1966 - 2006

Mi chiedo il senso di tutto questo. Eri una ballerina. Una dolcissima e leggera ballerina di danza classica. Eri minuta ma carina.
Mi ricordo i tuoi lunghi capelli lisci che alla fine degli anni 70 tu avevi fatto tagliare tutti scalati così che sulla tua schiena formavano una punta perfetta.
Eri una ragazzetta. Andavi al lavoro con la vespa: il PX bianco di cui eri innamorata. Lavoravi in un panificio.
Mi ricordo quando una sera rientrasti a casa dal lavoro con la tua vespa, ti togliesti la sciarpa rossa e lunghissima avvolta in infinite spire al tuo collo (il casco non usava ) e tra la sciarpa e il tuo collo si era rannicchiata una cavalletta enorme.
Cominciasti a saltare e ad urlare come una pazza furiosa e facevi dei versi incredibili. Sembravi veramente ammattita ed eri teatrale come del resto sei sempre stata: per gioco, per carattere.
Mi ricordo che un pomeriggio mi facevi il bagno e lavandomi i capelli mi insegnasti ad usare il balsamo. Mi davi i bacini e mi chiamavi Renina.
Ti sei innamorata di Fonzarelli, come lo chiamavi tu, e lasciata la danza ti sei sposata. Avevi un abito bianco bellissimo e fasciante: stupendo sul tuo corpo da favola.
Avevi un diadema tra i capelli acconciati che ti faceva sembrare una gattina.
Ho questo ricordo.
Per amore hai smesso di ballare.
Hai rinunciato ad una carriera da ballerina per stare col tuo amore; dovevi scegliere. Altrimenti a breve saresti partita per Milano e i suoi riflettori.
Insieme a lui hai coltivato altre passioni. Amavate viaggiare e fare reportage delle vostre avventure. Hai fatto la modella per il tuo fotografo preferito che è il compagno della tua raggelante esistenza. Come eri bella. Come eri felice.
Fino a quel giorno in cui i dottori ti hanno detto che avevi una malattia incurabile e progressiva che ti avrebbe trasformato completamente e in modo assoluto la vita. Quella vita che tu hai sempre amato tanto. Non l hai accettato. Come potevi? Avevi poco più di 20 anni! Non volevi quella verità  e con tutte le tue forze hai rifiutato qualsiasi aiuto potesse anche solo ricordarti la tua malattia.
Ti sei chiusa in te stessa cercando di scomparire piuttosto che accettare quel verdetto di tortura. Sentendo le tue forze affievolirsi ad un certo punto hai chiesto aiuto in gran segreto a persone avide che ti hai venduto quello che tu cercavi, e cioè la speranza di una realtà  diversa. Ma con questo sogno, senza saperlo, hai comprato un declino più rapido e devastante. E da lì tutto è precipitato.
Hai aperto il tuo cuore con le unghie spezzate e vi hai riposto dentro la tua giovinezza e le tue aspirazioni. I tuoi desideri hanno ricucito la pelle. Ti sei voltata verso il nulla hai affrontato una vita diversa purchè ci fosse una vita.
Niente poteva essere più come prima. Mai più viaggi. Mai più foto a quel corpo prosciugato e dagli aghi mangiato. Mai più amici: non volevi chiedere che ti raggiungessero nella tua censurata vita. Un ritiro. Eppure per me hai sempre avuto parole gentili. Sempre mi hai incoraggiata a vivere e non mi hai mai rinfacciato la mia assoluta fortuna. Più la malattia si acuiva e ti martoriava da sotto la pelle e più il tuo animo pareva indistruttibile. Ogni nuovo ricovero in ospedale diventava un calvario e la scoperta di una nuova aggravante, di una nuova complicanza.
Fino a raggiungere l assurdo: atrocità  e sofferenze impensabili per l umana capacità  di sopportazione. E tu sei riuscita sempre a sostenere tutto. Forse troppo. Una forza impensabile che scaturiva dal tuo piccolo corpo sempre più esile e sempre più provato dai continui ricoveri in ospedale e dai quintali di farmaci che hai dovuto assumere continuamente. Col tuo corpo hai deciso di lottare per la vita, che per quanto difficile e, ogni volta sempre più precaria, era l unica vita possibile per te. Adesso sono qui che ti guardo, che mi sento in colpa per ogni volta che mi lamento per problemi che confronto ai tuoi sono praticamente irrisori. Mi sento prepotente per ogni volta che mi arrabbio con qualcuno e vedo nei tuoi occhi una capacità  di perdonare e di capire che io non riuscirà mai ad avere. Mi sento stupida quando mi trovo ad accanirmi per soddisfare desideri futili quanto un oggetto nuovo da comprare e vedo quanto sono minimali ed essenziali i tuoi desideri. Mi sento vigliacca quando ho paura di prendere decisioni e affrontare un situazioni che in confronto a quello che hai dovuto affrontare tu appaiono come piccoli e quasi inesistenti ostacoli.
Mi sento inetta quando non riesco a passare un po’ di questo ultimo tempo che ti è rimasto, insieme a te, perchè non riesco a guardarti morire.
Io non sono capace di accettare le sofferenze che hai dovuto sostenere tu per consentirti di vivere. Ognuno di noi è destinato alla morte. Credo che sia veramente l unica certezza. Quello che posso fare è vivere, è godere di quello che ho e magari anche di quello che non ho, è non credere ai venditori di sogni, è amare me stessa, le persone e tutto ciò che ha vita, è non dimenticarmi mai che questo immenso dono che ho ricevuto non devo buttarlo o sprecarlo nel susseguirsi dei giorni. Non posso dare per scontato che dopo un giorno per me ce ne sia sempre un altro e che vada tutto bene. E’ importante vivere ogni giorno come se fosse l ultimo proiettandosi comunque nel domani.
Ti abbraccio piano piano e lievemente per non farti male e resto così.

2 Responses to “1966 - 2006”

Comments

  1. doggybag Aug 22 2006 / 6am

    I do not have any words Irez but thank you for sharing these

    ciao
    db

  2. irez Aug 23 2006 / 1am

    …talvolta le parole non sono indispensabili, basta una accogliente presenza…
    grazie, Irez

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