flavio guidi

I problemi della dialisi di Barga

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Torna viva la questione del centro dialisi presso l’Ospedale “san Francesco”. Ormai da diversi mesi si attende che vengano completati i lavori iniziati presso la palazzina che al piano superiore ospita già il nuovo centro trasfusionale oltre che il centro prelievi. Lo stabile è stato ristrutturato proprio per ospitare questi servizi, ma i lavori al piano inferiore, dove invece doveva sorgere il nuovo centro dialisi, non sono mai terminati. L’ultima volta che la questione è stata posta, diversi mesi orsono, venne affermato che entro marzo 2013 i lavori sarebbero stati terminati ed il nuovo centro dialisi sarebbe stato una realtà, ma i lavori sarebbero ancora fermi e non è dato sapere se mai verranno ultimati.

Ad interrogarsi sul futuro del nuovo centro dialisi oltre che sulla situazione del servizi attuale, sono gli stessi dializzati che frequentano il centro di Barga che hanno inviato una lettera aperta alla stampa.

“Ci sentiamo abbandonati – scrivono nella lettera – anche perché abbiamo già diverse volte fatto richiesta di essere trasferiti nel nuovo centro che però non è ancora stato terminato. Questo, secondo i pazienti della Dialisi di Barga, avrebbe permesso di dializzare con maggiore sicurezza in una struttura nuova e meglio strutturata anche dal punto di vista antisismico.

I problemi denunciati dai pazienti sono comunque anche altri: “dal 3 aprile nella sezione aggregata di nefrologia e dialisi di Barga manca una unità medica – scrivono – I nefrologi sono passati da tre a due e questo ha determinato turni senza medico anche se il nostro centro non è un C.A.L. (centro assistenza limitata)”.

 

[dw-post-more level=”1″] Per i pazienti, riporta la lettera, la situazione crea gravi disagi che potrebbero essere risolti attingendo dall’organico medico dell’Unità Operativa di Lucca a cui la sezione di Barga è associata.

“Siamo stati definiti un turno ‘stabile’ – continuano – ma si è già verificata un’urgenza con successivo ricovero di un paziente a Pisa ed alcuni di noi sono cardiopatici” La presenza di un medico, insomma, è importante ed infatti aggiungono: “A nostro parere definire un paziente sottoposto a dialisi ‘stabile’ è un’utopia.

Ciò che ci turba ulteriormente – continua la lettera – è la preoccupazione che trapela anche dagli atteggiamenti di chi ci assiste.

Chiediamo dunque agli organi competenti di accogliere questa richiesta e di farci continuare a vivere in tranquillità perché ci sentiamo già molto penalizzati dalla malattia”.

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