keane
No Comments

Five page poem as L’alcova interior design closes in Barga Vecchia

a poignant message for the inhabitants of Barga from Paolo Caravacci

Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

The L’alcova interior design and furnishing company who have for a number of years a small exhibition space in Barga Vecchia containing some of their emblematic hand finished furniture and fittings that have made the L’alcova designs highly sought after in Italy and beyond have finally called it a day and shut up shop here in Barga Vecchia.

The city is a little poorer as yet another business decided that it can no longer stay afloat.

Paolo Caravacci has removed all of his award winning furniture and the premises have returned once again to an empty shell – not exactly a great advertisement for visitors to the city.

But, before he finally closed the door for the last time, he left a poignant message for the inhabitants of Barga – A five page poem on the window of the shop describing his time in the city and some of the sights, feelings and emotions over the decade in Barga Vecchia.

 

Carissimi, da ora in poi non sarò più a Barga e questa vetrina rimarrà spenta. Questo negozio chiude e volta pagina. Quindi saluto tutte le persone che mi hanno dimostrato interesse, stima, amicizia e infine affetto che ho contraccambiato come ho saputo e potuto fare e che hanno reso possibile la mia permanenza in questo luogo. 

Quando arrivai più di dieci anni fa, Barga non assomigliava al paese che lascio.  Era una sera di settembre e c’era Barga Jazz. Dopo pochi mesi aprii. 

 Rimasi affascinato dalla bellezza della vostra terra, che sono sicuro io e voi, vediamo da prospettive completamente diverse. Ho viaggiato tanto e ovunque, ma nessun posto assomiglia a questo. Incontrai dopo qualche mese un uomo con i baffi in mezzo ad un vicolo. Gli avevo chiesto di chi fosse un locale che avevo visto vuoto, per affittarlo. Mi disse di passare in ufficio da lui quando volevo perché aveva i numeri dei locali sfitti e disponibili. Era il Sindaco di allora e senza mancare di rispetto a qualcuno, è stato proprio grazie alla sua cortesia che trovai il fondo che occupai. 

C’era un’atmosfera diversa a Barga e che nel tempo è cambiata molto. Ero stato vivamente sconsigliato da un amico ad aprire il negozio che aprii allora e che  invece per me divenne nel tempo, un piccolo successo personale. I toscani che venivano fin qui in visita, mi riconoscevano. Molti mi avevano visto a Firenze nelle numerose fiere dove esponevo durante l’anno. Questo era il vero motivo per cui venivo fin quassù. La crisi ha spazzato via tutto, anche questo. 

Vendere se stessi e ciò che si sa fare, non è cosa facile se non si prova a farlo, ma quando accade che qualcuno compri qualcosa che hai fatto tu e al prezzo che tu hai deciso, beh… questa è una soddisfazione che non ha eguali e questa è stata per me Barga. 

Tutti coloro che creano qualcosa ( che piaccia o meno non fa differenza ) alla fine sono tutti e così. Abbiamo orari e giornate che non ci pagano mai e che nessuno ci restituirà e che ci allontanano dalle persone a noi care, perché ci alziamo con il desiderio di fare di noi ciò che desideriamo, perché ci crediamo e non perché ce lo comandi qualcuno. Questo per noi fa la differenza, e la paghiamo sempre più cara di quanto si possa immaginare. 

Mi mancheranno dunque i vostri odori, i vostri rumori, le campane del duomo che saprei riconoscere tra centinaia e centinaia di campane. Le feste, le chiacchere della Cinzia con le sue amiche sedute al fresco, le urla benevole della Laura dalla cucina mentre scodellava pietanze, o sentire brontolare Peppe che la stagione era andata male. Mi mancherà la pizza sulla terrazza del Capretz a primavera, i mercatini della seconda domenica del mese, l’azzurro di certi cieli che avete quassù. 

Il sentire arrivare le rondini o guardare la neve imbiancare i vostri tetti sognando di vivere nel melato che non ho mai trovato. Le foreste bianche di fiori d’acacia, il rosso dei vostri autunni e il miele dei vostri campi. E quell’infinito vociare delle finestre aperte nelle sere d’estate. 

Mi piaceva guardare i banchetti degli sposi, o gli scozzesi in kilt, guardare le persone passare e a raccontarmi le loro storie, per un saluto o per fare un complimento anche senza comprare. 

Ascoltare la musica in piazza o vedervi allegri perché in mancanza di gioie personali, è indispensabile godere di quelle altrui e per fare questo non è necessario essere credenti, ma basta apprezzare la vita.

 Mi piaceva vedere passare i turisti affaticati e guardare la scala che andava fino al duomo spaventati, consigliare loro dove andare a mangiare, ascoltare i bambini giocare sotto la volta del Menchi, che non ho mai capito chi fosse e non me rammarico. Tutti sostavano davanti alla mia vetrina per riprendere fiato e buttando un occhio magari alla stranezza di ciò che producevo. Ben presto capii che io e gli “inglesi” non avevarno molto in comune.

 A Barga sono stato felice perché mi ha aiutato a crescere e realizzare qualche desiderio che avevo nel cassetto. 

Poi è venuto il tempo della crisi e le difficoltà in qualche modo ci hanno cambiati tutti. Ho resistito a lungo prima di andarmene, ma alla fine ho capito che era naturale che accadesse e che stavo cercando semplicemente di rimanere attaccato a qualcosa, che era divenuto inconsistente.

 Ringrazio pubblicamente quindi tutti coloro che mi hanno aiutato a modo loro. Ringrazio Mike, e Silvia. Ringrazio Cinzia e SUO marito. Ringrazio Keane, la Paola che lavorò per me e Nicola. La Graziella, Riccardo, Pierluigi, Luca e Mary, Giorgio, Roy, la Giorgia, e il Giornale di Barga, e tutti quelli che mi hanno consentito di vivere, acquistando presso il mio negozio. Di tanti non ricordo il nome. Non me ne vogliano. 

Chiedo scusa a tutti coloro che si sono forse sentiti trascurati, a causa della riservatezza che mi contraddistingue, ma non era davvero intenzionale nei loro confronti. E’ semplicemente colpa della mia natura strampalata che come sempre, ha avuto la meglio su di me. 

Per ultimo, e veramente per ultimo, voglio ringraziare un tale che avevo sentito dire si occupava, di un progetto che favorisse la rinascita dei locali abbandonati all’interno del centro storico. Una lodevole iniziativa per la loro valorizzazione e il loro mantenimento e per tutta la comunità. Avevo parcheggiato il mio furgone disgraziatamente vicino al suo SUV in modo tale da non dargli fastidio. Misi sul vetro anche il mio numero di telefono qualora il mio mezzo fosse d’intralcio ad altri, perché quello era l’unico punto per caricare e scaricare che avevo e che fosse vicino a questo fondo dove tutto doveva essere portato a mano. Il ragazzo, mi ha messo la macchina dietro in modo tale che io non potessi uscire e ho dovuto farlo chiamare da un amico perché la spostasse e me ne potessi andare dopo diverse ore. Lo vidi arrivare mentre ero all’osteria e mi disse che lui il suo posto lo aveva pagato e che non voleva rotture di nessun tipo e nessuno che gli impedisse di entrare ed uscire. Allora mi venne da pensare che, se lui era quello che si occupava di riportare un po’ di movimento all’interno del centro storico, forse era meglio che me ne andavo o mi sarebbe toccato portare i mobili a spalla dal Fosso prima o poi. 

A tutti incondizionatamente va il mio 

GRAZIE. 

 

 

 

Leave a Reply

Please Login to comment

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

  Subscribe  
Notify of