Fin che la Barca va (tradition and change)

November 7, 2006

Arianna Luporini

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Arianna Luporini nasce a Lucca il 13 febbraio 1971 e dimostra una precocissima attitudine al disegno e alla composizione, ma è soprattutto grazie alla presenza nella collezione di famiglia di alcuni dipinti della nota pittrice Leonella Marchetti (Castelvecchio di Compito - Lucca 1946 - Monaco di Baviera 1986) che ella precisa le sue scelte. Istituisce, infatti, un istintivo rapporto di emulazione nei confronti dell’opera dell’affermata pittrice compitese, sfida che si manifesterà col tempo in un continuo rapporto di stimolo e studio e si farà maturo colloquio ideale anche dopo la prematura scomparsa della Marchetti nel 1986. Iscrittasi al Liceo Artistico di Lucca, la Luporini riceve un insegnamento tradizionale sotto la guida dei professori Massimo Micheli e Vincenzo Muscatello, con i quali approfondisce rispettivamente lo studio dell’ornato e della composizione delle nature morte e della figura disegnata: temi che le rimarranno sempre cari. Il passaggio all’Accademia di Belle Arti di Firenze avviene dunque su una solida impostazione che le permette non solo di approfondire le conoscenze dello studio della figura umana, declinata anche in pittura pura tramite la tecnica ad olio, ma anche di toccare nel campo dell’incisione, con il “morandiano” professor Vairo Mongatti, il tema del paesaggio risolto con un approccio diretto alla realtà come imprescindibile dato di partenza. È di questo periodo, com’è ovvio, una precisa presa di coscienza delle correnti artistiche novecentesche, in particolare dei pittori espressionisti tedeschi e dell’Astrattismo russo, che mostrano alla Luporini poetiche figurative affrancate da una pedissequa riproduzione del reale e la “potenza del gesto pittorico liberato”. Il periodo dell’Accademia si chiude nel 1996 con una dissertazione su Leonella Marchetti con la quale la Luporini riacquista quella vicinanza inconscia avvertita nella

sua adolescenza. Questo “maestro involontario” mostra ora alla Luporini, maturata nelle sue scelte e competenze tecniche, tutto il portato della sua opera: la pregnanza della materia piegata dalla forza di un gesto sempre sicuro, i delicati toni bassi e quasi trattenuti ma sempre ben bilanciati anche in soggetti meno conosciuti quali i Paesaggi, nonché la più generale cultura sottesa all’informale italiano degli anni ‘50 e ‘60, in particolare il lavoro di Afro Basaldella e Domenico Purificato. 


La produzione pittorica della Luporini rispetta con singolare precisione e coerenza stilistica gli stimoli ricevuti in questi anni di crescita tecnica ed interiore. Del primo periodo lucchese riconosciamo, infatti, le iniziali Nature morte e Ritratti, in particolare il Ritratto di Rossano, realizzati con terre, pastelli a olio e carboncino nell’immediatezza che non permette pentimenti, ed ancora Studi dal nudo nati dal confronto diretto con i gessi. Una produzione quella degli Studi che ritroviamo nelle opere più mature del periodo fiorentino, giocate con tecniche combinatorie quali, non solo oli e pastelli, ma anche smalti su masonite. L’attenzione si appunta su certi particolari anatomici che vengono dilatati come ad aggredire il supporto, tracciati, quasi graffiati, con rapidi segni in un rigoroso bianco e nero. Infine, quasi a sovrapporre strati successivi, serrati in colori a smalto quali possiamo vedere nelle Tre figure di nudi, in Nudi, ed ancora in Donne e in Due figure (opere tutte di proprietà dell’artista): dipinti presentati in occasione di una collettiva del dicembre del 1995 tenutasi alla Sala della Consulta Giovanile a Lucca. Un percorso coerente e di continua ricerca che si snoda anche dopo il periodo fiorentino con la presentazione presso la Sala dell’Associazione A.N.S.P.I. a Capannori (LU) (dicembre 1996 - gennaio 1997) di nuovi studi di nudo quali Nudo di donna 2 {La Rossina) (collezione privata), nei quali

notiamo una attenzione a toni meno accesi e più calibrati, e Nudo di donna {La Graffiata) (collezione privata), nel quale si fa palpabile la cura all’”epidermide” del quadro e alla tensione racchiusa dal corpo umano in posa: un ciclo che sembra esaurirsi dopo il dicembre 1997, anno della interpersonale a Monsummano Terme e dell’iscrizione all’Archivio Arte Giovani, con Nudi di donna.Il 1998 si apre con piccoli acquerelli introspettivi di Paesaggi: soffici chine acquerellate su carta di ispirazione marchettiana, tradotte poi anche in acqueforti. Nello stesso anno però la Luporini torna alla grande dimensione con ritratti immaginari dai colori possenti quali La bocca, su tela di iuta, le Tre figure di donna e la Figura di donna in rosso (2000). Un’opera quest’ultima di notevole importanza poiché segna il passaggio, con la sua scrittura pittorica insistita e le sue forme sintetiche, verso un recupero della natura morta.

Ne sono necessarie derivazioni i Girasoli (proprietà privata) e le Le Zucche (proprietà privata), espresse in toni bruciati su foglia a oro o con smalti e olio: un tratto libero che traduce ma non tradisce il soggetto preso quasi a pretesto per una aggressione alla tela vinta in ogni direzione da tonalità contrastive mai scelte a caso. Si giunge dunque alla produzione più recente, quasi un “ritorno all’ordine”, degli Agli e dei Limoni caratterizzata da una attenzione a forme più compresse dai limiti del supporto pittorico e volutamente rapprese in colori attenuati: un momento di riflessione più intima e raccolta che pure fa presagire per la Luporini un ulteriore sviluppo pittorico svincolato dalla realtà fattuale e tutto rivolto alla sovrana autosufficienza del “Segno” e del “Colore”.

Massimiliano Bini

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