emilio bertoncini

Un orto civico nel cuore di Pietrasanta?

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Al lavoro nell'orto civico

Al lavoro nell’orto civico

Rimbalzo da una definizione all’altra e sono sempre più convinto che quello che sta crescendo nel Giardino della Lumaca di Pietrasanta possa essere considerato un orto civico.

Per esserne  sicuro ho cercato la definizione di civico sul dizionario. Gli si adatta benissimo sia “che concerne il cittadino in quanto membro di uno stato, con valore prevalentemente etico”, sia quella più sintetica e diretta “che appartiene alla città”, almeno nell’estensione concettuale del termine città che si riferisce alla comunità.

Si, perché gli ingredienti ci sono tutti. E io provo ad elencarli.

L’orto nasce da un’iniziativa in corso nelle scuole, quella degli orti scolastici, che grazie al contributo di uno sponsor privato (un’azienda della città) cerca di riportare la cultura dell’orto e la consapevolezza del produrre il proprio cibo tra i bambini. Quegli stessi bambini che, grazie ad una scuola attenta alle tematiche etiche ed ambientali, hanno dato vita all’orto. Ognuno di loro ha lasciato per un’oretta la propria scuola, ha percorso le vie della città, magari salutando qualche conoscente, per poi dare il proprio piccolo contributo. Qualcuno ha piantato un’erba aromatica, qualcun’altro un ortaggio qualcuno ha strappato le erbacce (vogliamo chiamarle erbe indesiderate? Forse suona meglio), qualcuno ha dato acqua e così via. In due giorni un grande rettangolo di terra sabbiosa è diventato un orto.

L’orto è stato adottato da tante persone: bambini, famiglie, residenti e perfetti sconosciuti. C’è chi ha aggiunto qualche ortaggio, chi ogni giorno va a dare acqua, chi ha legato i pomodori, chi ha invitato ad una certa attenzione qualche ragazzo intenzionato a giocare con la palla, chi (semplicemente) ne parla. C’è chi ne scrive portandone la notizia sui quotidiani locali. Persone semplici che in due mesi hanno demolito il timore che tutto potesse finire rapidamente nel nulla. Persone semplici che io chiamo “i colibrì dell’orto della lumaca” perché incarnano lo spirito della leggenda del colibrì, quella bella storia in cui durante l’incendio della foresta, mentre tutti gli animali scappano, un colibrì si affanna trasportando nel becco poche gocce d’acqua che lancia sulle fiamme. Quando l’armadillo, quasi sfottendolo, gli chiede se si rende conto che quello che fa non spegnerà l’incendio lui, composto, gli risponde che lo sa ma preferisce fare la sua parte (anziché fuggire… ma questo lo aggiungo io).

L’orto è diventato lo scenario di meravigliosi incontri (le conversazioni intorno all’orto) che ogni giovedì (e qualche mercoledì) attirano decine di persone, famiglie e bambini, attorno all’orto. Si parla, si gioca, si cura l’orto e si vivono straordinari momenti conviviali che iniziano con un pic-nic previsto solo per la prima serata ma divenuto appuntamento fisso. Poi, mezz’ora prima del tramonto, ci si siede intorno all’orto e si parla, si conversa, si gioca, si manipola, si costruisce… si fa comunità. Tutto questo nasce da un’idea de “La mezzaluna – centro di educazione alimentare” ma coinvolge quasi tutte le associazioni cittadine, come La Bottega della Rocca, La soffitta dei colori e la sezione locale di Nati per leggere. Ognuna dà un proprio contributo con una lettura, un laboratorio, una conversazione.

Molti bambini, ormai, aspettano il giovedì sera. Lo fanno perché ci si diverte, si sta insieme, si impara e, perché no, si porta a casa un cespo d’insalata o un peperone. Ortaggi nati col cuore, col battito d’ali di molti colibrì, piccoli e sabbiosi ma pieni di saperi e sensazioni, oltreché saporiti. Ortaggi che assistono ad una rinnovata vita di comunità che non è il semplice ritrovarsi per uno spettacolo ma è condivisione. Condivisione del lavoro, del cibo, della cultura, di bei momenti.

E lui, l’orto, sornione e a volte un po’ distratto, se ne sta in mezzo ad un parco pubblico, ad un passo dal duomo e da quel campanile che vide al lavoro un esiliato Michelangelo. Ha visto passare Geronimo Stilton, le partite di calcio alla buona dei ragazzi del posto e pure un laboratorio di falegnameria. Non se ne cura più di tanto perché sa di essere l’orto della città. Comunque vada, lui è qualcosa di speciale.

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