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	<title>giornale di barganews &#187; orologio</title>
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		<title>I Campanili delle ore nel Comune di Barga</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2008 14:40:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>keane</dc:creator>
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		<description><![CDATA[â€œI CAMPANILI DELLE ORE NEL COMUNE DI BARGAâ€ di Pier Giuliano Cecchi PREMESSA Nel medioevo occidentale, fino almeno al 1300 e agli inizi del Rinascimento, fu la campana della chiesa, con lâ€™ annuncio delle ore canoniche e delle funzioni, a dare il succedersi della giornata. Naturalmente lâ€™ ausilio delle meridiane era indispensabile. Le ore canoniche dividevano il giorno in otto parti: â€œmattutinoâ€, in antico dopo la mezzanotte poi allâ€™ alba, â€œLodiâ€ al canto del gallo, â€œPrimaâ€ alle sei, â€œTerzaâ€ alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>â€œI  CAMPANILI  DELLE  ORE  NEL  COMUNE  DI  BARGAâ€ di Pier Giuliano Cecchi</p>
<p><strong>PREMESSA</strong></p>
<p>Nel medioevo occidentale, fino almeno al 1300 e agli inizi del Rinascimento, fu la campana della chiesa, con lâ€™ annuncio delle ore canoniche e delle funzioni, a dare il succedersi della giornata.</p>
<p>Naturalmente lâ€™ ausilio delle meridiane era indispensabile.</p>
<p>Le ore canoniche dividevano il giorno in otto parti: â€œmattutinoâ€, in antico dopo la mezzanotte poi allâ€™ alba, â€œLodiâ€ al canto del gallo, â€œPrimaâ€ alle sei, â€œTerzaâ€ alle nove, â€œSestaâ€ alle dodici, â€œNonaâ€ alle quindici, â€œVesproâ€ verso le 18 e â€œCompietaâ€ prima del riposo.<span id="more-4924"></span></p>
<p>Eâ€™ con questo verso di Jacopone da Todi (1236 &#8211; 1306) che possiamo avere unâ€™ idea dellâ€™ uso delle ore canoniche: â€œAssai me levo a mattutino ad officio divino &#8211; terza e nona e vespertino, poâ€™ compieta sto a veghiareâ€.</p>
<p>Col 1300 e poi col fiorire del â€œRinascimentoâ€, classicamente individuabile tra il XV e il XVI secolo, nella rinnovata floridezza delle cittÃ  dovuta allâ€™ espansione delle attivitÃ  artigianali e dei commerci, allâ€™ annuncio delle ore canoniche si aggiungerÃ  lâ€™ uso dellâ€™ orologio meccanico unito alla campana (poi indicante le ore anche su quadranti), il quale montato su campanili e torri civiche, per sua natura dividerÃ  il tempo del giorno nelle ventiquattro ore.</p>
<p>CosicchÃ©, laddove si costruirÃ  lâ€™ orologio pubblico, le giornate non avranno piÃ¹ i tempi variabili a seconda della stagione delle ore canoniche.</p>
<p>Fu una sorta di rivoluzione sociale con la quale si iniziÃ² a vivere i giorni non piÃ¹ col tempo della Chiesa, ma bensÃ¬ col tempo laico del mercante e del produttore, anche se il computo delle ore canoniche resistette ancora per lungo tempo.</p>
<p>Per quanto riguarda la storia degli orologi meccanici, va detto che giÃ  i Bizantini e i Musulmani avevano portato la loro tecnica costruttiva ad un notevole grado di perfezione.</p>
<p>Lâ€™ uso dellâ€™ orologio meccanico unito alla campana fu unâ€™ idea il cui merito spetta tutto allâ€™ occidente cristiano. Ma non fu unâ€™ invenzione, bensÃ¬ una conseguenza di varie osservazioni, sperimentazioni e apprendimenti da ciÃ² che nei secoli passati era stato fatto nel campo della misurazione del tempo. Infatti giÃ  dal mille si ricorda lâ€™ esistenza di â€œsvegliariniâ€ monastici con campanella per gli uffizi divini notturni.</p>
<p>I primi costruttori di orologi furono degli abilissimi fabbri, che gradualmente diventarono meccanici con lâ€™ evoluzione della tecnica e della richiesta.</p>
<p>Il primo orologio meccanico pubblico al mondo di cui si ha memoria, pare si costruisse a Londra nel 1289 (Enciclopedia Bemporad &#8211; 1908).</p>
<p>Invece in Italia la prima cittÃ  che ebbe un orologio pubblico fu Milano e venne costruito verso il 1309 in S. Ambrogio: â€œdallâ€™ alto della torre batteva i tocchi su una campanaâ€. (Marpurgo: â€œGli orologiÃ¶ &#8211; Fabbri &#8211; 1966).</p>
<p>Sempre a Milano si ha memoria di un altro orologio pubblico costruito nel 1335 in S. Gottardo.</p>
<p>Delle altre cittÃ  italiane, tra le prime ad avere lâ€™ orologio pubblico, furono quelle della pianura Padana. Ma pure ricordiamo Siena che nel corso del 1300  ne montÃ² uno sul palazzo pubblico.  Poi Monza nel 1347, Orvieto nel 1351, Firenze nel 1354, che montato sulla torre di Palazzo Vecchio, suonava soltanto le ore e fu costruito da NiccolÃ² di Bernardo che poi divenne lâ€™ orologiaio del Comune.  Inoltre Padova nel 1344, Genova nel 1353, Bologna nel 1356, Ferrara nel 1362, ecc..</p>
<p>Nel corso del 1400 il suo uso si diffuse a macchia dâ€™ olio in tutta Italia.</p>
<p>____________</p>
<p>Sul finire del 1300 anche Lucca si dotÃ² di un orologio pubblico e la notizia si ricava dal libro â€œArte e pittura nel Medioevo Luccheseâ€ &#8211; Concioni, Ferri, Ghilarducci. Precisamente a pag. 147 dove sotto lâ€™ anno 1370 si ricorda che il Consiglio di Lucca: â€œDelibera per la costruzione di un orologio meccanico sulla torre che Ã¨ sopra la cucina delle nuova residenza degli Anzianiâ€. (punctualiter sonet horas die e noctis).</p>
