Nazareno Giusti, Guareschi e la memoria degli IMI

The work of artist, author and journalist Nazareno Giusti returned to the Fondazione Ricci on Saturday afternoon as Barga marked the national day dedicated to the Italian Military Internees of the Second World War.

At the centre of the event was Giusti’s documentary Giovannino Guareschi e Vittorio Vialli Internati Militari Italiani, a work exploring a chapter of wartime history which for many years remained largely outside public discussion.

Introduced by Col. (ret.) Vittorio Lino Biondi, the film approached the story through two men who experienced internment at first hand: writer and journalist Giovannino Guareschi and photographer Vittorio Vialli. Their experiences were recalled through the voices of their families, with contributions from Alberto and Carlotta Guareschi and Bruno and Silvana Vialli.

For Giusti, this was not simply the subject of a single documentary. The life and wartime experience of Guareschi had occupied an important place in his work over a number of years.

Biondi placed the film within the wider and still relatively little-known history of the Italian Military Internees, recalling the extraordinary confusion that followed the armistice of 8 September 1943.

With the Italian military command effectively collapsing and troops left without clear instructions, German forces, already positioned throughout Italy and the territories occupied by Italian forces, rapidly disarmed and captured large numbers of Italian servicemen.

Around 650,000 were subsequently transported to Germany and other parts of the German-controlled territories. Rather than being treated as conventional prisoners of war, they were classified as Italian Military Internees — Internati Militari Italiani (IMI), a status that denied them many of the protections normally associated with prisoners of war.

Biondi described the extremely harsh conditions they faced: hunger, forced labour and exploitation within the German war economy. Some were assigned particularly dangerous work, including dealing with unexploded Allied bombs. Food was severely restricted and many of the men became emaciated.

The internees were also placed under pressure to join the armed forces of Mussolini’s Italian Social Republic. A minority accepted, in some cases simply as a means of escaping captivity and returning to Italy. Some subsequently deserted once they reached Italian territory. The majority refused and remained in captivity.

For Biondi, understanding the chaos of 8 September was essential to understanding what happened to these men. The collapse of the Italian command structure and the lack of clear orders allowed German forces to capture enormous numbers of Italian servicemen in a remarkably short period.

For decades, their experience remained one of the less discussed chapters of Italy’s wartime history — and it was precisely this kind of forgotten history that attracted Nazareno Giusti.

Biondi recalled discussing the subject with him many times and spoke particularly about Giusti’s ability to tell history visually. A single drawing could communicate an entire story through faces, clothes, surroundings and colour.

“You only had to look,” was the essence of Biondi’s description. The drama was already there in the faces of the people.

That ability lies at the heart of Giovannino Guareschi e Vittorio Vialli Internati Militari Italiani. The documentary does more than reconstruct the historical events. Through the experiences of Guareschi and Vialli, it gives a human dimension to the confusion of 8 September, deportation, hunger, forced labour and the difficult choices faced by hundreds of thousands of Italian soldiers.

Biondi concluded by remembering the visual intensity of Giusti’s work and his remarkable ability to make history visible — bringing back into view a story, and the people within it, that for too long had remained in the background.

The event was organised by the Fondazione Ricci in collaboration with G2G, with the patronage of the Comune di Barga, the Barga section of the Istituto Storico Lucchese and Unitre Barga, and with the support of the Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Il lavoro dell’artista, autore e giornalista Nazareno Giusti è tornato alla Fondazione Ricci sabato pomeriggio, in occasione della giornata nazionale dedicata agli Internati Militari Italiani della Seconda guerra mondiale.

Al centro dell’incontro il documentario di Giusti Giovannino Guareschi e Vittorio Vialli Internati Militari Italiani, un’opera dedicata a un capitolo della storia della guerra che per molti anni è rimasto in gran parte ai margini della memoria pubblica.

