Apr 172011

L’arrivo in citta’ del ministro Matteoli ha fatto riaccendere i riflettori, come ogni volta, sul progetto del traforo della Tambura, colossale opera da 300 milioni di euro. Ma il denaro ancora non c’e’. L’opera sarebbe destinata a collegare la Garfagnana con la Versilia. Dopo la presentazione del progetto preliminare avvenuta sotto il sole d’agosto in un affollato altopiano di Campocatino, stavolta il ministro Matteoli ha firmato una convenzione con il Comune di Vagli e L’Anas per realizzare il tunnel della lunghezza di 4 km e mezzo. Dunque il traforo del Tambura rimane ancora, per la Valle del Serchio, una speranza affidata ad alcune firme su un foglio di carta. Ma le penne, si sa, non bastano per bucare le montagne.

Feb 142011


Aug 242010

Come presidente dell’Associazione per il Turismo in Garfagnana e Media Valle del Serchio desidero intervenire sulla questione dell’ipotesi del traforo del Monte Tambura di cui si è tornato a parlare in questi giorni.
Non voglio entrare nel merito delle gravi problematiche ambientali che l’opera creerebbe e che sono state evidenziate nei mesi scorsi da molti autorevoli personaggi, vorrei piuttosto soffermarmi brevemente su cosa emerge da un incontro come quello di ieri con il Ministro Matteoli.

Sono estremamente preoccupato del fatto che si possa fare di demagogia politica. E’ facile intuire le potenzialità della nostra valle, basta guardarne la morfologia, quello che per alcuni significa isolamento per molti altri rappresenta infatti opportunità di ritrovare natura, tradizioni e ritmi altrove scomparsi. La soluzione ai problemi del nostro territorio, peraltro molto minori rispetto a quelli dei luoghi limitrofi ove si vorrebbe esportare la nostra manovalanza, sta nel credere nelle proprie potenzialità e nella capacità di valorizzarle al punto di renderle volano di sviluppo economico. Uno sviluppo che possa essere valido anche per i nostri figli e non solo per un breve periodo storico. Uno sviluppo che non punti su un turismo mordi e fuggi, bensì sull’unicità del nostro territorio, in grado di attirare visitatori da tutto il mondo . L’”industria” del turismo in valle è una delle prime per investimenti e non certo l’ultima per fatturato.

Sono convinto che dietro al progetto del traforo si celino meri interessi legati alla svendita della risorsa marmo e carbonato di calcio, un modo diverso per poter aprire nuove aree estrattive. Ciò che però più mi rammarica è l’ennesima dimostrazione di come la politica possa ancora vivere di questi palcoscenici, ciò vale oggi per il progetto della Tambura come per quello della Lucca –Modena, cavalcato alternativamente da schieramenti politici sia di centro destra che di centro sinistra.

L’Associazione turistica che rappresento e che conta oltre 50 aziende, vuole fare a meno di un nuovo traforo, chiede piuttosto alla politica di prendere atto del reale potenziale della Garfagnana, di investire risorse, se è vero che ci sono, nello sviluppo delle aree parco, oggi confinate ai margini della nostra valle ma in grado di portare vantaggi anche in termini occupazionali. Chiede di prendere atto dei numeri legati al turismo ed al suo indotto, auspica l’uso del buon senso e soprattutto la condivisione delle scelte strategiche con chi continua ad investire risorse su un territorio a palese vocazione turistica.

Danilo Musetti – Presidente
Associazione per il Turismo in Garfagnana e Media Valle del Serchio
tel./phone +39 328.6772893 fax + 39 0583.1861313 e-mail: info@ingarfagnana.com web www.ingarfagnana.com