<p>PerÃ² sembra che lâ€™ attuazione di tale delibera si abbia solo nel 1391, quando per mano di Cerlotto di Giglio Labruccio di Lucca si costruÃ¬ e si collocÃ² sulla Torre delle Ore il pubblico orologio. Cerlotto nel 1392 venne nominato a â€œsollecitatorem e gobernatorem horologiâ€ per quindici anni.</p>
<p>************************************************</p>
<p><strong>Lâ€™ ORIOLO  PUBBLICO  DEL  COMUNE  SUL  CAMPANILE  DEL  DUOMO  DI  BARGA</strong></p>
<p>Naturalmente anche a Barga, come nel resto dâ€™ Italia, il tempo del giorno medioevale veniva diviso con lâ€™ approssimazione delle ore canoniche degli uffici divini e quindi grande importanza rivestÃ¬ lâ€™ uso della campana della chiesa.</p>
<p>Circa lâ€™ uso delle ore canoniche a Barga, un importante esempio lo ritroviamo nello â€œStatuto di Bargaâ€ del 1360 e, precisamente, al punto XLVII del â€œLiber secundus extraordinariorumâ€, dove si parla del suono delle campane per i defunti. Infatti ad un certo punto di quellâ€™ articolo si dice che il suono per i defunti deve durare â€œtantum quantum pulsaretur ad tertiamâ€, ossia tanto quanto si sia battuta (la campana) alla terza ora, cioÃ¨ alle nove di mattina.</p>
<p>Invece per quanto riguarda il computo delle ventiquattro ore laiche, un sicuro esempio per Barga ci viene da â€œIl memoriale di Jacopo Manni da Soraggio pievano di Bargaâ€ che va dal 1487 al 1530, dove troviamo che a â€œDie  26 Martii 1493, circa hore 24 di nocte si vidde in aria quattro vampe&#8230;â€ oppure â€œIl papa, cioÃ¨ papa Allexandro VI Ã¨ morto venerdÃ¬ cioÃ¨ a dÃ¬ 19 agosto 1503 a hore 18&#8230;â€</p>
<p>Certamente Ã¨ pensabile che lâ€™ eco dellâ€™ uso in varie cittÃ  dellâ€™ orologio meccanico pubblico basato sulle ventiquattro ore avesse introdotto un poco alla volta, anche nei centri minori sprovvisti di tale novitÃ , il nuovo ed utile modo di pensare e di intendere il tempo del giorno. Da ciÃ² il diffondersi del suo uso.</p>
<p>Dalle nostre ricerche sullâ€™ uso dellâ€™ oriolo meccanico a Barga sono emerse cose importanti e in gran parte inedite che ci riportano indietro nel tempo, fino al momento in cui, per la prima volta, fu installato sul campanile del Duomo di Barga unito alla campana.</p>
<p>Forse fu uno dei primati che, nel Rinascimento, distinse Barga fiorentina nei confronti degli altri Castelli della Valle.</p>
<p>Sullâ€™ argomento non Ã¨ che si sia compiuta unâ€™ indagine approfondita, perÃ², prendendo a campione la storia di Castelnuovo, possiamo farcene unâ€™ dea. Infatti lo storico Raffaello Raffaelli di Fosciandora, autore di una â€œDescrizione della Garfagnanaâ€ edita a Lucca nel 1879, parlando della torre della Rocca di Castelnuovo, ecco cosa ci dice: â€œLa Torre poi fino dal tempo dellâ€™ Ariosto, serviva ad uso di carcere. E piÃ¹ tardi vi fu collocato il pubblico orologio e la campana del Consiglioâ€.</p>
<p>Invece nel Castello di Barga Ã¨ tra il 1460 e il 1470 che sâ€™ incominciÃ² a sentire forte il desiderio di avere un oriolo pubblico e la cosa, tra la nostra gente, maturÃ² al punto tale da divenire realtÃ  nella seduta del pubblico e Generale Consiglio dellâ€™ 11 novembre 1471.</p>
<p>Lâ€™ argomento fu trattato da Giovanni Santini, uno dei sei Capitani di parte Guelfa che componeva il numero dei trenta Uffiziali adunati (Il Consiglio, eccetto il PodestÃ  e il Cancelliere, era formato da sei Consoli, sei Capitani di parte Guelfa, tre Difensori e quindici Consiglieri).</p>
<p>Nei termini che seguono, il Cancelliere annotÃ² lâ€™ intervento del Capitano Santini nel libro delle deliberazioni della ComunitÃ  di Barga:</p>
<p>â€œGiovanni Santini, uno del numero deâ€™ Capitani et di decto Consiglio, andÃ² alla ringhiera usitata et dixe et consigliÃ²: che parrebbe bene, utile et honore del Comune di provedere dâ€™ avere lâ€™ oriolo et che allui pareva et piaceva, per quanto paresse agli altri del Consiglio, che si mecta il partito se si vuole lâ€™ oriolo o no. Sopra che dato il partito: vinto et obtenuto fu che  sia lâ€™ orioloâ€ ( per fave XXI nere, una bianca in contrario).</p>
<p>Nello stesso Consiglio, dopo aver trattato lâ€™ incanto della dogana del sale, intervenne ancora Giovanni Santini circa la â€œBalia dellâ€™ orioloâ€:</p>
<p>â€œGiovanni Santini predecto consigliando dixe che da che gli era vinto che sâ€™ avessi lâ€™ oriolo, che allui pareva et piaceva, per quanto et paressi agli altri del Consiglio, che Michele Nutini, Manfredino di Truffardo et Toto di Pieruccio, per vigore della presente riformagione habbino et aver sâ€™ intendino quella balia che a tutto il Comune a potere provedere dâ€™ avere lâ€™ oriolo, per quello migliore modo che pareva et piaceva loro et che quello che per loro sarÃ  facto, proveduto et ordinato, sâ€™ intenda essere facto per tutto il Comune. Sopra dato il partito: vinto ed obtenuto per fave XX nere due bianche in contrarioâ€.</p>
