Patrizia Bartoli returns to her roots with stories of women, memory and courage
Writer Patrizia Bartoli returned to the area where she was born and brought up this afternoon for a presentation at the Fondazione Ricci in Barga, where she spoke about her writing, her connection to the places of her childhood and the women whose lives have inspired her latest collection of short stories.
Born and raised in Fornaci di Barga, Bartoli has lived and worked for many years in Sassuolo, in the province of Modena. Her literary career includes four collections of short stories and two novels, Cuori Imperfetti and Nina, the latter presented in Barga two summers ago.
During the presentation, Bartoli explained how she had begun writing short stories before challenging herself to tackle the longer and more demanding form of the novel. Her latest work, “Ricucire il cielo” marks a return to the short story, bringing together fourteen tales centred on women of different ages, backgrounds and experiences.
One of the recurring themes of her writing is what was described during the discussion as “a geography of the heart.”
Many of her stories are set in places she knows intimately: Fornaci di Barga, Barga itself, the province of Lucca, Versilia and the villages of the Pistoia mountains. These familiar landscapes provide the settings for stories that, although rooted in particular locations, explore experiences that could happen almost anywhere.
The opening story, Clara, follows a twelve-year-old girl in Fornaci di Barga. Unlike most of the other stories in the collection, it begins in an entirely ordinary, recognisable world before gradually moving towards something more absurd and almost surreal.
Bartoli explained that although her settings are frequently drawn from real places, her characters are generally fictional. A familiar street, building or landscape might provide the starting point, but the people and events are products of her imagination.
There is, however, one striking exception.
The story Vanna, subtitled The Girl in the Red Dress, is based on a real incident that took place in 1944, during the German occupation of northern Italy.
Bartoli discovered the story during a visit to Finale Emilia shortly after the devastating earthquake of 2012. Accompanied by friends, she had gone to explore the remains of the town’s historic Jewish community. During a visit to the local museum, a guide showed her an old black-and-white photograph and pointed out a young woman whose wartime experience had been particularly remarkable.
That young woman was Vanna.
In 1944, Vanna was living in Finale Emilia with her farming family. She had remained close to her former schoolteacher, a Jewish woman who had been forced to stop teaching following the introduction of Italy’s racial laws in 1938 and was now living in hiding in nearby Massa Finalese.
Despite the considerable danger, Vanna continued to visit her former teacher, sometimes bringing her food.
On one particular morning, she concealed a loaf of bread beneath balls of wool and a shawl in her bag and boarded a train to Massa Finalese.
She was wearing a red dress that she had sewn herself with the help of her sister-in-law.
A German officer entered the carriage and noticed the dress. Demanding to know why she was wearing red, he ordered her to remove it.
Fearing that any resistance might lead to a search of her bag and the discovery of her mission, Vanna obeyed. The officer, accompanied by two soldiers, eventually left the train without searching her belongings.
Vanna continued her journey in her underclothes, enduring the stares of the other passengers, determined to reach the woman she was trying to help.
Bartoli explained that this episode had affected her deeply, particularly the quiet courage of a young woman prepared to endure humiliation rather than risk exposing her former teacher to the authorities.
She deliberately left the final part of Vanna’s story untold during the presentation, allowing readers to discover the conclusion for themselves.
Although Vanna is the only story in the collection based directly on a documented event, Bartoli emphasised that the other thirteen stories are firmly grounded in recognisable human experiences. Their characters may be invented, but their difficulties, decisions and emotions are entirely believable.
For an author who left Fornaci di Barga many years ago, the places of her childhood continue to provide a rich source of inspiration.
And as the presentation at the Fondazione Ricci demonstrated, those familiar streets and landscapes can become the starting point for stories that reach far beyond Barga itself.
Patrizia Bartoli torna alle sue radici con storie di donne, memoria e coraggio
La scrittrice Patrizia Bartoli è tornata questo pomeriggio nei luoghi in cui è nata e cresciuta per un incontro alla Fondazione Ricci di Barga, durante il quale ha parlato della sua attività letteraria, del legame con i luoghi della sua infanzia e delle donne le cui vicende hanno ispirato la sua ultima raccolta di racconti.
Nata e cresciuta a Fornaci di Barga, Bartoli vive e lavora da molti anni a Sassuolo, in provincia di Modena. La sua produzione letteraria comprende quattro raccolte di racconti e due romanzi, Cuori Imperfetti e Nina, quest’ultimo presentato a Barga due estati fa.