May 062010

Mauro Corona è solito ripetere di non essere nato in barca. Ma forse non tutti sanno che in realtà è nato su un carretto, il 9 agosto del 1950.
I suoi genitori, Domenico “Mene” Corona e Lucia Filippin detta “Thia”, quell’estate vagabondavano per le valli del Trentino come venditori ambulanti, ed è proprio sulla strada che dal borgo di Piné portava a Trento che Mauro ha visto la luce sul carretto dei genitori.
Nonostante attorno alla nascita e alla vita del nostro siano fiorite e sorgano tuttora diverse leggendemetropolitane – alcune persone si stupiscono ancora del fatto che non superi i due metri di altezza – questa che segue è la sua vera storia. Fidatevi di noi, lo conosciamo bene.
Rischiare la pelle diventa subito una questione con la quale farà spesso i conti: ancora in fasce, viene colpito da una brutta polmonite che gli lascia poche possibilità di sopravvivenza. Ma quando attorno al suo capezzale vengono accesi ormai anche quattro ceri, le preghiere della nonna Maria, giunta apposta da Erto, restano l’unica speranza cui affidarsi, Mauro guarisce miracolosamente. Non ci dovremmo proprio stupire se oggi si ritrova ad essere un carpino con la scorza dura e tenace come quella del corniolo.
Mauro trascorre quasi sei anni a Piné, ma non ricorda molto di quel periodo. Poi la famiglia decide di riportare lui e il fratello Felice, nato nel 1951, al paese d’origine, Erto, un pugno di case incassato nella valle del torrente Vajont, ultimo baluardo del Friuli occidentale. Mauro conosce i nonni paterni Felice e Maria, e Tina, la zia sordomuta. Trascorre l’infanzia nella Contrada San Rocco, assieme ad altri coetanei ertani. Alcuni di loro, Silvio, Carle, l’Altro Carle, Meto, Piero, Basili, diventeranno suoi inseparabili amici.
L’amore per la montagna e per l’alpinismo gli entra nel sangue durante le battute di caccia ai camosci al seguito del padre sulle cime che circondano il villaggio.

Appena tredicenne in agosto scala il monte Duranno ed è del 1968, a diciotto anni, la prima via aperta sulla Palazza.
La madre abbandona la famiglia pochi mesi dopo la nascita del terzo figlio, Richeto, e passeranno diversi anni prima che faccia ritorno a Erto. Oltre al grande vuoto, da buona lettrice lascia ai figli un patrimonio di libri non indifferente, che Mauro comincia a divorare facendosi compagnia con i personaggi e le storie creati da Tolstoj, Dostoevskyj, Cervantes e altri grandi autori. – more here

Apr 192010

Apr 182010

Bella giornata dedicata alla montagna…sulle Alpi Apuane, sotto il monte Tambura. La prima manifestazione pubblica del “NO AL TRAFORO DEL MONTE TAMBURA” Da li si vede il nastro sinuoso che traccia la via del valico; la Via Vandelli che unisce Resceto a Vagli tratto della via ideata e realizzata tra il 1738 e il 1752 su iniziativa del duca Francesco III di Modena. Suo scopo era collegare le città di Modena a Massa attraversando l’Appennino Tosco-Emiliano e le Alpi Apuane rispettivamente dal passo di San Pellegrino e da quello della Tambura.

Nel bar del paese ho appreso che a Resceto sono favorevoli al traforo. Si mantiene vivo così, il sogno di vedere spiccare il volo ad un’economia che ora non esiste, un paese in cui farsi una doccia alla sera quando si ritorna da una giornata di lavoro è difficile per la scarsità d’acqua, i cellulari non hanno linea, internet è fantascienza e il metano non è ancora arrivato, … adesso c’è rimasto nient’altro che il traforo della Tambura per collegare Vagli a Resceto e avviare un’economia che adesso non c’è.

- Fabrizio Da Prato -

Nicola Cavazzuti – Si è svolto oggi il raduno del gruppo no! al traforo della Tambura.

Tutto è andato come previsto e i simpatizzanti parlavano dialetti differenti.

Nonostante la temperatura non fosse proprio primaverile più di un centinaio di persone si sono portate verso la casa del fondo per dare il loro contributo in termini di presenza alla manifestazione.

