“Sirio e la fabbrica dei potenti”

Sirio and the Factory of the Powerful — when the Serchio Valley becomes part of the story

A project born during the isolation of Covid brought cinema, photography, music and the landscape of the Serchio Valley together at the Fondazione Ricci in Barga on Sunday afternoon.

Sirio e la fabbrica dei potenti was presented as part of the closing day of the Jazz exhibition, with director Marco Poma and members of the cast introducing a project that had grown far beyond its beginnings as a written story.

It started during the pandemic, when Poma and film producer Franco Serra began writing together. What emerged was a strange, sometimes dark and mysterious tale, touched with irony and built around fantasy as a way of looking at something much more real: human unhappiness and the continuing struggle between the search for good and the darker side of human behaviour.

But the story did not remain on the page.

Over time it developed into a multidisciplinary work in which film became only one part of a much larger artistic experiment. Photography, music, writing, performance and, perhaps most importantly, the landscape itself all became different ways of entering the same imaginary world.

The Serchio Valley was not used simply as a picturesque backdrop.

The project was conceived as a series of 12 episodes filmed entirely in the valley, using local performers and locations stretching from Lake Gramolazzo southwards to the Ponte del Diavolo at Borgo a Mozzano.

Between the Apuan Alps and the Apennines, forests, rivers, lakes, old mills, abandoned villages, fortifications, abbeys, ancient roads and ruins became part of the narrative. Familiar places were given unfamiliar roles, allowing the real geography of the valley to slip gradually into the fictional world of Sirio.

That relationship between reality and imagination was central to the project. Fantasy was not being used as a means of escaping the real world, but as a way of approaching it from another direction.

Music developed in much the same way.

Composer and musician Luca Giovacchini created the soundtrack during a live performance at the Barga Jazz Club. Rather than music being composed afterwards simply to accompany completed images, the performance became part of the creative process itself, connecting Sirio directly with Barga’s musical life.

Photography provided yet another version of the story.

A limited-edition fotoromanzo of 200 copies, conceived by pataphysician Marco Maiocchi and created with photographs by Caterina Salvi, transformed the moving images of cinema into sequences of still photographs and text.

Copies were given out during the presentation at the Fondazione Ricci, allowing the audience to take away another interpretation of the characters, places and atmosphere of the project.

That constant movement from one artistic language to another was perhaps the most interesting aspect of Sirio e la fabbrica dei potenti.

A story written by two people during the strange suspended months of Covid had gradually expanded outwards — first into cinema, then photography, live music and performance, before absorbing the physical landscape in which it was being made.

And in doing so, the Serchio Valley ceased to be merely the place where Sirio was filmed.

It became one of its characters.

Sirio e la fabbrica dei potenti — quando la Valle del Serchio diventa parte della storia

Un progetto nato durante l’isolamento del Covid ha riunito cinema, fotografia, musica e il paesaggio della Valle del Serchio domenica pomeriggio alla Fondazione Ricci di Barga.

Sirio e la fabbrica dei potenti è stato presentato in occasione della giornata conclusiva della mostra Jazz, alla presenza del regista Marco Poma e di alcuni degli interpreti, raccontando un progetto che nel tempo è cresciuto ben oltre le sue origini come racconto scritto.

Tutto è iniziato durante la pandemia, quando Poma e il produttore cinematografico Franco Serra hanno cominciato a scrivere insieme. Ne è nata una storia insolita, a tratti cupa e misteriosa, attraversata da una sottile ironia e costruita attorno alla fantasia come strumento per osservare qualcosa di molto più reale: l’infelicità umana e il continuo confronto tra la ricerca del bene e il lato più oscuro dell’uomo.

Ma la storia non è rimasta sulla pagina.

Con il tempo si è trasformata in un’opera multidisciplinare, nella quale il cinema è diventato soltanto una parte di un esperimento artistico molto più ampio. Fotografia, musica, scrittura, performance e, forse soprattutto, il paesaggio sono diventati modi diversi per entrare nello stesso universo immaginario.

La Valle del Serchio non è stata utilizzata semplicemente come uno sfondo suggestivo.

Il progetto è stato concepito come una serie di 12 episodi, girati interamente nella valle con interpreti locali e in luoghi che si estendono dal lago di Gramolazzo fino al Ponte del Diavolo di Borgo a Mozzano.

Tra le Alpi Apuane e l’Appennino, boschi, torrenti, laghi, vecchi mulini, borghi abbandonati, fortificazioni, abbazie, antiche vie e ruderi sono entrati direttamente nella narrazione. Luoghi familiari hanno assunto ruoli inattesi, permettendo alla geografia reale della valle di scivolare lentamente nel mondo immaginario di Sirio.

Proprio questo rapporto tra realtà e immaginazione è stato uno degli elementi centrali del progetto. La fantasia non è stata utilizzata come una fuga dal mondo reale, ma come un modo per osservarlo da un’altra prospettiva.

Anche la musica si è sviluppata seguendo lo stesso principio.

Il compositore e musicista Luca Giovacchini ha creato la colonna sonora durante una performance dal vivo al Barga Jazz Club. Invece di essere composta successivamente per accompagnare immagini già realizzate, la musica è diventata parte integrante dello stesso processo creativo, collegando direttamente Sirio alla vita musicale di Barga.

La fotografia ha offerto un’ulteriore versione della storia.

Un fotoromanzo in edizione limitata di 200 copie, ideato dal patafisico Marco Maiocchi e realizzato con le fotografie di Caterina Salvi, ha trasformato le immagini in movimento del cinema in sequenze di fotografie e testo.

Durante la presentazione alla Fondazione Ricci sono state distribuite alcune copie del fotoromanzo, permettendo al pubblico di portare con sé un’altra interpretazione dei personaggi, dei luoghi e delle atmosfere del progetto.

Questo continuo passaggio da un linguaggio artistico all’altro è stato forse l’aspetto più interessante di Sirio e la fabbrica dei potenti.

Una storia scritta da due persone durante gli strani mesi sospesi del Covid si è progressivamente allargata — prima al cinema, poi alla fotografia, alla musica dal vivo e alla performance — fino ad assorbire il paesaggio fisico nel quale veniva realizzata.

E così la Valle del Serchio ha smesso di essere semplicemente il luogo in cui Sirio è stato girato.

È diventata uno dei suoi personaggi.