CHE COS’E’ UN DISOBBEDIENTE?
Rivalutazione e recupero della parola disobbedienza.
“DISOBBEDIRE: non fare ciò che viene ordinato; non sottostare all’altrui volontà â€
La parola disobbedire NON ha una valenza NEGATIVA.
Disobbedire significa non eseguire un ordine.
Essere disobbedienti vuol dire, in primo luogo, ammettere di appartenere ad una società che dà ordini.
In secondo luogo, vuol dire non eseguire un ordine dato e non sottostare all’altrui volontà …il che non ha una valenza negativa.
Ammettere l’esistenza di disobbedienti, vuol dire concepire che c’è qualcuno che dà ordini e che c’è qualcuno che può non eseguirli.
Quindi è possibile che ci troviamo in una società che da ordini?
Valutare un ordine vuol dire disobbedire?
Valutare un ordine vuol dire non immediatamente eseguire.
Valutare un ordine significa valutare.
Quindi, Silvio e il suo potere ha involontariamente sottolineato il fatto che i disobbedienti sono prima di tutto persone pensanti, che valutano autonomamente un ordine dato, e che propongono un alternativa ad uno stato di cose o di informazioni.
A livello giornalistico sappiamo che la parola “disobbedienti†è stata imposta per sostituire la parola pacifisti.
Quindi se i pacifisti sono disobbedienti, a che regime o a che ordine disobbediscono?
Disobbediscono ad un regime che supporta la guerra.
Ecco perché essere disobbedienti è un punto d’orgoglio e non ha una valenza negativa.
Dimostratemi il contrario. Grazie.
4 Responses to “CHE COS’E’ UN DISOBBEDIENTE?”
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Un ordine non può essere valutato per definizione.
A un ordine o si obbedisce o si disobbedisce.
Posso fare una valutazione sulla giustizia di quell’ordine ma non sull’ordine stesso che per definizione è un qualcosa di imposto.
Per cui un disobbediente non è colui che valuta un ordine e propone un’alternativa, disobbediente è colui che decide di imporre un’alternativa a chi ha imposto l’ordine disobbedendo all’ordine stesso.
Non capisco il tuo stupore relativamente al fatto che siamo in una società che da’ ordini. Anche in questo caso non potrebbe essere altrimenti, non conosco società senza regole comuni.
Disobbedire quindi ha valenza negativa fin quando si da valenza positiva al termine obbedire, il che chiaramente non significa che chiunque disobbedisce sbaglia, anzi direi che la storia è andata avanti proprio grazie ai “disobbedienti” delle varie epoche, almeno quando questo movimento era serio e nutrito.
Se per te disobbediente è equiparabile a pacifista è incontestabile che tu dica che disobbediente è colui che disobbedisce ad un ordine imposto di partecipare alla guerra, ma è proprio il tuo accostamento che non regge, il pacifista è un’idealista che si pone al di fuori di questa o quella società , sarebbe contro la guerra in qualsiasi nazione, sia in democrazia che in dittatura. Il disobbediente è molto più radicato nella società in cui vive proprio perchè la contesta, certo si può disobbedire a certe caratteristiche comuni a più società ma a mio parere è comunque un qualcosa di diverso che essere pacifisti.
Disobbedire all’ordine di andare in guerra che significa? Non partire per la guerra? Se non fai il militare sei apposto. Oppure che significa, fare manifestazioni di piazza contro la guerra? In quel caso stai contestando, non disubbidendo. Raccogliere firme per un referendum contro la guerra? In quel caso stai cercando di imporre un obbligo così come chi ti obbliga te lo ha imposto. Isomma non vedi in tutti questi atti pacifisti niente che abbia a che fare con il disobbedire.
Tagli le pompe di benzina durante una manifestazione? Ecco in quel caso disobbedisci alla regola generale che la tua sfera di autonomia personale nello svolgere le proprie azioni finisce quando vai ad invadere quella altrui.