Dopo due breve interventi di Luca Petrazzini e di Nicola Cavazzuti la parola è stata lasciata al Sindaco di Massa Roberto Pucci che ha ribadito il proprio no all’opera ritenuta scellereta dal punto di vista economico e ambientale, la necessità di diffondere l’informazione riguardo i rischi connessi con questa opera e la necessità di mettere in campo iniziative che individuino alternative economiche e di sviluppo ai paesi della montagna che oggi hanno bisogno di un cambio di passo: se il ministero non ha problemi a destinare 200 milioni di euro per questa opera e per quelle connesse al fine di migliorare le condizioni economiche e di vita della montagna apuana, allora può ugualmente impegnarsi, megari destinando molto meno, per risolvere problemi contingenti del territorio e per dare alternative di sviluppo alle popolazioni montane senza per questo rischiare di fare danni ambientali irreversibili per tutti i nostri territori.

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Ha preso poi la parola Bruno Steinberg, Presidente della Federazione Speleologica Toscana, che ha fatto il punto della situazione per quanto riguarda i rischi connessi alla morfologia e alla geologia del complesso delle Apuane e ha provato ad immaginare cosa potrebbe accadere se il tunnel venisse realizzato: le probabliità di trovarsi di fronte ad un disastro ambientale, forse diverso da altri già avvenuti come al Mugello o al Gran Sasso, è molto alta proprio per l’atricolazione del sistema carsico che caratterizza le nostre Montagne.

Sia il Sindaco Pucci che Steinberg hanno lanciato l’idea di un incontro di tipo scientifico-tecnico durante il quale vengano affrontate queste tematiche per poter convincere coloro che oggi sono più possibilisti sull’opera sulla pericolosità di un Traforo che attraversi la Tambura e soprattutto metta a confronto alternative di opere che, nel rispetto di uno sviluppo sostenibile, consentano finalmente alle Alpi Apuane di uscire da letargo in cui sono cadute oramai da troppo tempo. – source – facebook – No! al traforo della Tambura (MS) and No! al traforo della Tambura (LU)

Mar 222010

risultati emersi dalla riunione del 21-03-2010 sul tema no! al traforo della tambura. tutti gli iscritti sono pregati di prenderne visione . grazie. nelle bacheche dei gruppi di appartenenza.

(1)unificazione dei 4 gruppi esistenti in rete , sotto un unico simbolo , e nome. risultati emersi dalla riunione del 21-03-2010 sul tema no! al traforo della tambura. tutti gli iscritti sono pregati di prenderne visione . grazie. nelle bacheche dei gruppi di appartenenza.

(2) per il gruppo di “Keane” il nome sara’: No! al traforo della Tambura (lu) in rappresentanza del lato di Vagli (lu) – site here

(3) x i gruppi di Venanzio e Eleonora. si rendera’ necessaria un unificazione, facendo convogliare i propri iscritti sotto un unico gruppo con il nome : No! al traforo della Tambura (ms). in rappresentanza del lato di Massa. – site here

(4) il 4 gruppo di 39 unita’ fara’ asua volta convogliare i propri iscritti, dove riterra’ piu’ opportuno.

(5) i fondatori dovranno nominare degli amministratori di fiducia, con il conpito di facilitare i contatti tra i 2 gruppi in caso di riunioni, o assenza degli stessi in rete.

(6) creazione di un “Logo” da utilizzare x l’ immagine in rete, x i volantini e x n’ 2 Bandiere.

(7) successiva nomina rappresentanti del gruppo x i contatti con gli organi di informazione e le amministrazioni locali.

(8) in Data 11-04-2010 si terra’ un raduno ai piedi della tambura, dove verra piantata una bandiera simbolica. i particolari verranno comunicati dai fondatori agli iscritti con messaggi personali.

(9) la stessa operazione si ripetera’ dal lato di Vagli (lu) in data da destinarsi, sara’ compito dei rappresentanti di (lu) informarci sui tempi e il luogo.

(10) e’ di fondamentale importanza che gli iscritti facciano sentire la propria partecipazione sia fisica che di pensiero.(scrivendo le proprie idee sulle rispettive bacheche. specialmente se fossero in possesso di informazioni in merito.

