Hurbert Guillaud “Felice tu sia campanaro” in memoria di Placido - Nel paese delle montagne e foreste di Toscana,
ove i tralci delle viti come i cipressi
sono colli di cigni tesi verso il sole,
ho camminato per sentieri profumati di menta.
L’ortica mi fu fraterna.
Ho sbriciolato la foglia del lauro
per odorare la gioia di essere in estate.- Il leggero brusìo della lunaria
mi ha confidato che la morte è dolce
solo a chi lascia in regalo
Il ricordo delle sue virtù.
I difetti nutrono i corvi.
Mai dire male di quelli che vengono a morire.- Nella casetta di Placido
permane l’odore dei piccoli fuochi
che accendeva l’inverno
per riscaldare e sciogliere
le sue dita agili di impagliatore.- Sole, rimangono tre seggiole
di paglia intrecciata e un piccolo mazzo
di granate di saggina illuminando
un tavolino ingombro
Di oggetti familiari.- Due seghe appena vestite
di ragnatele si raccontano
il taglio felice preparando
i risvegli mattutini del focolare.- La prossima vendemmia delle terre di Ortici
non sarà curata, né tagliata
dalle sue mani nodose e callose
che seppero fraternizzare
con la legna, la paglia e il giunco.- Sopra una mensola-radura
Un paesino di utensili ben riposti
godono d’un riposo ben meritato.
quali mani dotate, creative
sapranno riappropriarsene per offire
l’ereditè luminosa di questo artigiano prezioso?- Il capanile di Santa Maria della Fornacetta
Risuona briosamente per il campanaro. Allegria nell’azzurro.- Morire in agosto, a Barga, nel paese di Lucca,
è forse rinascere subito alla luce.- Sguardo spalancato sui barbagianni
Sempre stupito di essere nei silenzi
Della notte popolarta di stelle sussurranti.- E’ tutto un paese
Che sta girando pagina.Hubert GUILLAUD
Barga, Toscana, 18 Agosto 1999
Traduzione di Anne-Arlette
Matteoni in Hunt
from the original poem in Frenchback
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