Per cui non contesto il fatto che essere disobbedienti sia una punta di orgoglio, per te almeno, per me i motivi di orgoglio sono altri, ma contesto il fatto che disobbedire sia essere pacifisti.
Saudade,
rhazckal
Utile dire che ti leggo con piacere.
Chi l’ha detto che “per definizione†un ordine non può essere valutato?…..molto militare…..
Ciò che ho scritto è volutamente decontestualizzato. Nel senso che la parola disobbediente ha avuto una sua epoca “gloriosa†mediatica. Il fatto che sia stata imposta per sostituire la parola pacifista, non è la mia opinione, ma un dato di fatto. Se vuoi ti fornisco la fonte….
Disobbedire non significa necessariamente imporre un alternativa con un azione attiva.
Spesso sono più attive le iniziative con azioni passive, scusa il gioco di parole.
E’ovvio, o forse no, che non mi riferisco alla disobbedienza per un ordine militare. Per fortuna non l’ho fatto il militare e mi sento tra le persone “emancipate†continuando a non volerlo fare.
Il termine obbedire non ha né valenza negativa né valenza positiva: io posso obbedire a un ordine del mio corpo per esempio nutrirmi e questo non è negativo. Posso però anche obbedire a qualcuno che mi ordina di nutrirmi fino a scoppiare e questo non è positivo. Quindi non è tanto la parola in sé che ha valenza positiva o negativa. E’ più che altro il fatto che a livello mediatico si è voluto fornire una valenza negativa alla parola disobbedire. E questo è peggio perché implica ordini e disobbedienza e non stimola ad un confronto tra pari e ad una ricerca di dialogo.
Disobbedire all’ordine di andare in guerra, significa fare in modo che proprio l’ordine di andare in guerra non ci sia e questo implica un lavoro ed un’educazione personale e sociale basata sul rispetto e sulla ricerca di confronto.
Gettando uno sguardo al significato dell’essere idealista penso che somigli molto a un’idea durevole nel tempo; nel senso che chi è idealista crede fondamentalmente di non portarsi tutto il mondo nella tomba, ma che anzi il proprio contributo spesso a priori gli sarà invisibile, in quanto riservato alle generazioni future.
Dici che per te i punti di orgoglio sono altri. Mi piacerebbe conoscerli.
Concordo sul fatto che disobbedire non vuol dire per forza essere pacifisti; ma riflettere sul fatto che i media hanno censurato la parola pacifisti sostituendola con disobbedienti merita di tenere l’occhio aperto mentre strizzi l’altro per salutare.
Saudade………ma non troppo
;-D
Ciao di nuovo,
è ovvio che una valutazione in ordine al contenuto dell’ ordine può sempre essere fatta, altrimenti la nostra sarebbe una società di automi computerizzati .
Quello che intendevo io, e forse mi sono spiegato male, è che decidendo di vivere in società ( ma forse è più un processo naturale che una decisione ) abbiamo tacitamente acconsentito a che ci siano regole comuni le quali, se possono essere valutate nella loro giustezza ( o giustizia ) e magari essere cambiate con iter appropriati non possono essere oggetto di una valutazione in ordine al poter eseguire o meno l’”ordine” che è loro intrinseco ( se la legge mi vieta di entrare in casa di qualcuno e prendergli dei soldi senza il suo consenso non posso disobbedire solo perchè ho deciso che i soldi devono essere di tutti o perchè mi voglio riappropriare del mio salario).
Altrettanto ovvio che se poi queste regole sono palesemente ingiuste, magari perchè ad personam o per altri motivi ma soprattutto perchè imposte senza un preventivo consenso dei componenti la società si può lecitamente scatenare la c.d. “disobbedienza” nelle varie forme che abbiamo visto nel passato ( la resistenza è disobbedienza?).
Diverso è ovviamente per un “consiglio”.