<p>Nella delibera della seduta dei Consoli del VI dicembre 1471, con la quale era consuetudine convocare il giorno seguente il pubblico Consiglio Generale e approvarne lâ€™ ordine del giorno da trattare, si torna a parlare dellâ€™ oriolo: â€œChe si provengha al facto dellâ€™ oriolo et delle nuove campaneâ€.</p>
<p>Non sappiamo cosa accadde nel Consiglio perchÃ©, sempre Giovanni Santini, trattando lâ€™ argomento ricordato, parlÃ² del patto da farsi per le campane, mentre dellâ€™ oriolo non ne fece neppure menzione:</p>
<p>â€œGiovanni Santini&#8230;&#8230; Sopra alla prima proposta dixe&#8230;. che Manfredino, Antonio di Bartolo et Giuliano di Bertone, insieme col neo operaio di S. Cristofano habbino piena balia di poter riscuotere da debitori dellâ€™ Opera, in quel modo probabilmente potranno, per pagare il campanaro che rifarÃ  le campane et con lui fare il pacto et pegno come meglio potrannoâ€. (XXV fave nere e una bianca in contrario).</p>
<p>Inoltre si continua con unâ€™ altra â€œbaliaâ€ per poter porre a ciascuno e a chi parrÃ  a loro, un obbligo non bene identificato; â€œ&#8230;pel conducere decte campaneâ€.</p>
<p>Probabilmente lâ€™ urgenza dâ€™ avere le nuove campane allontanÃ² momentaneamente il problema dellâ€™ oriolo che purtroppo ritroveremo attuato in una successiva delibera del 1475. Questo Ã¨ dovuto alla mancanza delle delibere degli anni che vanno dal gennaio 1471, agli inizi del 1475 â€œab incarnazioneâ€.</p>
<p>Il rammarico, oltre che per la grave perdita (avvenuta nei secoli passati e che riguarda molti altri anni del â€˜400),  sta anche nel fatto specifico che Ã¨ proprio in quegli anni che si costruisce lâ€™ oriolo e lâ€™ assenza delle delibere ci priva di sapere, oltre alla probabile spesa e le eventuali altre notizie circa la sua costruzione e collocazione, anche il nome del suo costruttore.</p>
<p>Nonostante ciÃ², nellâ€™ aprile del 1475, ritroviamo il Consiglio impegnato sullâ€™ oriolo per lâ€™ elezione del suo temperatore, poi scelto nella persona del Maestro Piero di Stefano Bastaio. (Probabilmente a tale incarico partecipÃ² anche Cola di Jacopo di Piero Nuti, che troviamo nel 1476, con Maestro Piero Bastaio, tra i creditori del Comune per lâ€™ oriolo, poi cassato dal pagamento per debiti col Comune stesso, forse risalenti al 1475 che potrebbero averne pregiudicato una sua elezione).</p>
<p>Questa volta fu il figlio di Giovanni Santini, cioÃ¨ Santino, anchâ€™ egli in qualitÃ  di Capitano di parte Guelfa, ad andare alla ringhiera e consigliando disse: â€œSi provengha  dâ€™ uno che  temperi lâ€™ oriolo e che per virtÃ¹ della presente provisione sâ€™ intenda essere detto a temperare lâ€™ oriolo del Comune per questo presente anno 1475, inchominciando la sua electione a dÃ¬  pÂ° di maggio 1475, finendo chome seguita et e tre mesi dice aver servito a temperare decto oriolo sâ€™ intenda essere lasciati tre mesi ha (&#8230;..) al decto Comune in dono col suo salario consueto che Ã¨ stato per lo passato, cioÃ¨ fiorini due dâ€™ oro larghiâ€ &#8211; (fave XXV nere per lo si e IV bianche in contrario per lo no).</p>
<p>Il fatto che si parli di un salario consueto al passato fa capire che lâ€™ oriolo era giÃ  in essere da qualche tempo, almeno dal 1474, e che Maestro Piero Bastaio era giÃ  il suo temperatore. Da ciÃ² si puÃ² datare lâ€™ installazione dellâ€™ oriolo sul campanile del Duomo di Barga negli anni 1472 &#8211; 73.</p>
<p>Inoltre, se noi pensiamo a quei costruttori di orioli pubblici che, come detto nella premessa, restavano nominati dai vari Comuni a temperatori dellâ€™ oriolo da loro costruito, potrebbe anche essere, data la sua qualifica di Maestro, che Piero Bastaio abbia costruito, o abbia partecipato alla costruzione di quello di Barga. Poi invitato dal Consiglio a prestare la sua opera di temperatore, anche perchÃ© tali marchingegni avevano bisogno di mani addestrate per il loro buon funzionamento. E chi poteva farlo meglio del suo costruttore o di un suo qualificato e valido aiutante?</p>
<p>Peraltro diremo che Maestro Piero lo ritroviamo nel 1476 tra i creditori della comunitÃ : â€œ..per suo salario per temperare lâ€™ oriolo &#8211; lire venti e soldi quattordiciâ€. Mentre nel 1483 Ã¨ nominato ancora temperatore per lire dodici di buoni e per qualunque anno lo tempererÃ . Tra lâ€™ altro vi aveva lavorato â€œaconciareâ€ e si parla di un â€œcastellinoâ€  fatto per lâ€™ oriolo. Forse un campaniletto o qualcosa di simile, costruito alla sommitÃ  del campanile con una specifica campana, affinchÃ© lâ€™ ora si sentisse piÃ¹ lontano possibile.</p>
<p>Per le accennate lacune nelle delibere quattrocentesche che interessano anche lâ€™ ultima parte del secolo, fino al 1500 dellâ€™ oriolo non abbiamo piÃ¹ notizie.</p>
<p>Nel 1506, tra le uscite della ComunitÃ  troviamo che per aver temperato lâ€™ oriolo pubblico nel 1505 fu deliberata la somma di lire ventuno a Piero Cola.</p>
