Tra le righe – Tra psichiatria e arte – Vittorino Andreoli

Vittorino Andreoli Opens Tra le Righe Festival with a Powerful Reflection on Madness, Art and Humanity

The nineteenth edition of Tra le Righe di Barga opened yesterday afternoon in the foyer of the Teatro dei Differenti with an extraordinary lecture by internationally renowned psychiatrist Professor Vittorino Andreoli, whose reflections on mental illness, creativity and human dignity captivated a packed audience.

Introduced as one of Italy’s leading psychiatrists, Andreoli immediately established a warm and humorous rapport with those present.

“I was delighted to receive the invitation to come to Barga,” he began. “I would have come even in the little cart that Giovanni Pascoli used to travel in, pulled by the horse that often remembered the way home better than the poet himself.”

His affection for Barga, he explained, is closely tied to the memory of Giovanni Pascoli, whose poetry, he said, emerged from profound personal suffering.

“Pascoli teaches us that great poetry is born from pain,” Andreoli observed. “Mental suffering is also born from pain — not physical pain, but the pain of existence itself.”

Throughout his address, Andreoli challenged many of the traditional assumptions surrounding mental illness.

“I don’t like the expression ‘mental patient’,” he said. “I have always seen these people first as human beings who suffer. Physical pain affects one part of the body; existential pain embraces the whole person.”

With characteristic wit, he confessed that he has always preferred the company of what society calls “mad people” to those considered “normal”.

“Normal people are very few,” he joked, “and they are terribly boring. They always talk about the same things, especially money.”

The audience laughed, but his deeper point quickly became clear.

For decades, Andreoli explained, psychiatry viewed madness almost entirely through what was lacking. If a healthy person possessed reason, then the mentally ill were defined by its absence. If a healthy person understood reality, then mental illness was described simply as losing contact with it.

“I began asking myself whether there wasn’t also something positive hidden inside these symptoms.”

That question transformed his career.

He recalled working as a young psychiatrist in the psychiatric hospital of San Giacomo della Tomba in Verona. One of the most severely ill patients had begun scratching drawings onto the walls with a piece of brick. Staff wanted to stop him for damaging the walls.

Instead, Andreoli suggested giving him paper and colours.

“What looked like vandalism was actually a need to communicate.”

That patient was Carlo Zinelli, who would later become recognised internationally as one of the most important figures in twentieth-century Art Brut.

Andreoli explained that he was never interested in judging whether the paintings were beautiful.

“I was a psychiatrist,” he said. “I wanted to understand what he was trying to say.”

Artists, however, immediately recognised the extraordinary artistic quality of Zinelli’s work.

This led Andreoli to Paris, where he met Jean Dubuffet, founder of the Art Brut movement, who collected works created outside traditional artistic culture.

Dubuffet was so impressed by Zinelli’s paintings that he arranged for Andreoli to meet André Breton, founder of Surrealism.

Breton described Zinelli as one of the greatest Art Brut painters they had ever encountered.

For Andreoli, the experience revealed a profound contradiction.

“People told us that the mentally ill were somehow less than fully human,” he said. “Yet the very same people recognised that these works were genuine art.”

“If art is humanity’s highest expression,” he asked, “how can we deny the humanity of the person who created it?”

That question became the guiding principle of his life’s work.

Andreoli spoke passionately about restoring dignity to people suffering from mental illness and rejecting the coercive practices that once dominated psychiatric institutions.

“I never accepted the use of restraints,” he said. “I could never have practised psychiatry by taking away a person’s dignity.”

His work eventually helped change the way many psychiatrists understood severe mental illness — not simply as a collection of symptoms, but as an intensely human experience requiring understanding as much as treatment.

The lecture also explored the importance of communication beyond words.

Human beings communicate through facial expressions, gestures, movement, colour and artistic creation as much as through language itself.

“The Western world has always placed enormous importance on words,” Andreoli observed. “But there are many languages. The face speaks. The body speaks. Art speaks.”

The opening event set a thoughtful tone for this year’s Tra le Righe festival, which continues until 5 July.

Now in its nineteenth edition, the festival was founded by Andrea Giannasi and Maurizio Poli and is organised by the Municipality of Barga together with Tralerighe Libri Editore as part of the Barga Città che Legge project and the Patto della Lettura of the Regione Toscana, in collaboration with the Poli Bookshop of Barga.

Professor Andreoli was presenting his latest book, Arte e Psiche (LOW, 2024), a work that brings together more than sixty years of research into the relationship between creativity, mental illness and the human condition.

 

 
Vittorino Andreoli apre il festival Tra le Righe con una profonda riflessione su follia, arte e umanità

La diciannovesima edizione di Tra le Righe di Barga si è aperta ieri pomeriggio nel foyer del Teatro dei Differenti con un intenso incontro tenuto dal celebre psichiatra Vittorino Andreoli, che ha coinvolto il pubblico in una straordinaria riflessione sul rapporto tra disagio mentale, creatività e dignità umana.

Presentato come uno dei maggiori psichiatri italiani di fama internazionale, Andreoli ha subito instaurato un clima di grande calore e ironia.

«Sono davvero felice di essere stato invitato a Barga», ha esordito. «Sarei venuto anche con il biroccio che usava Giovanni Pascoli, trainato da quel cavallo che spesso ricordava la strada di casa meglio del poeta stesso.»

