Palazzo Pancrazi – Andrea Alfieri exhibition

Andrea Alfieri Returns to Barga with “Monoliti” — A Journey into the Architecture of the Modern World

Following the success of his exhibition in Barga last year (article here) , Alfieri has returned to the Atrium of Palazzo Comunale with a new collection of photographs entitled “Monoliti”, an exhibition that shifts the focus away from people and places and towards the immense structures that define the contemporary urban landscape.

Visitors who saw Alfieri’s previous exhibition will remember that many of the photographs featured a solitary human figure within vast landscapes or architectural settings. Those images explored the relationship between people and the environments they inhabit.

“What emerged last year was the idea of silence, of listening to oneself, and that is also a discussion about solitude. This too is a discussion about solitude because there are no people; they almost seem like deserted cities. And then, in particular, you sometimes find yourself standing in front of these monoliths — which are Monoliths 2.1 or 2.2. What’s inside them? I couldn’t tell you. What do they conceal behind their façades? They have these façades…”
— Andrea Alfieri

In “Monoliti”, however, the human presence has almost disappeared.

Instead, the photographs concentrate on the giant towers of steel, glass and concrete that dominate the skylines of cities such as New York, London, Hong Kong and elsewhere. These are buildings designed not merely as places to work or live, but as symbols of ambition, power and modernity.

The exhibition presents architecture as both subject and abstraction. In some photographs the viewer is confronted with entire skyscrapers rising dramatically into the sky. In others, Alfieri isolates details — reflections, curves, repeating patterns, geometric forms and fragments of facades — transforming familiar buildings into compositions that often resemble paintings or graphic designs.

The photographs reveal a fascination not simply with architecture itself, but with the visual language of modern cities. Repeated windows create grids reminiscent of woven textiles. Reflections distort reality into almost liquid forms. Curving facades and intersecting structural elements become exercises in geometry and light.

What is particularly striking is the absence of human scale. Without people present, many of the buildings appear almost monumental, reinforcing the exhibition’s title. These are true monoliths — immense constructions that dwarf the individual and stand as contemporary monuments to engineering, commerce and technological progress.

Yet despite their size, Alfieri’s images are not cold or documentary. There is a strong aesthetic sensibility throughout the exhibition. Light plays across glass surfaces, clouds are reflected in facades, and unexpected colours emerge from what might otherwise be considered purely functional structures. The result is a body of work that balances architectural photography with a more artistic and interpretive approach.

Andrea Alfieri torna a Barga con “Monoliti” — Un viaggio nell’architettura del mondo moderno

Dopo il successo della sua mostra a Barga dello scorso anno (articolo qui), Andrea Alfieri è tornato nell’Atrio del Palazzo Comunale con una nuova raccolta di fotografie intitolata “Monoliti”, una mostra che sposta l’attenzione dalle persone e dai luoghi alle immense strutture che definiscono il paesaggio urbano contemporaneo.

Chi ha visitato la precedente esposizione di Alfieri ricorderà che molte delle fotografie presentavano una figura umana solitaria inserita in vasti paesaggi o contesti architettonici. Quelle immagini esploravano il rapporto tra le persone e gli ambienti che abitano.

In “Monoliti”, invece, la presenza umana è quasi completamente scomparsa.

Le fotografie si concentrano piuttosto sulle gigantesche torri di acciaio, vetro e cemento che dominano gli skyline di città come New York, Londra, Hong Kong e molte altre. Si tratta di edifici progettati non soltanto come luoghi in cui lavorare o vivere, ma anche come simboli di ambizione, potere e modernità.

La mostra presenta l’architettura sia come soggetto sia come astrazione. In alcune fotografie lo spettatore si trova di fronte a interi grattacieli che si innalzano drammaticamente verso il cielo. In altre, Alfieri isola dettagli — riflessi, curve, motivi ripetitivi, forme geometriche e frammenti di facciate — trasformando edifici familiari in composizioni che spesso ricordano dipinti o elaborazioni grafiche.

Le fotografie rivelano una fascinazione non soltanto per l’architettura in sé, ma anche per il linguaggio visivo delle città moderne. Le finestre ripetute creano griglie che ricordano tessuti intrecciati. I riflessi deformano la realtà fino a renderla quasi liquida. Le facciate curve e gli elementi strutturali che si intersecano diventano esercizi di geometria e luce.

Quello che si presentò l’anno scorso, il silenzio, ascoltarsi, è anche un discorso di solitudine. Anche questo è un discorso di solitudine perché persone non ci sono, sembrano quasi città deserte. e poi in particolare si passa a volte davanti a questi monoliti, che poi sono i monoliti 2.1 o 2.2, Cosa c’è dentro, anche io ve lo dico, cosa nasconde dietro, ha delle facciate – Andrea Alfieri

Particolarmente sorprendente è l’assenza di una scala umana. Senza persone presenti, molti degli edifici assumono un aspetto quasi monumentale, rafforzando il titolo stesso della mostra. Si tratta di veri monoliti — immense costruzioni che ridimensionano l’individuo e si ergono come monumenti contemporanei all’ingegneria, al commercio e al progresso tecnologico.

Eppure, nonostante le loro dimensioni, le immagini di Alfieri non risultano fredde né puramente documentarie. In tutta la mostra emerge una forte sensibilità estetica. La luce gioca sulle superfici di vetro, le nuvole si riflettono sulle facciate e colori inattesi affiorano da strutture che altrimenti potrebbero sembrare esclusivamente funzionali. Il risultato è un corpus di opere che bilancia la fotografia architettonica con un approccio più artistico e interpretativo.