<p>Dalla prima delibera del 1475, con la quale si ricorda lâ€™ incarico a Maestro Piero Bastaio, sono passati piÃ¹ di trenta anni ed Ã¨ pensabile che lo stesso maestro, per lâ€™ etÃ  avanzata, abbia lasciato lâ€™ incarico ad un suo allievo. Infatti Piero Cola doveva essere in qualche misura esperto, perchÃ© nel 1511 viene saldato dal Comune con lire 18 per aver sostituito parti dellâ€™ oriolo.</p>
<p>Comunque lâ€™ intervento dovette risultare un palliativo, in quanto il 10 aprile 1515, in Consiglio si parla dellâ€™ oriolo e del fatto che: â€œ..considerato che lâ€™ oriuolo dellâ€™ ore sia piÃ¹ tempo fa non sonare lâ€™ ore per essere male ordinatoâ€, cosicchÃ© il Consigliere Giovanni Talini propose e fu approvato di allogarlo ancora a Pier Cola di Jacopo, perchÃ© lo adatti a suonare e lo mantenga sonante per ducati 3 larghi.</p>
<p>Lâ€™ 11 luglio del 1546 il Consiglio torna ancora sullâ€™ oriolo, ma questa volta per riassettarlo e ridurlo a sonare le dodici ore come si usava a Firenze.</p>
<p>La proposta venne discussa dal Consigliere Bastiano Caratti e lâ€™ incarico fu affidato al figlio del temperatore precedente, cioÃ¨ Nicolao di Piero Cola, il quale fu ricompensato, a lavoro ultimato, con scudi 4 dâ€™ oro.</p>
<p>Il 7 dicembre dello stesso anno a Nicolao di Piero Cola venne riconosciuto da parte del Comune il salario di temperatore dellâ€™ oriolo per lâ€™ anno in corso, a condizione, che lo mantenga temperato e â€œche suoni giustamenteâ€.</p>
<p>Lo storico Antonio Nardini in un suo interessante articolo su â€œLâ€™ oriolo del Duomo di Bargaâ€, che pubblicÃ² su â€œLâ€™ Ora di Bargaâ€ nel maggio del 1983, ci dice che nel 1562 la campana dellâ€™ oriolo andÃ² in frantumi e che fu rifusa nel 1574, su autorizzazione dei Nove Conservatori di Firenze, per interessamento degli operai dellâ€™ Opera di S. Cristofano con la spesa tra 50 e 60 scudi.</p>
<p>A questo punto una digressione pensiamo sia opportuna, per capire quali fossero, oltre lâ€™ usura, i maggiori nemici dellâ€™ oriolo, come del campanile e delle campane: i fulmini, che causarono nei tempi i peggiori mali al campanile e a tutto quanto stava alla sua sommitÃ . CosÃ¬ Ã¨ pensabile per i terremoti.</p>
<p>Infatti il 20 gennaio 1566 il Comune stanziÃ² 4 scudi per â€œ&#8230;acconciare il casalino dellâ€™ oriolo&#8230;rovinato per la saetta&#8230;.veduto che la terra et contado patisce che lâ€™ oriolo non suoni&#8230;Salvi di Antonio Salvi propose&#8230; che si vincessi scudi 4 per acconciare dicto casalinoâ€.</p>
<p>Nel seguente anno 1567 apprendiamo che Niccolao di Piero Cola ha un allievo, perchÃ© il 25 marzo il Console Salvi di Antonio propose e ottenne in Consiglio che Cesare di Francesco Buonanni e Nicolaio Cola â€œ&#8230;sieno tenuti acconciare lâ€™ oriolo a tutte loro spese. Il Comune li presti quanti denari bisogneranno&#8230;e tutto quello che il detto Comune li presterÃ  vada a conto alle loro paghe e habbino per temperarlo il salario solitoâ€. Spesero tredici scudi che andarono in detrazione al loro salario.</p>
<p>Nel novembre di questo 1567 apprendiamo che Nicolao Cola ha lasciato lâ€™ incarico di temperatore â€œ&#8230;perchÃ© vecchio decrepitoâ€. A lui subentrÃ² Giuseppe di Cesare Buonanni, che troviamo ricevere lire 15 per aver temperato lâ€™ oriolo nel settembre e nellâ€™ ottobre di quell&#8217; anno.</p>
<p>Il 28 ottobre 1571, per i lavori al tetto del campanile del Duomo, Filippo Barichi, in Consiglio propose e ottenne  â€œ&#8230; quando sâ€™ acconcerÃ  il tetto del campanile si rifacci e racconci anchora, a conto della spesa da farsi in chiesa,  anchora il casallino dellâ€™ oriolo acciÃ² che lâ€™ oriolo non pata et non si guasti dalla polvere e dallâ€™ aqua et da altre causeâ€.</p>
<p>Ancora Antonio Nardini, nel suo articolo citato, ricorda che in questo 1575 gli Operai del Duomo ottennero trentasei cantonali di pietra della distrutta chiesa di S. Pietro in Campo, per edificare un campaniletto sopra la cella campanaria ad uso della campana delle ore.</p>
<p>A sorreggere lâ€™ ipotesi del campaniletto riportiamo una delibera del Consiglio dellâ€™ 11 ottobre 1579, nella quale furono rappresentati i motivi per cui lâ€™ orologiaio, accusato di tenere in disordine lâ€™ oriolo non poteva svolgere bene il suo compito: â€œQuanto alla proposta dellâ€™ oriolo, sendosi havuto che lâ€™ oriouolaio (sich!) e inteso da lui la causa per la quale lâ€™ oriolo patÃ¬ che non resta temperato a modo che , comâ€™ egli disse per essere il tetto di casino di detto oriolo scoperto e per ricevere di molta polvere, la quale poi impedisce le ruote che non girono cordinatamente come dovesieno e desiderando detti rappresentanti comâ€™ egli dissono che lâ€™ oriuolo vada giustamente&#8230;andÃ² a partito che lâ€™ Opera di S. Cristofano di Barga, sendosi valuta altra volta delli teuli di quale era coperto il tetto di detto casino, paga tanti altri teuli allâ€™ oriuolaio per ricoprire il detto tetto, con obbligare al detto oriuolaio nello avenire di mantener di suo il detto tetto ricopertoâ€.</p>
<p>Come visto sinora, in questi cento anni dalla sua installazione, lâ€™ oriolo dette il suo daffare alla ComunitÃ  per il suo mantenimento e le cose non cambieranno molto nel corso del 1600 restando una costante anche per i tempi successivi.</p>
