Scottish music returns to Barga

Scottish music returns to Barga ahead of the Barga Scottish Festival

The Barga Scottish Festival does not officially begin until tomorrow, but there was already a distinctly Scottish sound in Barga Vecchia this evening.

Outside Da Aristo, a small gathering of musicians brought out the pipes, while a dancer needed little encouragement to turn the street into an impromptu dance floor.

For some of those taking part, this was also a return to a place they had first discovered many years ago through Hamish Moore and his School of Traditional Song, Music and Dance.

The school brought musicians, singers and dancers from Scotland to Barga to study and share traditional Scots and Gaelic culture. Organised through Càirdeas nam Pìobairean, Hamish Moore’s Fellowship of Pipers, it deliberately brought together music, song and dance as interconnected parts of a living tradition rather than treating them as separate disciplines.

Over the years, those visits created friendships and connections with Barga that continued long after the individual schools had finished.

Tonight, some of those connections were visible again.

There was no stage and no formal concert. The musicians simply sat outside with their instruments, the pipes started playing and the dancing followed — the sort of spontaneous moment that has accompanied Scottish visitors to Barga for decades.

It was also an appropriate unofficial prelude to the three-day Barga Scottish Festival, which begins tomorrow with Scottish music, tradition and culture at its centre.

The festival celebrates a much older connection. From the late nineteenth century onwards, generations of people left Barga and the surrounding area in search of work in Britain, with Glasgow and the west of Scotland in particular becoming home to many Barga families.

Some remained in Scotland, others returned, while subsequent generations continued to move between the two countries. The result is a relationship that remains particularly visible in Barga, where Scottish accents, Italian family names and connections stretching across several generations are part of everyday life.

Hamish Moore’s school added another chapter to that relationship by bringing Scottish traditional musicians and dancers to Barga not because of family origins, but through music.

Hamish once described Barga’s contribution to the school as its welcoming people, food and the beauty of a city where chance meetings in the piazzas could inspire a tune or a song.

This evening, outside Da Aristo, that idea was still very much alive.

Tomorrow the festival begins properly. Tonight, the pipes had already arrived.



La musica scozzese torna a Barga alla vigilia del Barga Scottish Festival

Il Barga Scottish Festival non inizierà ufficialmente fino a domani, ma questa sera a Barga Vecchia si respirava già un’atmosfera decisamente scozzese.

Fuori da Da Aristo, un piccolo gruppo di musicisti ha tirato fuori le cornamuse, mentre è bastato davvero poco per convincere una ballerina a trasformare la strada in un’improvvisata pista da ballo.

Per alcuni dei presenti si è trattato anche di un ritorno in un luogo che avevano scoperto molti anni fa grazie a Hamish Moore e alla sua School of Traditional Song, Music and Dance.

La scuola ha portato a Barga musicisti, cantanti e ballerini dalla Scozia per studiare e condividere la cultura tradizionale scozzese e gaelica. Organizzata attraverso Càirdeas nam Pìobairean, la Fellowship of Pipers di Hamish Moore, riuniva volutamente musica, canto e danza come elementi strettamente legati di una tradizione viva, anziché considerarli discipline separate.

Nel corso degli anni, quelle visite hanno creato amicizie e legami con Barga che sono continuati ben oltre la conclusione delle singole edizioni della scuola.

Questa sera alcuni di quei legami erano nuovamente ben visibili.

Non c’era un palco e non c’era un concerto ufficiale. I musicisti si sono semplicemente seduti fuori con i loro strumenti, le cornamuse hanno cominciato a suonare e subito dopo è iniziata la danza: uno di quei momenti spontanei che da decenni accompagnano la presenza degli scozzesi a Barga.

È stato anche un perfetto preludio non ufficiale al Barga Scottish Festival, la manifestazione di tre giorni che inizierà domani mettendo al centro musica, tradizioni e cultura scozzese.

Il festival celebra però un legame molto più antico. Dalla fine dell’Ottocento in poi, generazioni di persone lasciarono Barga e il territorio circostante alla ricerca di lavoro in Gran Bretagna, e la Scozia divenne una delle loro principali destinazioni. Glasgow e la Scozia occidentale, in particolare, divennero la nuova casa di molte famiglie barghigiane.

Alcuni rimasero in Scozia, altri tornarono, mentre le generazioni successive continuarono a muoversi tra i due Paesi. Ne è nato un rapporto che ancora oggi è particolarmente evidente a Barga, dove accenti scozzesi, cognomi italiani e legami familiari che attraversano diverse generazioni fanno ormai parte della vita quotidiana.

La scuola di Hamish Moore ha aggiunto un altro capitolo a questo rapporto, portando a Barga musicisti e ballerini della tradizione scozzese non per le loro origini familiari, ma attraverso la musica.

Hamish descrisse una volta il contributo di Barga alla scuola parlando dell’accoglienza della sua gente, del cibo e della bellezza di una città dove un incontro casuale in una piazza poteva diventare l’ispirazione per una melodia o una canzone.

Questa sera, fuori da Da Aristo, quell’idea era ancora più che mai viva.

Domani il festival inizierà ufficialmente. Questa sera, invece, erano già arrivate le cornamuse.