Irez writes

Dec 03

solo noi

taglio red red

red mano ire

cappello mosso urlo

tondo tondo

Oct 22

Desideri

Sospesa tra il cielo e la terra mi trovo a galleggiare tra i miei pensieri ventosi.

viso

Strapazzate idee dai desideri illuminate come da riflettori; luccicanti come spicchi di specchio e irresistibili.

curve

Desideri che, nell’impossibilità di essere rimossi, si stagliano in fronte agli occhi e appaiono come appigli nel piattume di un liscio restare.

ritratto

Li afferro e mi aggrappo ad essi e mi lascio penzolare nel vuoto del non essere.

pancia

Fiduciosa.

pancia

I desideri sono solidi e tracciano la via da seguire.

pancia

Sep 08

Bocca di Serchio

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Rievoca il volto voluttuoso di una donna con uno strano nome.
Rievoca la mia remota infanzia…….quando col gommone eccitata arrivavo a tuffarmi in quel mare che pareva infinito.

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Il punto dove il fiume si fonde col mare e il mare penetra il fiume. L’acqua dolce si mescola a quella salata formando un ibrido. I colori si uniscono: il blu e il verde si impastano formando nuove tonalità.

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In quel punto in cui la corrente del fiume spinge l’acqua dal fondale dal suo letto verso l’apertura del vasto mare e l’acqua salata in superficie penetra per entrare nell’ansa pacifica dell’acqua dolce.

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In quel punto ibridato di acqua mescolata, forme di vita particolari si attardano: sotto la superficie animali acquosi e sopra umani pescatori d’arselle.

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Attraverso camminando quest’ultima ansa di fiume prima del suo spandersi marino e mi sento come un esploratore che guada un mondo nuovo.
E’ lì che le energie di fusione dei due tipi d’acqua si percepiscono anche nell’aria. E’un istante d’incontro in moto opposto e continuo. Uno scambio bidirezionale che palpita e respira.
Risalgo una lingua di spiaggia che si è trasformata in isolotto: da un lato il mare blu che si disperde nello sguardo e nell’orizzonte lineare e dall’altro il fiume che attrae col verde pastoso delle sue placide acque striscianti.

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Cammino su questo isolotto formatosi come confine tra due realtà contigue e mi percepisco come un viaggiatore su un improbabile deserto.

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Godo del riverbero della sabbia chiara, dei bianchi tronchi levigati e all’estremità insabbiati e conficcati nel suolo, testimoni di pregresse burrasche.

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Con le dita sfioro la superficie liscia di questi tronchi bianchi morti, scheletri d’albero, un tempo ricchi di linfe e di lussureggiante fogliame……adesso trasmutati in spettacolare mobilio, intarsiati e levigati dall’acqua e dal sole. Forse trasportati dal fiume e conficcati nella sabbia poi dalla furia del mare. Plasmati dal sole e dal sale.

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Inumano artigianato, arte pura e involontaria, spontanea trasformazione di un corpo negli eventi del tempo.

Aug 13

V.M.18

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Ultimamente ho letto un libro che ha vulcanizzato i miei pensieri.
Amo leggere. Mi piacciono prevalentemente i saggi e leggo raramente romanzi. Divoro circa 25 libri l’anno di cui 3 o 4 sono romanzi.
L’ultimo libro si intitola V.M.18 di Isabella Santacroce.
Non avevo mai letto nulla di lei e non la conoscevo. Sono stata attratta in libreria dalla copertina che raffigura una Spietata Ninfetta che ha stimolato la mia curiosità. Ho preso in mano il libro ed ho letto un paio di pagine di inizio. La decisione di comprare il libro è stata immediata.
Mi sono trovata avvolta da un linguaggio inusuale per forma e contenuto che mi ha provocato il bisogno di capire chi fosse la scrittrice e capire chi fossi io nella lettura di questo libro.

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Lo stile letterario è ricco, gotico e barocco in un modo squisito; il contenuto è alquanto illuminante.
Il motivo del mio stupore non è che ho letto cose nuove o assolutamente sconosciute, ma è che dell’umana specie la scrittrice ritrae una dimensione oscura, d’ombra: cioè una parte non detta, ma risaputa, non accettata. L’umanità non è buona e immacolata e misconoscere i lati più oscuri, depravati e crudeli di noi stessi ce li fa solo censurare. Si tratta di forze che teniamo relegate nell’oscurità che pensiamo di censurare perchè non siamo pronti a conoscere, ma il fatto di voltare le spalle ad una parte di noi che consideriamo indegna di esistere inevitabilmente la rende forte e proprio perchè sconosciuta ingestibile. Con questo non voglio asserire che conoscere le nostre ombre voglia dire compiere atti di efferata crudeltà o coltivare slealtà e virtù immorali, vuol dire conoscere come sempre per poter scegliere.

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Sul blog di Isabella Santacroce sono accolti tutti i commenti che sono stati fatti al suo libro. C’è parecchia gente che vorrebbe censurare il suo libro, chi gli ha dato fuoco, chi inizia querele nei suoi confronti. Io credo che ogni opinione abbia diritto di essere ascoltata e discussa. E che l’arte se mai ha un compito sia quello di aprire il cervello a nuovi e liberi dialoghi.

Consiglio la lettura di questo libro a chiunque sia disposto a mettersi in discussione e a mettere in discussione ogni attimo della propria esistenza.

Il titolo del libro è appunto V.M.18 e consiglio di rispettare più o meno questo titolo che ha un chiaro significato: probabilmente l’autrice considera lo stile e i contenuti della sua opera degne di menti adulte e ancora troppo incomprensibile per menti acerbe.

Allego il link di Isabella Santacroce

www.isabellasantacroce.com

Jul 25

Liquido

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Sospesa tra la gioia e la paura mi guardo.
Fermo l’istante per capire chi sono.

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Mi perdo nel tempo frizzato.

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Mi espando come liquido intorno
e mi adatto a me stessa
per comprendere un tempo che già mentre lo vivo
è ricordo.

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