<p>Infatti dalle delibere del Comune si apprende, alla data 21 settembre 1637, che lâ€™ oriolo Ã¨ stato racconciato da maestro Santino Pedretti e che nel contempo sâ€™ ordinÃ² di proteggerlo con una cassa fatta di tavole â€œ&#8230;Ã  aciÃ² ogni giorno non fusse guasto, con sua chiave et altroâ€.</p>
<p>Ma lâ€™ ordinanza della cassa in legno non ebbe seguito, in quanto ritorna la sua utilitÃ  in unâ€™ altra delibera del 26 febbraio 1639, in cui si parla ancora di riassettare lâ€™ oriolo.</p>
<p>La delibera, che riportiamo integralmente, Ã¨ interessante per due aspetti: lâ€™ uno, perchÃ© si ricorda che lâ€™ oriolo va continuamente male; lâ€™ altro, perchÃ© il suo contenuto ci offre una suggestiva nota di colore sullâ€™ epoca: â€œ&#8230;espose Alessandro del Capitano Alessandro Pancratii&#8230; il disordine in che si trova lâ€™ oriolo della ComunitÃ  et come il piÃ¹ delle volte va male e sta stemperato, ciÃ² causato perchÃ© vorrebbono quelli ordigni stare serrati in una cassa o stanzino di legno per difenderli meglio dallâ€™ acque, venti e polvere, et dai ragazzi che andando continuamente in campanile a suonare, non cessano infastidire detti ordigni col toccarli e muoverli e perciÃ² propose vincersi scudi dieci da spendersi nei risarcimenti et accomodamenti necessari e opportuni di detto oriolo per la detta cassa et altro che vi occorra per assicurarlo al giusto e redurlo ad un buon segnoâ€.</p>
<p>Ma se nel 1639 furono i ragazzi a dare noia allâ€™ oriolo, nel 1658 ci pensÃ² un fulmine a fare danni ben piÃ¹ consistenti e principalmente al campanile. â€œ&#8230;considerato&#8230;il danno cagionato allâ€™ oriolo nel campanile per la diroccazione fatta di detto campanile dal fulmine et la spesa fatta nel trasportarlo nellâ€™ altra stanza sino Ã  che si accomodi il campanile e la spesa perchÃ© intendere meglio che si puÃ² soni&#8230;sentita la relazione fatta da Messer Francesco Bartolini, uno dei signori Consoli, et operaio&#8230;fu pertanto stanziato scudi sei per lo speso et da spendere in redurre et accomodare lâ€™ oriolo della ComunitÃ &#8230;â€.</p>
<p>Per il campanile furono spesi scudi 45 da pagarsi dal Camarlingo dellâ€™ Opera.</p>
<p>Resta enigmatica la ricordata collocazione dellâ€™ oriolo nellâ€™ altra stanza, a meno chÃ¨, pensando il campanile fatto di singole stanze una sullâ€™ altra, non fosse stato portato nella stanza attuale dellâ€™ orologio. Oppure in una eventuale e possibile stanza intermedia tra questa e la stanza delle campane, perchÃ© la distanza in altezza che le divide rende pensabile, possibile e inevitabile che nel 1600 ci fosse un altro palco divisorio, poi soppresso, in corrispondenza dei finestroni del penultimo piano.</p>
<p>Nel corso del 1700 siamo ancora alle prese con lâ€™ oriolo, il quale nel 1735, cosÃ¬ ci ricorda Antonio Nardini, fu danneggiato da uno dei soliti fulmini. Pertanto il Consiglio decise di rifarlo nuovo spendendo per il momento 15 scudi per la compra del ferro necessario.</p>
<p>Ma gli anni 1735 &#8211; 36 furono drammatici anche per le campane. Infatti si apprende dalle delibere del Consiglio che lâ€™ Operaio di San Cristofano, il Capitano Antonio Mordini, intervenendo su invito al Consiglio del 22 gennaio 1735, dichiarÃ² che il battaglio della campana grossa si era staccato, mentre nellâ€™ agosto 1736, sempre in Consiglio, dichiarÃ² che la campana piccola era talmente assottigliata da non potersi piÃ¹ suonare e difatti si ruppe.</p>
<p>Nel 1737 la piccola fu rifusa e con lâ€™ aggiunta di metallo divenne lâ€™ attuale grossa. Mentre la vecchia campana grossa, riattivata, divenne la mezzana, e lâ€™ allora mezzana passÃ² al posto della piccola. Questa Ã¨ la disposizione attuale delle campane.</p>
<p>Resta interessante sapere che lâ€™ oriolo, prima del cambiamento delle campane era collegato alla campana mezzana e lÃ¬ batteva le ore, dopo lo spostamento quella campana Ã¨ divenuta lâ€™ attuale piccola alla quale, oltre alla nobiltÃ  di essere la piÃ¹ vecchia, si aggiunge lâ€™ onore di aver suonato, almeno per piÃ¹ di un secolo lâ€™ ora di Barga, mentre attualmente fa la sua parte nel rintoccare i quarti. Nel 1812 fu rifusa la campana mezzana che rimase tale.</p>
<p>Tornando ai lavori allâ€™ oriolo guasto dal fulmine, dalle delibere comunali apprendiamo che il 15 luglio 1735 il Consiglio fu impegnato nellâ€™ elezione del temperatore, il quale avrebbe dovuto mettere mano anche al ripristino del suono delle ore.</p>
<p>Due furono i concorrenti allâ€™ incarico: mastro Marco di Marco Coletti a Vaccola e mastro Antonio Mazzei, figlio di mastro Jacopo Mazzei che per 40 anni aveva temperato lâ€™ oriolo. Ambedue scrissero in una lettera la loro proposta e questa fu letta in Consiglio.</p>
<p>Marco Coletti offriva di ridurre a pendolo e a proprie spese lâ€™ oriolo, oltre a fare tutti i lavori necessari. Mentre Antonio Mazzei temperatore in carica, stando sulle generiche, offrÃ¬ di fare tutto quello che altri avrebbero fatto, oltre che mantenere andante lâ€™ oriolo col restaurarlo.</p>