Durante l’incontro, Bartoli ha raccontato di aver iniziato il suo percorso letterario con i racconti brevi, prima di decidere di mettersi alla prova con la forma più lunga e impegnativa del romanzo. Con il suo ultimo lavoro, “Ricucire il cielo” è tornata al racconto, riunendo quattordici storie che hanno come protagoniste donne di età, provenienze ed esperienze diverse.
Uno dei temi ricorrenti della sua scrittura è quello che, nel corso della conversazione, è stato definito una «geografia del cuore».
Molti dei suoi racconti sono ambientati in luoghi che conosce profondamente: Fornaci di Barga, Barga, la provincia di Lucca, la Versilia e i paesi della montagna pistoiese. Questi paesaggi familiari fanno da sfondo a vicende che, pur essendo radicate in territori ben precisi, raccontano esperienze che potrebbero verificarsi praticamente ovunque.
Il racconto che apre la raccolta, Clara, ha come protagonista una ragazzina di dodici anni e si svolge a Fornaci di Barga. A differenza della maggior parte delle altre storie, parte da una situazione del tutto quotidiana e riconoscibile, per poi scivolare gradualmente verso una dimensione più assurda, quasi surreale.
Bartoli ha spiegato che, sebbene le ambientazioni siano spesso ispirate a luoghi reali, i suoi personaggi sono generalmente frutto dell’immaginazione. Una strada, un edificio o un paesaggio familiare possono rappresentare il punto di partenza, ma le persone e gli avvenimenti prendono vita attraverso la sua fantasia.
C’è però un’eccezione particolarmente significativa.
Il racconto Vanna, sottotitolato La ragazza dal vestito rosso, si basa su un episodio realmente accaduto nel 1944, durante l’occupazione tedesca dell’Italia settentrionale.
Bartoli venne a conoscenza di questa vicenda durante una visita a Finale Emilia, poco dopo il devastante terremoto del 2012. In compagnia di alcuni amici, si era recata nella cittadina per conoscere ciò che rimaneva della sua storica comunità ebraica. Durante la visita al museo locale, una guida le mostrò una vecchia fotografia in bianco e nero, indicando una giovane donna che aveva vissuto un’esperienza particolarmente significativa durante la guerra.
Quella giovane donna era Vanna.
Nel 1944 Vanna viveva a Finale Emilia con la sua famiglia di contadini. Era rimasta molto legata alla sua ex insegnante, una donna ebrea che, in seguito all’introduzione delle leggi razziali del 1938, era stata costretta a interrompere l’insegnamento e che allora viveva nascosta nella vicina Massa Finalese.
Nonostante i notevoli pericoli, Vanna continuava a farle visita, portandole talvolta qualcosa da mangiare.
Una mattina nascose una pagnotta di pane nella borsa, coprendola con alcuni gomitoli di lana e uno scialle, e salì sul treno diretto a Massa Finalese.
Indossava un vestito rosso che aveva cucito personalmente con l’aiuto della cognata.
Un ufficiale tedesco entrò nello scompartimento e notò immediatamente il vestito. Dopo averle chiesto perché fosse vestita di rosso, le ordinò di toglierselo.
Temendo che qualsiasi resistenza potesse provocare una perquisizione della borsa e far scoprire il motivo del suo viaggio, Vanna obbedì. L’ufficiale, accompagnato da due soldati, lasciò infine il treno senza controllare ciò che trasportava.
Vanna proseguì il viaggio in biancheria intima, sopportando gli sguardi degli altri passeggeri, determinata a raggiungere la donna che stava cercando di aiutare.
Bartoli ha spiegato quanto questo episodio l’avesse profondamente colpita, soprattutto per il coraggio silenzioso di una giovane donna disposta a subire un’umiliazione pur di non rischiare di esporre la sua ex insegnante alle autorità.
Durante la presentazione, la scrittrice ha volutamente lasciato in sospeso la parte finale della vicenda di Vanna, permettendo ai lettori di scoprirne da soli la conclusione.
Sebbene Vanna sia l’unico racconto della raccolta direttamente ispirato a un fatto documentato, Bartoli ha sottolineato come anche le altre tredici storie siano profondamente radicate in esperienze umane riconoscibili. I personaggi possono essere inventati, ma le loro difficoltà, le loro scelte e le loro emozioni risultano del tutto credibili.
Per una scrittrice che ha lasciato Fornaci di Barga molti anni fa, i luoghi dell’infanzia continuano dunque a rappresentare una ricca fonte di ispirazione.
E, come ha dimostrato l’incontro alla Fondazione Ricci, quelle strade e quei paesaggi familiari possono diventare il punto di partenza per storie capaci di andare ben oltre i confini di Barga.