Quanto all’accostamento tra disobbediente=pacifista mi rendo conto che non è opera tua, hai infatti scritto che sono i media a fare questa operazione, ma allo stesso tempo se prendi questo assunto per costruire una tua tesi che poi chiedi di valutare e magari di smontare mi viene quasi da pensare che abbia fatto tuo questo modo di vedere le cose inizialmente creato dalla stampa. Ma forse non ho capito il senso del tuo articolo.
Se obbedisci a qualcuno che ti ordina di nutrirti fino a scoppiare disobbedisci al principio di autoconservazione, e se arrivi a disobbidire a te stesso a questo punto credo che la valenza della parola non abbia più significato in quanto ci sono dei problemi psichici a monte da risolvere o azioni di plagio in corso da condannare.
La valenza positiva o negativa di una parola non può essere estrapolata da un contesto per renderla oggettiva ( può essere soggettiva ma a quel punto proprio perchè tale non è più estensibile agli altri).
Per quel poco che so di giurisprudenza spesso si dice che un fatto è positivo o negativo per “quell’ordinamento” e difficilmente ( eccetto quando si rientra nella sfera dei diritti naturali ) si parla di un fatto positivo o negativo in assoluto. Quindi capisco quello che vuoi dirmi ma ribadisco il mio concetto.
I miei punti di orgoglio lasciali a me, credo che abbiano poco a che fare con il contesto del tuo post.
Purtoppo per me, pur tenendo entrambi gli occhi aperti vanto una certa miopia ma nonstante questo cerco altresì di tener su un paio di occhiali decenti che non mi facciano vedere troppo sfuocato.
A volte l’operazione non è facile, non riesce neanche a me sovrapporre la parola “pacifisti” con “disobbedienti” e vederci bene lo stesso.
Saudade …. quel tanto che basta per non perdere l’ispirazione
Il contesto di cui tratta il mio articolo riguardo alla parola disobbediente è da ricollocarsi nella censura che è stata fatta della parola pacifista.
Cercare di capire perchè la parola disobbediente ci è stata “concessa” dai media, mentre pacifista no, mi muove i pensieri nella mente.
Sapere che l’informazione di massa viene manipolata con così tanta facilità e leggerezza , non solo mi spaventa, ma mi spinge a prenderne atto, a non dimenticarlo mai e a ragionare sempre di più sulle cose. Ragionare sull’utilizzo che è stato fatto della parola disobbediente me ne svela l’intento sedativo; cioè dando del disobbediente a qualcuno autonomamente do dell’obbediente a qualcun altro.
Non condivido il fatto che bisogna comunque obbedire trovandosi in società organizzate. Condividendo l’opinione che per stare in una società è necessario rispettare delle regole comuni ritengo che queste regole debbano essere volute, comprese e sostenute dalle persone.
Per questo mi disturba definire qualcuno obbediente. Se le persone esprimono il proprio parere nel rispetto del parere degli altri questo non significa disobbedire.
Il fatto che il governo precedente sia stato indubbiamente sostenitore dellla guerra e che pacifista in tv neppure si poteva dire provoca in me la necessità prima di tutto di affrontare l’argomento, poi di esprimere quel che penso e di sapere cosa ne pensano anche gli altri.
Non ho fatto mia questa associazione tra pacifista e disobbediente e ne parlo perchè ci sono persone che non sanno neppure che esiste la censura e la manipolazione delle informazioni.
I tuoi punti di orgoglio te li lascio per forza,sono tuoi……li hai tirati in ballo tu……
La miopia…………so di quel che parli.

Al mare toglievo gli occhiali perchè sudavo e mi davano noia e ho conosciuto un Sacco di gente. Non perchè beccavo, ma perchè siccome non vedevo nulla senza occhiali quando un po’ più in là qualcuno smanaccava lo salutavo pensando di ricambiare, anche se poi scoprivo che magari salutava uno dietro le mie spalle.
Giuro