<p>In appoggio al Mazzei andÃ² il Console messer Gaetano Verzani, il quale dichiarÃ²: che avendo visitato lâ€™ oriolo aveva riscontrato che non vi era grande spesa da fare, cosÃ¬, rispettando anche lâ€™ indirizzo economico dei Signori Nove di Firenze, il Consiglio elesse Antonio Mazzei con voti favorevoli 18 e 10 contrari. Il Coletti raccolse voti 17 favorevoli e 11 contrari.</p>
<p>Il Consiglio per seguire i patti promessi dal Mazzei (tra lâ€™ altro dovette promettere di ridurre lâ€™ oriolo a pendolo) elesse messer Antonio Pieracchi e messer Michele Antonio Gianetti.</p>
<p>Mastro Mazzei si avvalse per i lavori di un valente orologiaio, in seguito contattato anche dalla Repubblica di Lucca per rifare lâ€™ orologio della Torre delle Ore, cioÃ¨ il professore di orioli â€œMonsiÃ© Antonio Fontana Turinese, abitante in C. Novo alla Garfagnanaâ€ al quale furono accordati dal Comune scudi 10 piÃ¹ le spese.</p>
<p>CosÃ¬ il Consiglio del 20 settembre 1736: â€œLo rifece quasi tutto nuovo, eccetto due rote, e vi lavorÃ² per 20 giorni continui, e veduto i rappresentanti lâ€™ opera perfetta, giacchÃ© altra volta detto Maestro per farlo nuovo richiese ottanta scudi, gli fecero pagare da me Cancelliere scudi 10 in piÃ¹â€.</p>
<p>I benefici dellâ€™ impresa toccarono anche a maestro Antonio Mazzei: â€œ&#8230;per aver fatto si notevole vantagio e benefizio alla ComunitÃ , che per altre strade non trovava modo di rifare detto oriolo, che era tutto rovinato, nÃ© dava mai giuste le oreâ€. Infatti al Mazzei che da tre anni era temperatore dellâ€™ oriolo â€œ&#8230;stante lâ€™ impotenza di suo padre&#8230;â€ gli fu rinnovata lâ€™ elezione a temperatore.</p>
<p>Quella famiglia Mazzei veramente Ã¨ degna di menzione al pari di quella Cola che nel corso del 1500 prestÃ² la sua opera per lâ€™ oriolo. Infatti nel 1769 troviamo ancora un Filippo Mazzei, forse figlio di Antonio, quale temporatore dellâ€™ oriolo.</p>
<p>Nel 1740, come se il terremoto che scosse potentemente Barga non fosse bastato, un fulmine mise nuovamente fuori uso lâ€™ orologio pubblico, ma prontamente il Comune intervenne per ripristinarlo.</p>
<p>Lâ€™ orologio del Fontana durÃ² fino al 1802. Infatti a quella data lo ritroviamo fuori uso in maniera, si dice, irrimediabile. Pertanto fu sostituito da un orologio nuovo ad Ã ncora, costruito dallâ€™ orologiaio Pietro Bertoncini di Castelnuovo.</p>
<p>CosÃ¬ il Consiglio ne trattÃ² lâ€™ argomento nella seduta del 20 dicembre 1802: â€œInformati da Pietro Bertoncini orologiaio in Castelnuovo Garfagnana, e personalmente da esso, che il castello del pubblico orologio non Ã¨ in grado di essere resarcito in maniera stabile, e capace di renderlo possibilmente esatto allâ€™ uso cui Ã¨ destinato, e veduta la perizia fatta dal detto Bertoncini in questo stesso dÃ¬, sostanzialmente rispondente, che vi abbisogna la somma di scudi settanta per la nuova costruzione di un orologioâ€.</p>
<p>Senzâ€™ altro il nuovo orologio fu montato sul campanile nel 1803. Suonava come lâ€™ attuale â€œalla romanaâ€ cioÃ¨ di sei ore in sei ore, con i quarti e la replica dellâ€™ ora prima. Mentre il precedente orologio del Fontana suonava solo le ore forse â€œalla romanaâ€.</p>
<p>Per quanto riguarda la storia dellâ€™ orologio del Fontana, Antonio Nardini nel suo articolo su lâ€™ oriolo del Duomo, riportando la voce del popolo, dice che finisse sul campanile di Sommocolonia.</p>
<p>Lâ€™ orologio del Bertoncini durÃ² sino agli anni trenta del passato secolo e non fu immune, come gli altri, da interventi periodici.</p>
<p>Ne troviamo una singolare testimonianza  sul periodico barghigiano â€œLâ€™ Eco del Serchioâ€ di Pietro Groppi del 13 novembre 1881:  â€œCRONACA LOCALEâ€ &#8211; â€œLâ€™ OROLOGIO COMUNALEâ€ &#8211; Eâ€™ giÃ  qualche tempo che nella torre delle ore lâ€™ orologio si Ã¨ cambiato in segretario, ma di quei segretari da manicomio. Quando batte unâ€™ ora per unâ€™ altra, quando erra i quarti, e quando tace, cosicchÃ© non si sa mai che ore sieno. Il pubblico generalmente si lamenta, e ne ha tutti i diritti. Vi Ã¨ pure un impiegato od accollatario che deve vigilare al buon andamento dellâ€™ orologio? Si chiami allâ€™ adempimento del suo dovere, e se la cagione proviene da altre cause, pure ci si provveda, a non ci lascino piÃ¹ a lungo nellâ€™ inconveniente di non sapere mai le ore.â€</p>
<p>Ripristinato il buon funzionamento, fu la sua ora, cadenzata su tre campane, a suggerire al Poeta di Castelvecchio la sublime poesia â€œLâ€™ Ora di Bargaâ€.</p>
<p>Nel 1931 anche questo orologio andÃ² in pensione ed oggi giace guasto, polveroso e dimenticato, nonostante tanta nobiltÃ , nelle carceri del Palazzo Pretorio.</p>
<p>Fu sostituito da un orologio industriale della ditta Miroglio di Torino, il quale fu donato al Comune o allâ€™ Opera di San Cristofano dallâ€™ emigrante in Argentina Cav. Ferruccio Togneri.</p>
