Sommocolonia da una mulattiera che, partendo da Catagnana, e proseguendo verso Lama di Sotto, il Monte dell’Uccelliera andava verso il versante emiliano al Passo del Saltello.

Si legge, nell’ormai introvabile “Il Territorio di Barga del canonico Pietro Magri”: “…dalla parte di ponente più in basso, in luogo chiamato Lama, vi era una fortezza ossia una piccola Rocca, di cui si asserisce che tuttora si conoscon le mura, e più in basso un battifolle, che munivano il passo verso la Lombardia e il Comune di Treppignana…”.

Quelli di Lama (e di quel versante), lo avrà capito il lettore, sono luoghi arcaici e selvaggi in cui per secoli è regnato un silenzio cristallino interrotto solo dai suoni degli animali e dai rumori della natura. Quel silenzio fu, drasticamente, spezzato dalla guerra che vi si abbatté in quel terribile 1944.

E, in particolare a partire dall’autunno che oggi definiremmo “caldo”. Ricorda Biondi: “Il 31 ottobre, da Piazza San Rocco, a Sommocolonia, al mattino presto, partirono due colonne di soldati brasiliani, accompagnati da soldati italiani con i muli (salmerie) del ricostituito Regio Esercito Italiano (detti “badogliani”), che puntarono verso Lama”.

Le colonne erano accompagnate da parenti di Biondi, come guide: Vittorio Biondi e suo figlio Paolo Biondi. Un altro, Bertino Biondi, patriota della XI° Zona, accompagnava con altri patrioti, una unità di osservazione del fuoco composta da un tenente ed un sergente inglese, seguendo un’altra strada più in alto.

“Questa piccola unità verrà fatta segno a fuoco nella tarda mattina e due patrioti, tra i quali mio padre, verranno gravemente feriti. La colonna guidata dal quindicenne Paolo, invece, arriverà in località “La Palmiretta” vicina a Lama di Sotto, e l’alpino (salmiere) Rocco Botta lascerà i rifornimenti nella casa presidiata dai brasiliani”.

I soldati della Feb avevano da poco catturato il maresciallo Zamolo della Divisione Alpina “Monterosa”, che, nel mentre, cercava di fuggire. Per “calmarlo” un soldato brasiliano lo colpirà alla testa con il calcio di un Garand, ferendolo in maniera seria. Verrà ricoverato, come prigioniero di guerra, all’Ospedale Militare Americano di Coltano, dove ritroverà il Paolo Biondi, che a sua volta lì incontrerà anche il fratello Bertino, anch’egli ferito al mattino del 31 presso una carbonaia in località Sassalta, prima di Lama.

Botta, invece, morirà inseguito all’esplosione di una bomba (che colpirà anche il giovanissimo Biondi) proprio nella piazza San Rocco di Sommocolonia da cui erano partiti. Riceverà una Croce di Guerra al Valore Militare, “alla memoria”, con questa motivazione: “Alpino salmerista offertosi volontariamente, per rifornire un reparto Alleato impegnato in aspra zona montuosa, fortemente battuta dai Tedeschi, cadeva colpito a morte nell’espletamento della sua missione. Esempio di sereno coraggio e di alto senso del dovere”.

L’operazione alleata (ideata e realizzata per lo più dai brasiliani, entrati a Barga l’11 ottobre) di sfondamento del fronte avrà, seppur per breve tempo, un momentaneo ma importante successo. Durante gli scontri cadrà il primo ufficiale della Feb nella Campagna d’Italia, il tenente Josè Maria Pinto Duarte; anche dalla parte opposta cadrà un ufficiale: il tenente della Monterosa Glauco Frenguelli.

“L’operazione del 30 e 31 ottobre (che costerà ai Brasiliani della FEB 13 morti e circa 80 feriti)- chiarisce Biondi- fu condotta esattamente il giorno 30 e 31 ottobre del ’44, nei quali i tedeschi cedono il controllo delle loro postazioni agli alpini italiani della IV Divisione alpina “Monterosa”, appena giunta in Garfagnana; pertanto c’è un comprensibile momento di isteresi dovuto al cambio delle posizioni. Di questo approfittano gli attaccanti riuscendo temporaneamente a penetrare all’interno del dispositivo difensivo e arrivando a vedere addirittura Castelnuovo Garfagnana dall’alto della montagna sovrastante, in località Termine; se la manovra fosse riuscita nella sua interezza avrebbe sicuramente modificato gli eventi successivi…”.

Così non andò e la guerra continuò ancora per molti mesi, sino alla primavera della Liberazione.
Quando su quei crinali ritornò quel silenzio quasi metafisico nel quale però, se si sta bene attenti, possiamo udire la voce di coloro che sono morti per la nostra Libertà.

Article by Nazareno Giusti

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