Il suo legame con Barga, ha spiegato, nasce proprio dalla figura di Giovanni Pascoli, del quale ha ricordato la profonda umanità e la capacità di trasformare il dolore in poesia.

«Pascoli ci insegna che la grande poesia nasce dal dolore. Anche la sofferenza psichica nasce dal dolore: non un dolore fisico, ma il dolore stesso dell’esistere.»

Nel corso dell’incontro Andreoli ha messo in discussione molte delle tradizionali convinzioni sulla malattia mentale.

«Non mi è mai piaciuta l’espressione “malato di mente”», ha affermato. «Ho sempre visto queste persone prima di tutto come esseri umani che soffrono. Il dolore fisico colpisce una parte del corpo; il dolore esistenziale coinvolge l’uomo nella sua totalità.»

Con la sua consueta ironia ha poi confessato di aver sempre preferito la compagnia di quelli che la società definisce “matti” rispetto a quella dei cosiddetti “normali”.

«I normali sono pochissimi», ha scherzato, «e sono terribilmente noiosi. Parlano sempre delle stesse cose, soprattutto di denaro.»

Dietro la battuta si nascondeva però una riflessione molto seria.

Per decenni, ha spiegato Andreoli, la psichiatria ha definito la follia quasi esclusivamente attraverso ciò che mancava. Se una persona sana possedeva la ragione, allora il malato veniva definito dalla sua assenza; se aveva il senso della realtà, il malato era identificato soltanto con la perdita di quel senso.

«Mi sono chiesto se non ci fosse anche qualcosa di positivo nascosto dentro quei sintomi.»

Quella domanda ha cambiato tutta la sua vita professionale.

Andreoli ha ricordato gli anni trascorsi come giovane psichiatra nel manicomio di San Giacomo della Tomba a Verona. Un giorno uno dei pazienti più gravi iniziò a incidere dei graffiti sui muri utilizzando un pezzo di mattone. Gli infermieri volevano impedirglielo perché stava sporcando le pareti.

Lui, invece, propose di mettergli davanti un foglio di carta e dei colori.

«Quello che sembrava un atto di vandalismo era, in realtà, un bisogno di comunicare.»

Quel paziente era Carlo Zinelli, destinato a diventare uno dei più importanti artisti dell’Art Brut del Novecento.

Andreoli ha spiegato di non essersi mai preoccupato di stabilire se quei dipinti fossero belli o brutti.

«Io facevo lo psichiatra», ha detto. «Mi interessava capire che cosa stesse cercando di comunicare.»

Furono invece gli artisti a riconoscere immediatamente il valore straordinario di quelle opere.

Questo lo portò a Parigi, dove incontrò Jean Dubuffet, fondatore del movimento dell’Art Brut, che raccoglieva opere create al di fuori delle accademie e della cultura artistica ufficiale.

Dubuffet rimase così colpito dai lavori di Zinelli da accompagnare Andreoli da André Breton, fondatore del Surrealismo.

Breton definì Carlo Zinelli uno dei più grandi pittori dell’Art Brut mai conosciuti.

Per Andreoli quell’esperienza rappresentò una rivelazione.

«Da una parte si continuava a dire che il malato di mente fosse quasi meno che uomo», ha spiegato. «Dall’altra, gli stessi esperti riconoscevano che quelle opere erano autentica arte.»

«Se l’arte rappresenta la più alta espressione dell’essere umano», si domandò, «come possiamo negare l’umanità di chi quell’arte l’ha creata?»

Questa domanda è diventata il filo conduttore di tutta la sua attività scientifica e umana.

Andreoli ha parlato con passione della necessità di restituire dignità alle persone affette da disturbi psichici e del suo rifiuto delle pratiche coercitive che per tanti anni hanno caratterizzato gli ospedali psichiatrici.

«Non ho mai accettato l’uso dei mezzi di contenzione», ha dichiarato. «Non avrei mai potuto esercitare la psichiatria togliendo dignità alle persone.»

Il suo lavoro ha contribuito a cambiare profondamente il modo di interpretare la malattia mentale, considerandola non soltanto come un insieme di sintomi, ma come un’esperienza profondamente umana che richiede comprensione prima ancora che cura.

Nel suo intervento ha anche sottolineato quanto siano importanti le forme di comunicazione che vanno oltre le parole.

L’essere umano comunica attraverso il volto, i gesti, il corpo, il movimento, i colori e naturalmente attraverso l’arte.

«L’Occidente ha sempre attribuito un’enorme importanza alla parola», ha osservato. «Ma esistono molti linguaggi. Parla il volto. Parla il corpo. Parla l’arte.»

L’incontro inaugurale ha dato così il via alla diciannovesima edizione del festival Tra le Righe, che proseguirà fino al 5 luglio.

La manifestazione, ideata da Andrea Giannasi e Maurizio Poli, è organizzata dal Comune di Barga insieme a Tralerighe Libri Editore nell’ambito del progetto Barga Città che Legge e del Patto della Lettura della Regione Toscana, con la collaborazione della Libreria Poli di Barga.

Il professor Andreoli ha presentato il suo ultimo libro, Arte e psiche (LOW, 2024), un volume che raccoglie oltre sessant’anni di studi sul rapporto tra creatività, disagio mentale e condizione umana