Mar 132010

Francesco Vecchiacchi

1902, nasce il 9 ottobre a Filicaia, Camporgiano, Lucca

Pioniere nelle ricerche per la progettazione e realizzazione di ponti radio e  telecomunicazioni inpulsive . Nel campo delle misure elettriche per primo costruisce dei Frequenzimetri (che prendono il suo nome) ed è riconosciuto internazionalmente per avere per primo sviluppato la teoria del multivibratore, alla base dei circuiti elettronici per la generazione e la manipolazione di impulsi.

I suoi studi sulla propagazione delle Microonde hanno costituito fino alla fine degli anni ’60 la più vasta base di dati disponibile a livello mondiale.

1925, a ventitre anni, si laurea in fisica matematica all’Università di Pisa con 110 e lode, nel 1930 a  ventotto anni ottiene la libera docenza.

1932 Creazione e direzione del Laboratorio Radio della Fabbrica Italiana Magneti Marelli (studio e applicazione Radar e Ponti Radio)

1933 Direttore del Centro di Elettronica e Telecomunicazioni C.N.R. Milano

1936 Presenta a Roma al C.N.R. il primo trasmettitore e ricevitore di immagini italiano.

1937 Ottiene la cattedra di Comuniazioni Elettriche al Politecnico di Milano

1939 Realizza il primo sistema completo di trasmissione televisiva in italia; trasmette, durante la fiera campionaria di Milano uno spettacolo di canto e danza con alcune riprese  esterne in diretta con apparecchiature prodotte dal suo laboratorio.

La telecamera con cui si sono effettuate le sperimentazioni milanesi di ripresa televisiva è progettata dal fisico Francesco Vecchiacchi nei laboratori della Magneti Marelli, (telecamera con tubo da ripresa elettronico (iconoscopio) poi è stata utilizzata nel 1940 in occasione della XXI Fiera Campionaria.

Con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale le sperimentazioni vengono sospese e l’inaugurazione ufficiale della tv italiana . rimandata agli anni Cinquanta.(fonte) www.museoscienza.org

Nel campo dei ponti radio l’Italia ha in quegli anni un indiscusso primato: grazie a Vecchiacchi. Alla vigilia del conflitto mondiale pensò di costruire un apparecchio di radiolocalizzazione, del tutto ignaro che gli anglo/americani fossero molto avanti in questo campo, ma il regime, pensando ad una breve guerra, ritenne che non fosse più necessario dedicarsi alle ricerche. Solo la Marelli, come sempre lieta di assecondare le iniziative pionieristiche del suo Consulente Tecnico, gli mise a disposizione quanto aveva al fine di giungere alla messa in opera del radio-localizzatore che Vecchiacchi chiamò “Lince”, un cugino stretto del radar.

1941 Si annuncia la aprima trasmissione a colori della CBS

1952 Francesco Vecchiacchi realizza il PONTE RADIO TELEVISIVO sperimentale TO-MI primo collegamento a LARGA BANDA in italia per le trsmissioni RAI. Gli anni successivi vedono un fiorire di ponti radio sui monti italiani, sempre più sofisticati, mentre Vecchiacchi sta completando il grandioso ponte radio Milano-Palermo  in grado di portare il programma televisivo ripreso in qualsiasi punto della penisola a tutti i trasmettitori nazionali e alla rete europea.

1955 Si sa per certo che Francesco Vecchiacchi: era un amante delle Apuane, le sue escursioni erano di interesse personale e scientifico; era solito fotografare sistematicamente parti di territorio ad altitudine variabile, probabilmente con l’intento di servirsi dei rilevamenti per i suoi studi sulla propagazione delle onde radio. L’utima sua salita risale al settebre del ‘55 alla Pania della Croce, nelle Alpi Apuane.

Muore il 20 novebre.

”…Che cosa spingeva …“Cecco” …ad impegnarsi, a faticare, a studiare, a pensare: non ha mai cercato denari, allori, notorietà, men che meno potere?

Ho riflettuto su questo motore, e non mi è riuscito trovare una risposta soddisfacente finché non mi sono ricordato che Francesco Vecchiacchi era anche un dilettante, nel senso che si divertiva, alpinista: quale è la motivazione per scalare un monte?

