Rain Dogs bring BargaJazz 2026 to a close
The 2026 edition of BargaJazz came to an end with Rain Dogs, a six-piece group whose music turned towards Cuba for the festival’s final concert.
Rain Dogs brought together Mirco Rubegni on trumpet, Gabrio Baldacci on guitar, Pewee Durante on keyboards, Mirco Capecchi on double bass, Simone Padovani on percussion and Daniele Paoletti on drums.
After weeks in which BargaJazz had moved through many different forms of jazz — from large ensemble writing and the annual composition and arrangement competition to intimate concerts, jam sessions and projects devoted to individual musical traditions — the closing evening offered something different again.
At the centre of the Rain Dogs project was Cuban music, but this was not simply an exercise in reproducing familiar Latin rhythms. The six musicians approached the material from their own backgrounds in jazz and improvisation, allowing the music to move freely between strong rhythmic structures and open spaces for individual voices.
With percussionist Simone Padovani and drummer Daniele Paoletti working alongside Mirco Capecchi’s double bass, rhythm inevitably played a central role. Their foundation gave Gabrio Baldacci room to explore the more percussive and textural possibilities of the guitar, while Pewee Durante moved between accompaniment, melody and improvisation at the keyboards.
Above it all came the trumpet of Mirco Rubegni, sometimes direct and forceful, at other moments more restrained, its sound providing one of the defining colours of the evening.
The photographs from the concert tell much of the story: musicians listening closely to one another, eyes closed in concentration, the trumpet caught in the stage light, hands moving across keyboards, drums and strings. In the wider view of the stage, the ensemble appeared less like six separate players than a single rhythmic unit.
It was an appropriate way to finish a particularly significant edition of the festival.
Mirco Rubegni – Trumpet. | Gabrio Baldacci – Guitar | Pewee Durante – Keyboards | Mirco Capecchi – Double bass | Simone Padovani – Percussion | Daniele Paoletti – Drums
Rain Dogs chiudono BargaJazz 2026
L’edizione 2026 di BargaJazz si è conclusa con i Rain Dogs, un sestetto che per l’ultimo concerto del festival ha rivolto lo sguardo verso Cuba e la sua musica.
I Rain Dogs hanno riunito Mirco Rubegni alla tromba, Gabrio Baldacci alla chitarra, Pewee Durante alle tastiere, Mirco Capecchi al contrabbasso, Simone Padovani alle percussioni e Daniele Paoletti alla batteria.
Dopo settimane durante le quali BargaJazz aveva attraversato molte forme diverse del jazz — dalle composizioni per grande orchestra e dal tradizionale concorso di composizione e arrangiamento ai concerti più intimi, alle jam session e ai progetti dedicati a particolari tradizioni musicali — la serata conclusiva ha proposto ancora una volta qualcosa di diverso.
Al centro del progetto Rain Dogs c’era la musica cubana, ma non si è trattato semplicemente di riproporre ritmi latini conosciuti. I sei musicisti hanno affrontato questo repertorio partendo dalle proprie esperienze nel jazz e nell’improvvisazione, lasciando che la musica si muovesse liberamente tra solide strutture ritmiche e spazi aperti alle singole voci.
Con Simone Padovani alle percussioni e Daniele Paoletti alla batteria, insieme al contrabbasso di Mirco Capecchi, il ritmo ha inevitabilmente avuto un ruolo centrale. Su questa base Gabrio Baldacci ha avuto modo di esplorare le possibilità più percussive e timbriche della chitarra, mentre Pewee Durante si è mosso alle tastiere tra accompagnamento, melodia e improvvisazione.
Su tutto si è levata la tromba di Mirco Rubegni, a volte diretta e potente, in altri momenti più contenuta, con un suono che ha rappresentato uno dei colori caratteristici della serata.
Le fotografie del concerto raccontano molto di ciò che è accaduto sul palco: musicisti intenti ad ascoltarsi attentamente, occhi chiusi nella concentrazione, la tromba illuminata dalle luci di scena, le mani in movimento sulle tastiere, sui tamburi e sulle corde. Nella visione d’insieme del palco, il gruppo è apparso meno come sei musicisti distinti e più come un’unica unità ritmica.
È stato un modo particolarmente appropriato per concludere un’edizione molto significativa del festival.