From Puppet to Son: Pinocchio as a Story of Transformation

From Puppet to Son: Pinocchio as a Story of Transformation

Pinocchio returned to Barga on Tuesday evening, not simply as the familiar wooden puppet of childhood, but as a figure through whom to explore some of the deeper questions of human life.

The meeting, entitled “Puppet or Son?”, was held in the cloister of the Conservatorio Santa Elisabetta and led by Alessandro Andreini, a priest from the Community of San Leolino and lecturer in Religious Studies at Gonzaga University in Florence.

Organised to mark the bicentenary of Carlo Collodi’s birth, the evening offered a theological rereading of The Adventures of Pinocchio, presenting the book as a story of transformation: from puppet to child, from selfishness to responsibility and, above all, from an orphan-like existence to the discovery of being a son.

Andreini began with the unusual history of the book itself. Pinocchio first appeared in instalments in a children’s newspaper between 1881 and 1883. Collodi’s original story ended abruptly with the puppet being hanged from the Great Oak by the Fox and the Cat.

The reaction from young readers persuaded Collodi to continue the story. When publication resumed, he changed its title from The Story of a Puppet to The Adventures of Pinocchio. What may have begun almost by chance gradually became something far larger: a book now read throughout the world and capable of speaking to children and adults alike.

Andreini warned, however, against forcing literature to confirm ideas that are not truly present in the text. A theological reading should not impose a religious meaning on every episode. Instead, the story must first be allowed to speak for itself.

This, he argued, is the strength of great literature. It does not simply tell us about its characters but helps us recognise something of ourselves—our fears, failures, desires and hopes.

At the centre of Pinocchio’s journey is his changing relationship with Geppetto. From the beginning, Geppetto treats the puppet as his son. He feeds and clothes him, even selling his own coat to buy him a schoolbook. Pinocchio, however, initially accepts these sacrifices without understanding them.

That changes when he discovers that Geppetto has gone to sea in search of him and has been swallowed by the Dogfish. Inside the creature, Pinocchio finds his father again, carries him on his back and risks his own life to bring him to safety.

After their escape, he works to provide milk for Geppetto, returns to his studies and begins to care for others. His transformation is therefore not simply the magical replacement of a wooden body with a human one. It takes place when he stops living only for himself.

Pinocchio becomes a real boy when he learns to love, accept responsibility and care for another person.

The event was organised by the Fondazione Conservatorio and the Barga Pastoral Unit, with the support of the Comune of Barga.

Da burattino a figlio: Pinocchio come storia di trasformazione

Pinocchio è tornato a Barga martedì sera, non soltanto come il celebre burattino di legno conosciuto fin dall’infanzia, ma come una figura attraverso la quale esplorare alcune delle domande più profonde dell’esistenza umana.

L’incontro, intitolato “Burattino o figlio?”, si è svolto nel chiostro del Conservatorio Santa Elisabetta ed è stato condotto da Alessandro Andreini, presbitero della Comunità di San Leolino e docente di Religious Studies presso la Gonzaga University di Firenze.

Organizzata in occasione del bicentenario della nascita di Carlo Collodi, la serata ha proposto una rilettura teologica delle Avventure di Pinocchio, presentando il libro come una storia di trasformazione: da burattino a bambino, dall’egoismo alla responsabilità e, soprattutto, da una condizione quasi da orfano alla scoperta di essere figlio.

Andreini ha iniziato ricordando l’insolita storia del libro. Pinocchio apparve inizialmente a puntate su un giornale per bambini, tra il 1881 e il 1883. Il racconto originale di Collodi si concludeva bruscamente con il burattino impiccato alla Quercia Grande dal Gatto e dalla Volpe.

La reazione dei giovani lettori convinse Collodi a proseguire la storia. Quando la pubblicazione riprese, l’autore cambiò il titolo da La storia di un burattino a Le avventure di Pinocchio. Quello che forse era cominciato quasi per caso diventò gradualmente qualcosa di molto più grande: un libro letto oggi in tutto il mondo, capace di parlare sia ai bambini sia agli adulti.

Andreini ha tuttavia messo in guardia dal rischio di costringere la letteratura a confermare idee che non sono realmente presenti nel testo. Una lettura teologica non dovrebbe imporre un significato religioso a ogni episodio. La storia deve invece essere prima di tutto lasciata libera di parlare.

Questa, ha sostenuto, è la forza della grande letteratura. Non si limita a raccontarci la vita dei suoi personaggi, ma ci aiuta a riconoscere qualcosa di noi stessi: le nostre paure, i nostri fallimenti, i nostri desideri e le nostre speranze.

Al centro del viaggio di Pinocchio si trova il cambiamento del suo rapporto con Geppetto. Fin dall’inizio, Geppetto tratta il burattino come un figlio. Lo nutre, lo veste e arriva perfino a vendere la propria casacca per comprargli l’abbecedario. Pinocchio, però, accetta inizialmente questi sacrifici senza comprenderli.

Tutto cambia quando scopre che Geppetto si è messo in mare per cercarlo ed è stato inghiottito dal Pesce-cane. All’interno del mostro Pinocchio ritrova il padre, se lo carica sulle spalle e rischia la propria vita per portarlo in salvo.

Dopo la fuga, lavora per procurare il latte a Geppetto, riprende gli studi e comincia a prendersi cura degli altri. La sua trasformazione, quindi, non consiste semplicemente nella sostituzione magica del corpo di legno con quello di un essere umano. Avviene quando smette di vivere soltanto per se stesso.

Pinocchio diventa un bambino vero quando impara ad amare, ad assumersi le proprie responsabilità e a prendersi cura di un’altra persona.

L’incontro è stato organizzato dalla Fondazione Conservatorio e dall’Unità Pastorale di Barga, con il patrocinio del Comune di Barga.