La soddisfazione di aver raggiunto una meta con le proprie forze, col proprio impegno, goderne la gioia e la bellezza: qui del panorama, là della conoscenza, del funzionamento del progetto….” (Patrizio Giusti) ·  Dal libro “Francesco Vecchiacchi. La tecnologia e la passione “ Curato da: Comune di Camporgiano Pacini Editore

1977 Il Club Alpino Italiano di Lucca, dedica a FrancescoVecchiacchi la via Ferrata dal Passo Sella al Passo della Tambura.

La via ferrata porta dalla vetta del monte Sella alla Focetta dell’Acqua Fredda, sotto la vetta dell’Alto di Sella. Il monte Sella (m. 1739) e l’Alto di Sella (m. 1726) formano un bastione roccioso che si mantiene per piu’ di 1 km. sui 1700 metri di quota e si snoda tutta (1.500 m. di cavo) nel versante garfagnino di Arnetola.

http://www.alpiapuane.com/php/index.php?option=com_content&task=view&id=182&Itemid=69

I Radioamatori Lucchesi  hanno intitolato ai fratelli Vecchiacchi l’associazione, organizzano una giornata di radiotrasmissioni (CONTEST in gergo radioamatoriale) il VECCHIACCHI MEMORIAL DAY con una trasmissione speciale chiamata 15VMD..

In questo link una spiegazione di cosa è questa trasmissione speciale 15VMD

http://www.arilucca.it/arilucca/contestVMD.asp


Feb 282010


What’s cute, cuddly, and makes all sorts of bizarro noises when it senses wireless waves? Yoshi Akai’s Wireless Catcher, of course! This analog synth contraption is simplistic in nature and complex in design, utilizing an onboard antenna to sense WiFi signals and then alter the sounds being outputted depending on signal strength and direction. It’s not exactly the symphony that Bach forgot to write, but it’s certainly beautiful in its own nerdy way. Yoshi’s  site is here


The Lovell telescope at Jodrell Bank, Cheshire, has a dish diameter of 76 metres, providing resolution below 0.001 arc seconds, equivalent to resolving a cricket ball 16,000 Km away.
Revealing detail in diffuse objects such as nebulae and galaxies at wavelengths other than those of visible light…
The music you are listening to was constructed from the sounds of radio waves from space.
Interferometry composition by Sandettie Light Vessel Automatic.
A zero-k production, 2007.


The VLBA is a system of ten radio telescopes controlled from the Array Operations Center in Socorro, New Mexico by the National Radio Astronomy Observatory. The array works together as the world’s largest dedicated, full-time astronomical instrument. It uses the technique of very long baseline interferometry.Its first observation using all ten sites was May 29, 1993.

Each VLBA station consists of an 82-foot (25 m) diameter dish antenna and its adjacent control building which contains the station computer, tape recorders and additional equipment. Each antenna weighs 240 short tons (218 t) and is almost as tall as a ten story building. It uses earths diameter as a baseline.

Feb 162010

Silvia Magrini – work here

Idea:

Come il tema della natura è il punto focalizzante per il progetto “VERDE-CONTATTO”, così lo è anche per il mio lavoro: le sue forme, i suoi colori, il suo equilibrio perfetto, sono fonte di ispirazione costante.

VERDE-CONTATTO
Forziamoci un attimo. Focalizziamo un attimo l’attenzione al verde che ci circonda: alberi, montagne, fiori e pensiamo a quante volte, ogni giorno, guidando l’automobile, ci dimentichiamo di esso ignorandolo, quasi come non facesse parte della nostra vita. VERDE-CONTATTO vuole essere, infatti, un ritorno ad esso, al verde della natura, un modo che ci permetta di abbandonare questa vita frenetica e ci permetta di fermarci ad osservare di più.
L’istallazione a forma di igloo, sarà  costruita con materiale vegetale, all’interno verrà  scavata nella terra una sedia la quale permetterà  al visitatore di sederesi e di vedere, attraverso uno o più oblò, la natura esterna.
Quindi una attenzione ed un immersione completa per un VERDE-CONTATTO.
E’ una mia esperienza personale IL CONTATTO CON LA NATURA E PER PRIMA IO L’ HO RITROVATA, e seconda cosa mi farebbe piacere che lo fosse anche per qualcunaltro e poi LA NATURA per me è e continua ad esserlo, UNA GRANDE FONTE DI ISPIRAZIONE per il lavoro che svolgo ogni giorno ed un elemento importante per la mia vita.