<p>Suona nellâ€™ identico modo del precedente, cioÃ¨ â€œalla romanaâ€ e su tre campane. Tuttora funzionante a carica manuale Ã¨ preciso e tenuto in buono stato di conservazione grazie allâ€™ opera del presente â€œmoderatoreâ€ Riccardo Bertini al quale, piÃ¹ di cinquanta anni fa, passÃ² la mano il Raffaello Da Prato, detto â€œil Chiodoâ€.</p>
<p>Oggi ognuno ha il suo orologio al polso, uno in macchina, altri fanno capolino qua e lÃ  ovunque. In casa lâ€™ ora Ã¨ presente in tutte le stanze, alla televisione e su ogni apparato elettronico. PerÃ² quando sentiamo quei tocchi delle campane discendere dal campanile, il cuore si riempie di vita nuova e segretamente auguriamo lunga vita a quel suono antico sempre nuovo.</p>
<p>(La ricerca apparve sul libro â€œBarga al suono delle campaneâ€ stampato nel 2001 e nel frattempo alcune cose sono cambiate. Per esempio câ€™ Ã¨ stato ancora un restauro dellâ€™ orologio ed Ã¨ cambiato il â€œmoderatoreâ€ nella persona dellâ€™ attuale Giampiero Gonnella.)</p>
<p>* * * * *</p>
<p><strong>GLI  OROLOGI  DEL  CAMPANILE  DI  SAN  FREDIANO  A  SOMMOCOLONIA</strong></p>
<p>Sommocolonia, lâ€™ orgoglioso castello dalla ferrigna Rocca, che agli inizi del 1500, nella lotta politica in seno allo Stato Fiorentino, eroicamente parteggiÃ² per la repubblica contro la vincente signoria dei Medici, pare che si dotasse nel corso del 1700 di un orologio pubblico, montato sulla torre-campanile della chiesa di San Frediano.</p>
<p>Infatti su quel campanile Ã¨ conservato un orologio meccanico risalente al XVIII secolo, la cui origine, per la perdita nei tempi passati dei documenti storici di quella ComunitÃ , ci resta ignota, anche se tra quei paesani si tramanda una storia orale che abbiamo giÃ  incontrato quando si parlava di Barga.</p>
<p>Nel libro di Renzo Giorgetti: â€œGli orologi da Torre nella Provincia di Luccaâ€, edito nel 2000 da Maria Pacini Fazzi, troviamo censito anche questâ€™ antico orologio di Sommocolonia:  â€œOrologio senza quadrante esterno, collegato soltanto con una campana del campanile per il suono delle ore. Il telaio, anonimo, risale alla metÃ  del XVIII secoloâ€&#8230;.Suonante di sei ore in sei ore con replicaâ€&#8230;. â€œalla romanaâ€.</p>
<p>Da tempo, nonostante sia ancora funzionante, questo orologio meccanico Ã¨ stato messo fuori uso, sostituito nel 1974 da un sistema elettrico con percussori elettromagnetici i quali battono sulle due campane le ore e le mezzâ€™ ore.</p>
<p>Il suono inizia alle 7 di mattina e si protrae sino alle 22 di sera.</p>
<p>Lâ€™ abbandono dellâ€™ uso dellâ€™ orologio settecentesco fu deciso per la sua particolare natura. Infatti, per il suo funzionamento, occorreva che una persona, presumibilmente nel pieno disinteresse, si recasse ogni giorno in campanile a caricarlo.</p>
<p>Per quanto riguarda la sua storia, come detto in precedenza, si tramanda tra gli abitanti di Sommocolonia che, allorchÃ© in Barga nel 1802 si decise di mettere fuori uso, perchÃ© fortemente danneggiato, lâ€™ orologio pubblico costruito nel 1736 dal professore dâ€™ orioli â€œMonsiÃ© Antonio Fontana Turinese, abitante in C. Novo alla Garfagnanaâ€, questo venne riassettato e fu collocato sul campanile di Sommocolonia.</p>
<p>Lâ€™ unico elemento sicuro che puÃ² dare credito alla ricordata storia popolare Ã¨ il fatto che sia lâ€™ orologio installato sul campanile del Duomo di Barga nel 1736, poi tolto nel 1802, come quello montato sul campanile della chiesa di san Frediano,  ma non sappiamo quando, presentano lâ€™ uguale modo di suonare, ossia unicamente le ore. A Sommocolonia suonava sulla campana grossa. Per quanto riguarda il tipico suono â€œalla romanaâ€, Ã¨ pensabile che fosse in uso a Barga con lâ€™ orologio del Fontana, o che il suo orologio sia stato adattato a quel suono nel momento in cui fu riassettato e collocato a Sommocolonia.</p>
<p>Comunque, se sul campanile di Sommocolonia trovÃ² nuova vita il restaurato orologio di Barga, dobbiamo dire che inevitabilmente la sua collocazione risale agli anni successivi al 1802. Il buon funzionamento dellâ€™ attuale orologio elettrico Ã¨ seguito dalla famiglia Rosiello.</p>
<p>* * * * *</p>
<p><strong>Lâ€™ OROLOGIO DEL CAMPANILE DI CATAGNANA</strong></p>
<p>Catagnana, il ridente paesino sulle prime pendici del monte di Sommocolonia, ha sul campanile dellâ€™ ottocentesca chiesa dedicata a San Regolo Vescovo, un orologio elettrico a pendolo munito di quadrante esterno circolare, dove due lancette in lamiera sagomata indicano le ore e i minuti. Allo scoccare delle ore, come dei quarti, lâ€™ orologio aziona anche tre percussori elettromagnetici che, collegati alle tre armoniose campane, annunciano per tutte le 24 ore del giorno lo scorrere del tempo al paese, come alle zone limitrofe di Santa Maria e Ponte di Catagnana.</p>
<p>In giorni particolari, quando spira la brezza dellâ€™ Appennino, il suono delle ore si ode anche da Barga, specialmente dallâ€™ Aringo del Duomo e nel Piangrande.</p>
<p>Suona â€œalla romanaâ€, sei ore per sei ore senza la replica dellâ€™ ora prima.</p>