Introdotto dal Col. (ris.) Vittorio Lino Biondi, il film affrontava questa storia attraverso le vicende di due uomini che vissero in prima persona l’esperienza dell’internamento: lo scrittore e giornalista Giovannino Guareschi e il fotografo Vittorio Vialli. Le loro esperienze venivano rievocate attraverso le testimonianze dei familiari, con gli interventi di Alberto e Carlotta Guareschi e Bruno e Silvana Vialli.

Per Giusti, tuttavia, non si trattava semplicemente del soggetto di un singolo documentario. La figura di Guareschi e la sua esperienza durante la guerra avevano occupato per diversi anni un posto importante nel suo lavoro.

Biondi ha inserito il film nel più ampio contesto, ancora relativamente poco conosciuto, della storia degli Internati Militari Italiani, ricordando la straordinaria confusione che seguì l’armistizio dell’8 settembre 1943.

Con il sostanziale crollo della struttura di comando dell’esercito italiano e i reparti rimasti senza direttive chiare, le forze tedesche, già presenti in Italia e nei territori occupati dalle forze italiane, disarmarono e catturarono rapidamente un gran numero di militari italiani.

Circa 650.000 furono successivamente trasferiti in Germania e in altri territori sotto il controllo tedesco. Invece di essere considerati normali prigionieri di guerra, furono classificati come Internati Militari Italiani (IMI), uno status che li privava di molte delle tutele normalmente riconosciute ai prigionieri di guerra.

Biondi ha descritto le condizioni estremamente dure che dovettero affrontare: fame, lavoro forzato e sfruttamento all’interno dell’economia di guerra tedesca. Ad alcuni furono affidati lavori particolarmente pericolosi, tra cui quello di intervenire sulle bombe alleate inesplose. Le razioni alimentari erano fortemente ridotte e molti degli uomini arrivarono a condizioni di grave denutrizione.

Gli internati subirono inoltre forti pressioni affinché aderissero alle forze armate della Repubblica Sociale Italiana di Mussolini. Una minoranza accettò, in alcuni casi semplicemente come mezzo per sfuggire alla prigionia e riuscire a tornare in Italia. Alcuni, una volta rientrati sul territorio italiano, disertarono. La maggioranza, tuttavia, rifiutò e rimase in prigionia.

Per Biondi, comprendere il caos dell’8 settembre era fondamentale per capire ciò che accadde a questi uomini. Il crollo della struttura di comando italiana e la mancanza di ordini chiari permisero alle forze tedesche di catturare, in un periodo di tempo sorprendentemente breve, un numero enorme di militari italiani.

Per decenni, la loro esperienza è rimasta uno dei capitoli meno raccontati della storia italiana della Seconda guerra mondiale — ed era proprio questo tipo di storia dimenticata ad attirare **Nazareno Giusti**.

Biondi ha ricordato di aver discusso molte volte con lui di questo argomento e ha sottolineato in particolare la capacità di Giusti di raccontare la storia attraverso le immagini. Un singolo disegno poteva raccontare un’intera vicenda attraverso i volti delle persone, gli abiti, gli ambienti e i colori.

«Bastava guardare»: questo, in sostanza, il senso delle parole di Biondi. Il dramma era già lì, nei volti delle persone.

Questa capacità è al centro di Giovannino Guareschi e Vittorio Vialli Internati Militari Italiani. Il documentario non si limita a ricostruire gli avvenimenti storici. Attraverso le esperienze di Guareschi e Vialli, restituisce una dimensione umana alla confusione dell’8 settembre, alla deportazione, alla fame, al lavoro forzato e alle difficili scelte affrontate da centinaia di migliaia di soldati italiani.

Biondi ha concluso ricordando la forza visiva del lavoro di Giusti e la sua straordinaria capacità di rendere visibile la storia, riportando in primo piano una vicenda — e le persone che ne furono protagoniste — rimasta troppo a lungo sullo sfondo.

L’incontro è stato organizzato dalla Fondazione Ricciin collaborazione con G2G, con il patrocinio del Comune di Barga, della sezione di Barga dell’Istituto Storico Lucchese e di Unitre Barga, e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.