Stefano Giovacchini – work here

Idea:

La mia idea e di costruire delle marginine, ma non sò ancora bene come: vorrei utilizzare materiale trovato sul posto, come rocce, o rami di recupero o terra argillosa. Non mi voglio preoccupare troppo della durata , ma vorrei che fossero completamente compostibili, ovvero riassorbili al 100% dalla terra. Impatto ambientale 0.
Aggiornamento 19 03 2008

…stò lavorando a dei video molto interessanti che si basano sull’evolversi di forme e colori intorno ad un audio….
pensavo di mostrarli “innestando” dei monitor 8″ pollici nel terreno o negli alberi ed alimentarli in maniera naturale (questo è ancora un punto difficile ma ci stò lavorando)

il titolo sarebbe INNESTI, come quelli che si fanno nelle piante, per capirci

vorrei contaminare l’ambiente con forme di vita apparentemente estranee, ma che seguano una logica “evolutiva” come la montagna stessa e trovare i punti di evoluzione in comune, formali ed intellettuali.

Claudia Haberkern – work here

Idea:
1) Qui non si guarda fuori, oltre il confine. Si devono invece mobilitare tutte le forze per guardare dentro (che talvolta è sinonimo di indietro). Non inizia qui l’altra cosa: una soglia è fatta diversamente.

I margini sono luoghi di riflessione e prevalentemente di non-azione. Si riferiscono ad uno o più centri, dai quali li separa una grande distanza: in alcuni casi possono essere luoghi panoramici!
(sempre che si ha la pazienza di aspettare l’alzarsi delle nebbie) Quindi: osservazione, distacco , purificazione.
- dico potenzialmente.

2) Al centro dell’uovo è il rosso. Da qui nascerà il pulcino. Il bianco dell’uovo, presumo, abbia la funzione di proteggere e di nutrire. Prima o poi arriva il giorno spacca-uovo e si devono mobilitare tutte le forze; il guscio è sempre durissimo.

Volevo dire che in tutti i processi esistono momenti, in cui ci si deve orientare verso l’interno. non è il caso del pulcino però, che per forza deve superare i margini che l’hanno nutrito e affrontare il confine. ecco, nella mia prima reazione sul termine “Margini”.

Fabrizio Da Prato – work here

Idea:
Salvaguardare le delicate forme di antropizzazione che affiorano come organismi colonizzatori.

…perché cambiare! abbiamo già fatto i nostri cambiamenti .

…il limite della disciplina urbanistica è stato quello di progettare il territorio come se si trattasse di una superfice geometrica astratta sulla quale allocare funzioni residenziali e produttive attraverso lo strumento dei piani regolatori urbani e territoriali…

Dopo questo primo studio sono passato ad una seconda fase del lavoro per realizzare la mia Esplorazione artistica.

Keane – work here

Idea:
Semacode tags can be quickly captured with a mobile phone’s camera and decoded to obtain a Web site address. This address can then be accessed via the phone’s web browser. The above 2D barcode is for this site.Idea:
Margins – my work on this project, will be based basically around the following area:Where the tree line ends and the mountainside begins. In other words, above the chestnut trees and above the area where the birch tree grows. It is where those birch trees stopped growing, either because the altitude is too high, the soil can not support the growth of large trees or other factors such as wind, erosion, not enough sunlight or other plant species have already taken the territory.It is always a special moment, as you push out from the trees onto the open space of the mountainside. It is really only once you leave the shelter of the trees, that the true experience of being on a mountain starts.There is maybe an old memory still locked in all of our brains, which reminds us that the trees mean shelter, warmth , companionship and the ability to hide from danger. Once in the open, we are on our own. We have to reset our thinking to a different system of rules, and adjust our behaviour to conform to those rules. Effectively, we have to work in a different way to how we normally behave. It is that changeover – that transition, as we move from one area to another – one way of thinking to another that interests me.