Another stage of the BargaJazz Festival’s concerts in the villages of the Garfagnana took place on 13 August in Molazzana, where the wind quintet Koro Almost Brass performed at the open-air theatre.
The ensemble featured Cristiano Arcelli on alto saxophone, Fulvio Sigurtà on trumpet, Giovanni Hoffer on French horn, Massimo Morganti on trombone and Glauco Benedetti on tuba.
Koro Almost Brass brought together some of the most interesting and established musicians on the Italian jazz scene. All classically trained, the members of the group had worked with prestigious artists including Kenny Wheeler, Paolo Fresu, John Taylor, Bob Brookmeyer and Enrico Rava, among many others.
Since its formation, Koro Almost Brass had appeared at prestigious music festivals and events both in Italy and abroad.
Between the pieces in Molazzana, Cristiano Arcelli also gave the audience some insight into how the unusual ensemble had come into being — and into the story behind its name.
The idea, he explained, had grown out of conversations between musicians who had known and worked with one another for many years. They had often talked about creating a group made up entirely of strong individual soloists, and the arrival of Giovanni Hoffer and Glauco Benedetti helped turn that idea into Koro Almost Brass.
The name itself came with a story — or rather, several stories.
Arcelli explained that the K in Koro had its roots in the culture of the occupations and alternative movements of the 1990s, when replacing a C with a K had become almost a visual signature. Only later did the musicians discover other meanings attached to the word.
One of them, Arcelli told the audience, was that koro meant “love” in Sanskrit, prompting him to invite a round of applause for love.
The second discovery produced considerably more laughter. Koro is also the name given to a culture-related psychological syndrome, historically documented particularly in parts of Southeast Asia, involving an intense fear that the genitals are retracting into the body and that this may lead to death. Considering the age of the musicians in the ensemble, Arcelli joked, the name suddenly seemed particularly appropriate.
The humour of the introduction gave way to something much more serious when Arcelli turned to the music at the centre of the group’s repertoire: Thelonious Monk.
Introducing the ballad Reflections, he described Monk as a fundamental figure in the history of jazz and placed his music within the transformation that took place with bebop, when jazz moved beyond its earlier role as music principally associated with entertainment and dancing and increasingly became music demanding concentrated listening.
For Arcelli, however, Monk represented more than a historical turning point. His compositions introduced an entirely original way of writing and hearing jazz — precisely the qualities that Koro Almost Brass explore by transferring Monk’s unmistakable musical language into the unusual colours of five wind and brass instruments.
With the support of several Italian Cultural Institutes overseas, in 2023 the ensemble took part in the /zàt·te·ra/ (from port to port) project, which saw the musicians travelling between Ancona, Sirolo, Valletta and Lisbon for a series of masterclasses and concerts.
The ensemble’s repertoire was arranged by saxophonist and arranger Cristiano Arcelli and centred around two principal projects: ‘Round Midnight, dedicated to the music of Thelonious Monk, and Lonely House, devoted to the music of Kurt Weill. The latter received its European première at the Teatro Juvarra in Turin in April 2025 as part of the Torino Jazz Festival.
Koro Almost Brass released its debut album, Plays Monk, on the Caligola Records label in 2025, followed in January 2026 by Koro Kurt.
Un’altra tappa dei concerti nei borghi della Garfagnana del BargaJazz Festival si è svolta il 13 agosto a Molazzana, dove il quintetto di fiati Koro Almost Brass si è esibito presso il teatro all’aperto.
L’ensemble era formato da Cristiano Arcelli al sax alto, Fulvio Sigurtà alla tromba, Giovanni Hoffer al corno francese, Massimo Morganti al trombone e Glauco Benedetti alla tuba.
Koro Almost Brass riuniva alcuni dei musicisti più interessanti e affermati della scena jazz italiana. Tutti di formazione classica, i componenti del gruppo avevano collaborato con artisti prestigiosi come Kenny Wheeler, Paolo Fresu, John Taylor, Bob Brookmeyer ed Enrico Rava, solo per citarne alcuni.
Fin dalla sua formazione, Koro Almost Brass si era esibito in prestigiosi festival e rassegne musicali, sia in Italia che all’estero.
Tra un brano e l’altro a Molazzana, Cristiano Arcelli ha raccontato al pubblico anche qualcosa sulla nascita di questo insolito ensemble e sulla storia del suo nome.
L’idea, ha spiegato, era nata dalle conversazioni tra musicisti che si conoscevano e suonavano insieme da molti anni. Avevano parlato spesso della possibilità di creare un gruppo composto interamente da solisti di forte personalità e l’incontro con Giovanni Hoffer e Glauco Benedetti aveva contribuito a trasformare quell’idea in Koro Almost Brass.
Il nome stesso aveva una storia — o meglio, diverse storie.
Arcelli ha spiegato che la K di Koro affondava le sue radici nella cultura delle occupazioni e dei movimenti alternativi degli anni Novanta, quando sostituire la C con la K era diventato quasi una firma visiva. Solo in seguito i musicisti avevano scoperto altri significati legati alla parola.
Uno di questi, ha raccontato Arcelli al pubblico, era che koro in sanscrito significava “amore”, invitando così tutti a fare un applauso all’amore.
La seconda scoperta ha provocato molte più risate. Koro è anche il nome attribuito a una sindrome psicologica legata alla cultura, storicamente documentata soprattutto in alcune zone del Sud-est asiatico, caratterizzata dall’intensa paura che i genitali si stiano ritraendo all’interno del corpo e che questo possa portare alla morte. Considerata l’età dei musicisti dell’ensemble, ha scherzato Arcelli, il nome sembrava improvvisamente particolarmente appropriato.
L’ironia dell’introduzione ha poi lasciato spazio a qualcosa di molto più serio quando Arcelli è passato a parlare della musica al centro del repertorio del gruppo: quella di Thelonious Monk.
Presentando la ballad Reflections, ha descritto Monk come una figura fondamentale nella storia del jazz, collocando la sua musica all’interno della trasformazione avvenuta con il bebop, quando il jazz superò il suo precedente ruolo di musica legata principalmente all’intrattenimento e al ballo per diventare sempre più una musica che richiedeva un ascolto attento e consapevole.
Per Arcelli, tuttavia, Monk rappresentava qualcosa di più di una svolta storica. Le sue composizioni avevano introdotto un modo del tutto originale di scrivere e ascoltare il jazz — proprio quelle caratteristiche che Koro Almost Brass esplorava trasferendo l’inconfondibile linguaggio musicale di Monk nei particolari colori sonori di cinque strumenti a fiato e ottoni.
Con il sostegno di alcuni Istituti Italiani di Cultura all’estero, nel 2023 l’ensemble aveva preso parte al progetto /zàt·te·ra/ (from port to port), che aveva portato i musicisti tra Ancona, Sirolo, La Valletta e Lisbona per una serie di masterclass e concerti.
Il repertorio dell’ensemble era arrangiato dal sassofonista e arrangiatore Cristiano Arcelli e si articolava attorno a due progetti principali: ‘Round Midnight, dedicato alla musica di Thelonious Monk, e Lonely House, dedicato alla musica di Kurt Weill. Quest’ultimo era stato presentato in anteprima europea al Teatro Juvarra di Torino nell’aprile 2025, nell’ambito del Torino Jazz Festival.
Koro Almost Brass aveva pubblicato nel 2025 il suo album di debutto, Plays Monk, per l’etichetta Caligola Records, seguito nel gennaio 2026 da Koro Kurt.