<p>La storia dellâ€™ orologio di Catagnana risale al 1968 ed Ã¨ il frutto di una donazione al Paese â€œIn memoria di Margherita Conti Mazzoliniâ€, cosÃ¬ Ã¨ scritto sulla piccola lapide posta sotto il quadrante esterno dellâ€™ orologio.</p>
<p>Da â€œIl Giornale di Bargaâ€ del 13 ottobre 1968, cosÃ¬ Ã¨ ricordata lâ€™ installazione dellâ€™ orologio e la storia della donazione:</p>
<p><strong>UN OROLOGIO PER IL CAMPANILE DI CATAGNANA</strong></p>
<p>â€œUn bellâ€™ orologio che suona le ore e le indica su di un vistoso quadrante, Ã¨ stato di recente fatto mettere dal Sig. Alessandro Mazzolini sul campaniletto di Catagnana.</p>
<p>Lâ€™ idea dellâ€™ orologio nacque nella mente dellâ€™ amico Sandrino, quando dal cognato e dai figli della compianta sorella Margherita Conti, venuta a mancare a Chicago il 19 maggio dellâ€™ anno scorso, ricevette una certa somma per onorarne nel paese natio la memoria.</p>
<p>Il nostro Sandro dellâ€™ antica casata dei Mazzolini di Catagnana, con lâ€™ orologio in memoria della sorella margherita, ha voluto anche ricordare tutti i congiunti che alla chiesa del Paese sono sempre stati prodighi di opere di Bene.</p>
<p>Lâ€™ orologio ben congegnato con carica elettrica,  in sulle prime ha sorpreso la gente del posto, adesso, facendoci sempre piÃ¹ lâ€™ abitudine non ne potrebbero piÃ¹ fare a menoâ€.</p>
<p>Lâ€™ orologio pubblico Ã¨ un poâ€™ lâ€™ orgoglio di tutto il paese di Catagnana, anche perchÃ© Ã¨ lâ€™ unico del Comune che abbia lâ€™ elegante visione del quadrante esterno.</p>
<p>Attualmente il suo buon funzionamento Ã¨ seguito in particolare da Mario Baregi e Simone Cecchini.</p>
<p>* * * * *</p>
<p><strong>Lâ€™ OROLOGIO  DEL  NUOVO  CAMPANILE  DI  FORNACI  DI  BARGA</strong></p>
<p>Fornaci di Barga, lâ€™ industre fucina di benessere e dâ€™ emancipazione sociale per tutta la Valle del Serchio, Ã¨ in ordine di tempo uno tra gli ultimi paesi del Comune di Barga ad essersi dotato di un orologio pubblico che batte le ore dallâ€™ alto di un campanile.</p>
<p>La storia risale al 1990, quando in occasione del 40Â° di sacerdozio dellâ€™ allora parroco di Fornaci di Barga, Mons. Lido Ferretti, nellâ€™ ambito delle iniziative di abbellimento e completamento degli arredi della nuova chiesa inaugurata nel 1974 e dedicata al Cristo Redentore, la famiglia Orlando proprietaria della â€œEuropa Metalliâ€, la grande Azienda che copre una vasta area del paese, donÃ² alla parrocchia, nellâ€™ ottobre di quel 1990, le tre campane, oggi issate sul campanile della chiesa.</p>
<p>Con il concorso di tutti i paesani in patria e allâ€™ estero, le tre campane furono munite di un impianto elettronico per il loro suono, il quale aziona pure un orologio, che collegato con percussori elettromagnetici a due campane potrebbe suonare le ore e anche i quarti. Attualmente suona solo le ore dalle 8 di mattina sino alle 21 di sera. Il mezzogiorno Ã¨ annunciato dal suono dellâ€™ Angelus, mentre al cessare del battere delle ore, alle 21, il suono della grossa, annunciando â€œlâ€™ Ora di notteâ€, invita i fedeli ad un pensiero per tutti i defunti.</p>
<p>Lâ€™ attuale parroco di Fornaci di Barga, Don Silvio Baldisseri e Giannetto Lucchesi, sono coloro che seguono da vicino il buon funzionamento dellâ€™ orologio.</p>
<p>(anche qui le cose rispetto al 2001 sono cambiate e il parroco attuale a Don Antonio Pieraccini di Barga.)</p>
<p>* * * * *</p>
<p><strong>Lâ€™ OROLOGIO  DEL  CAMPANILE  DI  S. GIUSTO  A  TIGLIO  ALTO</strong></p>
<p>Lâ€™ antico Castello di Tiglio, lâ€™ alpestre roccaforte da sempre fedele a Barga, arcigna sentinella sino al secolo XIV a difesa dei passi di montagna, nei secoli successivi, in tempi di pace, ampliatosi in basso a divenire quellâ€™ ameno, interessante e sereno luogo di svago turistico, ha installato sul poderoso e non molto alto campanile della chiesa dedicata a S. Giusto (costruito sugli avanzi di unâ€™ antica torre i cui muri alla base oltrepassano di gran lunga il metro) un orologio elettrico che Ã¨ collegato alle tre campane con dei percussori elettromagnetici.</p>
<p>Attualmente, per motivi tecnici, suona le ore e le mezzore â€œalla romanaâ€, solo sulla campana grossa. Quando sarÃ  restaurata la piena efficienza tornerÃ  a suonare le mezzâ€™ ore in simultanea sulla campana mezzana e quella piccola, cosÃ¬ scandendo al meglio la differenza acustica del suono dellâ€™ ora eseguita.</p>
<p>La storia di questo rologio, ultimo nato nel Comune di Barga, risale al 1994 ed Ã¨ il frutto di una donazione fatta alla parrocchia di Tiglio dalla ditta â€œElettromeccanica Mengaliâ€ di Fornaci di Barga.</p>
<p>Il suono, oltre Tiglio alto e Tiglio Basso, nel silenzio della montagna circostante, corre lontano tra i diversi casolari sparsi qua e lÃ , giungendo anche alle case di Pegnana, come al dirimpettaio paese di Coreglia.</p>
<p>La cura dellâ€™ orologio Ã¨ affidata al parroco don Giuseppe Cola.</p>
<p>Dal libro â€œBarga al suono delle campaneâ€ di Maria Vittoria Stefani</p>
<p>EDIZIONI  â€œLâ€™ ORA DI BARGAâ€ &#8211; 2001</p>
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