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Il paese di Acchiappacitrulli – Paolo Giannotti

Nell’atmosfera immobile della vita di provincia, scandita da ritmi monotoni e apparentemente rassicuranti, la vicenda di Pompilio Nardini, giornalista precario alla ricerca dell’occasione per emergere, diventa il paradigma della più ampia situazione italiana.

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The book IIl paese di Acchiappacitrulli by local author, Paolo Giannotti was presented at the L’osteria in Barga Vecchia this weekend.

Paolo Giannotti è nato a Massa nel 1961.
Giornalista pubblicista, da anni si dedica, con articoli e saggi, all’opera dello scrittore ottocentesco Gaetano Carlo Chelli, del quale ha curato l’edizione di alcune opere sconosciute, tra cui la raccolta “I racconti dell’Apuano” (Vuelleti, 2003) e il romanzo Fabia (Alberto Ricciardi Editore, 2004).
È stato finalista al “Premio Calvino 2003” con il romanzo “La voce del pavone”.
Con “Il paese di Acchiappacitrulli” è stato finalista al premio per testi inediti “Guido Morselli 2012”.
Vive a Barga, nella media valle del Serchio.

 

 

Premessa numero 1: per chi scrive, l’autore del romanzo è soprattutto un amico. Lo so che capita spesso, anche nel caso di recensioni importanti pubblicate su giornali importanti, ma mi sembrava comunque corretto dichiararlo fin dall’inizio.

Premessa numero 2: lo stesso scrivente non ha titoli particolari, per corso di studi o esperienze professionali, tali da rendere le successive opinioni una vera e propria recensione. Anni di pendolarismo ferroviario mi hanno però consentito una lunga ed assidua frequentazione con la letteratura che potremmo chiamare di intrattenimento, soprattutto di genere giallo/noir o comunque di indagine. Dagli stranieri (Manchette, Izzo, Lansdale, Montalban…) agli italiani (Camilleri, Carlotto, Carofiglio…).

Mi scuso per l’autoreferenzialità e l’assoluta mancanza di eleganza del lungo cappello introduttivo, ma non trovavo altro modo per motivare le prime due impressioni suscitate da “Il paese di Acchiappacitrulli” di Paolo Giannotti:

Impressione numero 1: andando avanti con la lettura, mi dimenticavo che si trattava del “libro di Paolo” e avrei potuto tranquillamente avere in mano uno dei titoli degli autori che leggo abitualmente senza notare grossi salti in termini di qualità complessiva.

Impressione numero 2: il romanzo ed i suoi personaggi hanno un forte potenziale commerciale, se si intende il termine non in senso negativo, quanto piuttosto di opera avvincente e non particolarmente impegnativa dal punto di vista della lettura, ma comunque dotata di un suo “messaggio” (come si diceva una volta) e costruita con mestiere e attenzione nei particolari, senza perdere mai di vista il disegno d’insieme e il possibile pubblico di destinazione.

Tutto questo per dire che “Il paese di Acchiappacitrulli” non è il solito libro pubblicato a proprie spese da un professore di provincia con il passatempo della scrittura, ma un romanzo già adulto di uno scrittore vero, sul quale non a caso ha scommesso una casa editrice piccola ma ben nota agli appassionati come la Pequod, recentemente rinominata Italic.

La vicenda è ambientata nella provincia apuana, a due passi dalla costa della Versilia. Il protagonista è un cronista di “Fatti e misfatti”, pubblicazione locale messa in piedi da un impresario del marmo e schiacciata dalla concorrenza impari con i due quotidiani più diffusi in Toscana.

Così si legge nella sovraccoperta del libro:

Nell’atmosfera immobile della vita di provincia, scandita da ritmi monotoni e apparentemente rassicuranti, la vicenda di Pompilio Nardini, giornalista precario alla ricerca dell’occasione per emergere, diventa il paradigma della più ampia situazione italiana.

Imbattutosi in un fatto di nera apparentemente ordinario, il giovane protagonista, animato dalla consapevolezza di trovarsi di fronte alla grande inchiesta della sua vita, arriva a scoprire scenari ben più complessi e criminosi di quelli immaginati.

Preso ormai nell’ingranaggio in cui rischia di rimanere schiacciato, decide tuttavia di arrivare alla verità a qualunque costo.

In un susseguirsi di colpi di scena, si trova a giocare una vera e propria partita a scacchi col potere, il cui finale sarà per lui stesso una sorpresa.

Paolo Giannotti tratteggia, con toni ironici e riflessioni sulla precarietà della società contemporanea, un ritratto spietato e al tempo stesso esilarante di un piccolo lembo d’Italia, la riviera Apuo-Versiliese.

Il congegno narrativo tipico del noir viene però messo in discussione da elementi del tutto casuali che ne scompigliano la struttura, in questo riprendendo il percorso iniziato da un classico come Friedrich Dürrenmatt: “Mandate al diavolo una buona volta queste regole. Un fatto non può «tornare» come torna un conto, perché noi non conosciamo mai tutti i fattori necessari ma soltanto pochi elementi per lo più secondari” (La promessa).

Il titolo del romanzo è una citazione da Pinocchio, un classico della nostra letteratura troppo spesso relegato al ruolo di fiaba per bambini. Oltre ad avere esso stesso una parte nella storia, il libro di Collodi ci fornisce una delle principali chiavi di lettura per “Il paese di Acchiappacitrulli”: fermandosi alla prima apparenza, si rischia di perdere il senso di quanto abbiamo proprio davanti agli occhi.

Marco Tortelli

 

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